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Nel corso del tempo...
Danny Weis
Danny Weis
Marshmellow Records
(2007)
L’album Danny Weis è l’opera prima omonima di un chitarrista che ha percorso una lunga strada, nel corso del tempo. Infatti un giovanissimo Danny Weis fondò nel lontano 1963 il gruppo Iron Butterfly, registrò con loro il primo album, intitolato Heavy e abbandonò immediatamente il gruppo, perdendosi il grande successo arrivato poco dopo con il celeberrimo brano "In-A-Gadda-Da-Vida", vero e proprio tour de force del rock psichedelico, basato sull’uso di un riff semplice e facilmente memorabile. Altrettanto importante è la sua partecipazione al gruppo Rhinoceros, una band piuttosto dimenticata che invece ebbe grande importanza alla fine degli anni sessanta, per l’ottima padronanza strumentale e per scelte, all’epoca piuttosto anomale, che li spingevano a ignorare i confini del rock per guardare dentro all’universo del jazz, pur rimanendo decisamente poco oltre la soglia. In questo recente primo album a suo nome il chitarrista sembra voler proseguire proprio quell’avventura, partendo dal blues come stilema di base per proseguire miscelando sapientemente rock, funky e rhythm and blues con una spruzzatina di jazz morbido e solare che riesce a fondere con gusto gli elementi che compongono la ricetta. Da quegli anni lontani ripesca il celebre brano “Apricot Brandy”, un paio di evergreen (“East Of The Sun” e “Somewhere Over The Rainbow”) e aggiunge una dozzina di brani originali. Ne viene fuori una musica piacevole e fluida, ben eseguita e sapientemente confezionata. Un suono che ricorda certe cose degli Steely Dan e la loro inarrivabile souplesse ritmica.
Hubert Dorigatti Trio
Diary
Central Station Music
(2007)
Diary del trio di Hubert Dorigatti è un album raffinato che rispolvera la tradizione jazzistica del trio chitarra-basso-batteria con una visione europea crepuscolare che sembra più guardare verso l’area mittel-europea che non verso la solarità latina. Il leader è bolzanino ma la sua formazione artistica è legata all’Austria e non a caso in questo bel lavoro si avvale anche della partecipazione, in qualità di ospite, del bassista acustico Peter Herbert, uno dei migliori interpreti continentali dello strumento. Non mancano delicate filigrane di ispirazione quasi classica, ma la dorsale ritmica affidata al batterista Pater Paul Hofmann e al bassista elettrico David Punz è sempre ben calibrata e centrale nello svolgersi della trama. I dodici brani presentati in questo album sono composizioni originali scritte dallo stesso Dorigatti e sono ispirati e dedicati alla piccola Paula nata due anni fa. Questo album, non a caso intitolato Diary, vuole per l’appunto essere una sorta di quaderno di viaggio che racchiude le sensazioni e le emozioni che una nuova vita porta sempre con se. Speriamo che Hubert sia un bravo papà e che Paula sia una perfetta cittadina di quel mondo migliore che tutti auspichiamo e che ogni tanto cerca timidamente di mettere fuori la testa.
Moreno D’Onofrio - Ivano Sabatini
Laverne Walk
Music Center
(2007)
Laverne Walk del duo Moreno D’Onofrio-Ivano Sabatini è un bell'album che ripercorre la tradizione dei lavori del chitarrista Jim Hall con Ron Carter o con Red Mitchell. Lavori in duo che hanno rappresentato una delle punte più raffinate del jazz cameristico dagli anni sessanta ad oggi. Il dialogo fra le delicate trame di una chitarra elettrica raffinata (suonata con l’amplificatore al minimo e con i timbri bassi in bella evidenza) e il bel suono legnoso del contrabbasso è una esperienza che raramente delude. E anche in questo caso ci troviamo di fronte ad otto brani molto ben eseguiti, con scelte molto interessanti in sede di arrangiamento e atmosfere piene di chiaroscuro. I due musicisti sono nel pieno della loro maturità artistica e non si lasciano scappare questa opportunità. Il repertorio comprende sette standard d’oltreoceano ai quali si aggiunge la preziosa “Encore” di Antonio Faraò. Spiccano in particolar modo l’iniziale “Telephone” di Ron Carter e la deliziosa “Come Rain or Come Shine”, un brano che sembra scritto apposta per i chitarristi.
Lorenzo Fontana
Groove, Ballads & Blues
Splasc(H) Records
(2007)
Groove, Ballads & Blues del trio Bassless di Lorenzo Fontana, è un lavoro pieno di emozione che trascende ampiamente gli elementi di base, che compaiono nel titolo dell’album, per approdare ad una musica che lavora negli interstizi del tempo e del timbro, alla ricerca di una vena espressiva che risulta essere ben solida e puntuale. La dimensione dell’incedere è spesso legata ad una visione minimale della struttura complessiva e le atmosfere sono per lo più rarefatte e delicate, giocate sui toni sovrapposti con grazia, senza slabbrature feroci e senza schizzi di materia. Non mancano ovviamente momenti torridi nei quali la voce del sax si irrobustisce e funziona come un punto di riferimento trascinante. Il leader Lorenzo Fontana alterna sax tenore e flauto e intreccia le sue divagazioni con le linee precise della chitarra e con le brume rigogliose delle manipolazioni elettroniche di Matteo Marcucci, lasciando libero sullo sfondo il commento ritmico della batteria di Carlo Battisti. I brani sono tutti di Fontana con l’eccezione di una bella rilettura di “Beatrice” di Sam Rivers, uno degli ispiratori più cari al gruppo.
