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Steve Lacy: The Complete Whitey Mitchell Sessions

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Steve Lacy: The Complete Whitey Mitchell Sessions
Per mettere - come sempre, in questi casi - un po' d'ordine, diciamo subito che nessuna delle sedute qui riunite vede Lacy (del resto all'epoca neppure ventiduenne) in veste di leader, né, a dispetto del titolo del CD, a Whitey Mitchell (fratello minore del più noto Red, come lui contrabbassista) si deve più della sessione di mezzo (aprile '56), qui documentata nei dieci brani iniziali. Due mesi prima, nelle matrici che coprono le tracce da 11 a 20, a dirigere le operazioni era stato infatti Tom Stewart, specialista del flicorno tenore (sorta di minuto basso tuba grosso modo equiparabile, come sonorità, al trombone), mentre gli ultimi due brani datano 13 giugno '56 e si devono al sestetto di Joe Puma.

Pur ancora con episodiche reminiscenze trad, ma già con una chiara propensione alle istanze cool-californiane (in particolare proprio nei brani a nome di Mitchell, i cui arrangiamenti si devono del resto a Neal Hefti), ciò che conta è che si tratta delle prime incisioni di Lacy di stampo "modernista" (precedute, nel '54, da un paio di sedute a fianco del trombettista Dick Sutton). Ed è impressionante come il giovanotto sfoggi già il proprio suono, la propria personalità, il proprio incedere dritto come un fuso (e come del resto quello stesso sax soprano che scelse a titolo esclusivo quando la cosa era del tutto inaudita), il progredire olimpico, lieve, come a pelo d'acqua, la stringente coerenza intestina di ogni frase, ogni nota. Un artista nato adulto, come si suol dire, che non a caso è chiamato alla ribalta ovunque, sia negli obbligati, a cui fornisce un profilo timbrico del tutto inusuale, che in fase solistica.

Con più o meno ampia generosità, ci viene poi offerta l'opportunità di cogliere all'opera, oltre a quelli citati, musicisti del calibro di Al Levitt, tristaniano DOC, Herbie Mann, protagonista fra i maggiori di questa stagione del jazz, e ancora Dave McKenna, Osie Johnson, ecc. Ma se il livello della musica viaggia ovunque dal buono in su, è ovviamente come documento che questo CD diventa assolutamente imperdibile. Appena dopo la seduta con Joe Puma, nel settembre '56, Steve Lacy sarebbe passato alla corte di Cecil Taylor. E sarebbe iniziata tutta un'altra storia.

Track Listing

01. It Could Happen to You; 02. Lover Man; 03. Strike Up the Band; 04. I Let a Song Go Out of My Heart; 05. Once in a While; 06. Young Lesley; 07. You Stepped Out of a Dream; 08. Over the Rainbow; 09. Perdido; 10. Why Don't You Take Up the Picolo?; 11. Rosetta; 12. Gee Baby, Ain't I Good to You; 13. Out of Nowhere; 14. My Heart Is a Hobo; 15. Fidgety Feet; 16. Potatoes; 17. Let's Get Lost; 18. Spain; 19. Things I Love; 20. Some of These Days; 21. Give Me the Simple Life; 22. Indian Blanket.

Personnel

Tom Stewart (flicorno tenore); Steve Lacy (sax soprano); Whitey Mitchell (contrabbasso); Joe Puma (chitarra) agg. in 01÷10 e 17÷22; Don Stratton (tromba) agg. in 01÷10; Osie Johnson (batteria) agg. in 01÷10; Al Levitt (batteria) agg. in 11÷17; Dave McKenna (piano) agg. in 11÷16; Herbie Mann (flauto alto, sax tenore) agg. in 17÷22; Bill Bradley (batteria) agg. in 18÷20; Herb Wasserman (batteria) agg. in 21÷22.

Album information

Title: The Complete Whitey Mitchell Sessions | Year Released: 2011

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