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Suoni cercati per strade perdute: Eskelin e Friedlander "On the Road"
In questo senso i nuovi media tecnologici rappresentano una risorsa fondamentale. Basti pensare al modo in cui la possibilità di gestire un proprio sito internet abbia influito sul grado di diffusione del pensiero e della musica: informazioni alla fonte, aggiornamenti e feedback immediati, contatti diretti col pubblico e con tutti gli operatori coinvolti.
E quando l'innovazione tecnologica si salda con la ragione di profitto e la democratizzazione su base economica della possibilità d'accesso, ecco che spuntano nuove modalità per veicolare la propria esperienza musicale. Com'è il caso di questi DVD autoprodotti da due musicisti provenienti più o meno dallo stesso ambito di ricerca musicale e guarda caso costruiti attorno alla stessa idea: offrire la possibilità di partecipare virtualmente ad un tour, seguendo le performance susseguitesi nelle diverse località ma soprattutto curiosando nella vita del musicista 'sulla strada' tra una tappa e l'altra.
Oltre che dagli intenti e dalla forma, le due video-cronache sono accomunate anche dalla modestia delle modalità di realizzazione che evidentemente non potevano e neppure volevano orientarsi ad un prodotto raffinato e ricercato: la ricerca è tutta compres(s)a nella musica e non v'è probabilmente motivo di raffinare l'esperienza di un viaggio - fisico e musicale - che s'intendeva comunicare così com'è stato vissuto: grezzo, diretto, scarsamente editato.
Ellery Eskelin - Andrea Parkins - Jim Black On the Road with Prime Source (2004) Valutazione: 2,5 stelle
Ed è proprio ad uno stile di ripresa da vacanziero che è possibile accostare l'On the Road di Ellery Eskelin, una riduzione da 25 a circa un'ora di girato che offre uno scorcio del tour europeo che nella primavera del 2003 ha impegnato il sassofonista insieme ad Andrea Parkins e Jim Black.
L'occasione di vedere all'opera uno dei gruppi più interessanti - e ancora non adeguatamente riconosciuti dell'ultimo decennio - è indubbiamente allettante. Non fosse per la musica basterebbe la possibilità di collegare l'incedere scomposto della batteria agli effettivi movimenti di Jim Black dietro ad essa a rendere il documento degno di visione.
Tuttavia, pare che il turista americano abbia avuto la meglio sul musicista creativo in fase di autopromozione, di modo che la fruizione prettamente musicale del DVD non gratifica appieno.
A labile filo conduttore del video sono poste le esibizioni in solitaria dei tre musicisti in occasione del Festival 'Les 100 Ciels' di Nancy; chiaramente tra i momenti più alti dell'intera produzione.
Se Eskelin e Black non fanno che confermare in pieno la propria cifra e la propria levatura - il primo con un furioso e incontenibile amalgama di note fitto di bruciature che si stempera poi placidamente in un sospiro, il secondo con una delle sue lectio magistralis di giochi intersecantisi tra forma e dintorni, tra pulsazione massiccia e infinite derive particellari - è il solo di Andrea Parkins, la meno in vista dei tre, a conquistare maggiormente l'attenzione per il modo discreto con cui, a partire dal campionamento della propria fisarmonica riesce a costruire un allucinata architettura industriale. Ascoltare il trio scomposto e osservarne le singole performance consente di penetrare un poco di più le alchimie del gruppo e di intuire analiticamente quali apporti offrano i tre allo sviluppo della musica.
Per il resto ciò che viene presentato dal punto di vista musicale è una sequenza di prove e/o esibizioni del gruppo in alcuni dei club europei visitati: il Vortex a Londra, il Duc des Lombards a Parigi (ospite Jessica Constable), e poi la Germania, la Polonia... Si tratta però di spezzoni, brani parziali, talvolta tagliati proprio quando l'atmosfera cominciava a scaldarsi. Perché al turista non importa la completezza, il turista è indifferente all'idea di integrità, ciò che conta è portarsi a casa un souvenir, un'idea seppur minima che gli ricordi che là c'è stato. Uno sbocconcellamento che rende poco la complessità della musica di Eskelin e del trio.
A colmare il DVD è allora un campionario vario di siparietti da 'musicista in vacanza'. Leggeri, colorati, spesso divertenti, mostrano i musicisti in fase di relax o tediati dai lunghi spostamenti, alle prese con l'attrezzatura o in attesa dell'ennesimo treno.
Tra le oscure elucubrazioni di Jim Black sul fatto che in tour tutto è sempre identico, le sortite cabarettistiche di Eskelin e qualche incontro con personaggi che non è dato capire perché si siano meritati l'accesso all'immortalità digitale, il video scorre senza far troppa presa com'è tradizione per ogni filmino mostrato in famiglia di ritorno da un viaggio, con le sue brave inquadrature malferme e parte di girato che non è possibile non attribuire al semplice fatto che la videocamera fosse semplicemente accesa. Unico guizzo di fantasia un montaggio di 'It's a Samba' che rincorre il gruppo sulle stesse note ma nelle diverse location sparse per l'Europa.
Una strategia da rivedere.
Erik Friedlander Vanishing Point - A Road Journal Arconomics (2005) Valutazione: 3,5 stelle
Fu proprio Eskelin a raccontarmi anni fa di quanto sia diverso organizzare e affrontare tour negli Stati Uniti e in Europa: diverse le distanze, diversa l'accoglienza, diverse le complicazioni...
Se poi nel suo DVD tutto l'amore dichiarato per i tour europei non risulta più che tanto evidente, il video realizzato da Erik Friedlander trasmette invece in maniera assolutamente convincente le perplessità espresse a suo tempo sul travaglio dell'andare in tour in America.
Le immagini di Friedlander, girate durante il tour in solitaria del 2004 tra Stati Uniti e Canada, ci restituiscono difatti un'idea di inaspettata desolazione del musicista on the road, sostenute in questo dalla loro modesta qualità, come solo un digitale amatoriale può rendere: colori innaturalmente saturi, privi della profondità e delle sfumature che li renderebbero credibili; un editing ridotto all'osso, con qualche viraggio anonimo; inquadrature rozze e forse proprio per questo efficaci nel dar vita ad un documentario agile e sbrigativo centrato sì sulla mera documentazione del viaggio, ma questa volta anche e soprattutto sulla musica.
Quasi completamente privo di un commento verbale - se non per qualche battuta incomprensibile di sottofondo e qualche malinconico frammento indirizzato alla camera - Vanishing Point è generoso proprio là dove il DVD di Eskelin risulta in parte deludente: nel presentare la musica, nel mostrare il musicista impegnato nel generarla.
Attraverso i filmati ci viene trasmesso intatto tutto il virtuosismo di Friedlander, estremo ma mai radicale, sempre sostenuto da un'idea precisa, da un colore e un calore di fondo che rende la sua improvvisazione - per quanto a tratti mirabilmente astratta - consistente e di presa immediata.
Di tanto in tanto le inquadrature si svincolano dalla loro rigida vacua fissità per osare un avvicinamento bergmaniano al violoncello e alle mani freneticamente affaccendate su di esso. Sono i momenti in cui al godimento dell'ascolto si somma lo sbalordimento per tutte quelle tecniche esecutive eterodosse che Friedlander ha affinato nel tempo e vanno a costruire il suo personalissimo linguaggio.
La musica in sé risulta come sempre preziosa. Ispirata. Costantemente mutevole. Perennemente in bilico sul filo che corre tra ispirato classicismo e sperimentalismo illuminato. Poco importa poi se sia suonata di fronte a un pubblico che possiamo solo intuire (quasi mai viene inquadrato, il musicista è irrimediabilmente solo col suo strumento e la sua musica), nella stanza di un anonimo albergo di fronte ad una partita di basket in tv, o negli studi di una radio losangelina.
Questo DVD è una testimonianza importante per chi intende approfondire o avvicinare un musicista di valore, con delle idee da far circolare, soprattutto in un contesto di non facile accesso come l'esibizione in solo, documentata su disco nello strabiliante Maldoror.
Il titolo poi - guarda caso lo stesso di un disco hatHUT a nome di Ellery Eskelin cui partecipava anche il violoncellista - rende bene il senso del viaggio che scorre sullo schermo. Vanishing Point perché tutto scompare: la strada, il viaggio stesso, i luoghi, gli stessi Stati Uniti, le canzoni alla radio, le location anonime, spoglie o al contrario incomprensibilmente ingombre... tutto sfuma, svapora e si confonde in un unico labirintico indifferente non-luogo. Rimangono - unici punti fermi - la musica, il violoncello, il musicista. Tutto il resto è dolente desolante ma inevitabile occorrenza in vista della musica, inghiottita da Friedlander - come nella sequenza lynchiana del backstage della Jazz House di Oakland - con rassegnato ardore.
L'ultima immagine. Una lentissima dissolvenza al buio di uno sgranato bianco e nero in cui, riparandosi gli occhi con le mani dalla luce dei riflettori puntati, il musicista scruta dal palco l'oscurità di fronte a sé, dove tutto è già svanito prima ancora di essere incontrato.
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