Koan Quartet
Koan Quartet
Splasc(H) Records
(2007)
Koan Quartet è il primo lavoro del gruppo omonimo che ha preso forma a Benevento per poi muoversi a livello nazionale con concerti e partecipazioni di rilievo. Un quartetto che lavora con efficacia e competenza in un contesto di jazz elettrico moderno e aggressivo che ha il coraggio di buttare in avanti il cuore per superare ogni ostacolo. Il sound è decisamente urbano e denso di funkyness, con la chitarra del bravo Giovanni Francesca sempre pronta a prendersi lo spazio centrale nelle scorribande solistiche, ben sostenuta dalle tastiere di Gianluca Grasso, dal basso di Dario Miranda e dalla batteria di Aldo Galasso. In un paio di brani si aggiungono la tromba ben calibrata di Chuck Findley e il sax grintoso di Luciano Ciaramella. Le otto composizioni sono divise equamente fra chitarrista e bassista e sono veicoli ben confezionati per far viaggiare in avanti, senza paure, il suono del gruppo: molto compatto, ben strutturato, sempre in bilico fra le suggestioni del jazz elettrico e l’energia del rock solare.
Franz Hellmüller - Peter Zihlmann
Twilight Conversations
Altrisuoni
(2007)
Twilight Conversations è un album del duo composto dal chitarrista Franz Hellmüller e dal pianista Peter Zihlmann. I due musicisti non possono esimersi dal ripercorrere strade rese celebri da Bill Evans e Jim Hall e lo fanno con bella freschezza e con coraggio. Il repertorio non comprende standard, come si sarebbe potuto immaginare, ma solo composizioni originali scritte per la quasi totalità dal pianista che lascia al compagno di strada le sole “Unterwegs” e “Thea”. L’atmosfera è crepuscolare e intimista e i due musicisti dialogano in maniera molto libera, con passione e con una consistente ispirazione, senza cercare mai di prendere il sopravvento uno sull’altro. Si potrebbe immaginare questo lavoro come una serie di conversazioni senza parole, al lume di candela, con la luce gialla e fioca che accarezza il suono, le linee melodiche che si intersecano, alternando il vicendevole supporto armonico e dilatando le rispettive voci attraverso le riflessioni morbide che si moltiplicano nella nebbiolina, come in uno specchio semi-appannato dalle incrostazioni del tempo.
Hellmüller - Renold - Sisera
Somewhere in May
Altrisuoni
(2007)
Somewhere in May è firmato dal trio Hellmüller-Renold-Sisera ed è assolutamente complementare all’album precedente. In questo caso la chitarra di Franz Hellmüller si trova a condividere la scena con il contrabbasso preciso ed efficace di Luca Sisera e con la batteria nervosa e stimolante di Tony Renold. I tre giovani musicisti esplorano, con grande competenza e rigogliosa fantasia, l’universo del jazz moderno attraverso questa formula del trio chitarra-basso-batteria che ci ha già lasciato parecchi capolavori. Opere preziose che spesso hanno visto presente e protagonista il chitarrista Jim Hall, non a caso il vero nume tutelare della chitarra jazz moderna. L’album è stato registrato dal vivo a Lucerna il primo giorno di maggio del 2006 in un locale che si chiama Vasco Da Gama. Il repertorio comprende brani originali firmati dal chitarrista, un brano a firma collettiva, lo standard “How Deep Is the Ocean”, la meravigliosa composizione modale “Blue in Green” di Bill Evans e quella “Exit Music” dei Radiohead che sembra aver colpito la fantasia dei jazzisti contemporanei.
Isbin - Gauthier - Walton
Venice Suite
Jazzhalo
(2007)
Venice Suite è un bel album del trio costituito dal chitarrista acustico belga Gilbert Isbin, dal violinista svizzero-americano Jeff Gauthier e dal bassista americano Scott Walton (che si esibisce qui anche al pianoforte). Rispetto alle precedenti proposte lo scenario è decisamente più orientato verso la musica classica. Il lavoro è strutturato in maniera molto ordinata. Si parte con tre brani scritti da Isbin che presentano in qualche modo lo spirito di questo trio carico di suggestioni e lontani echi europei. Poi si passa alla “The Venice Suite” che dà il titolo all’album. È un lavoro in tre parti, pieno di delicati colori pastellati in chiaroscuro, con il piano di Walton pronto a legare assieme le filigrane arabescate che scaturiscono dalla chitarra e dal violino, svolazzando nell’aria senza mai fermarsi. Seguono ancora tre brani e una nuova suite intitolata “The Brugge Suite” in onore della città belga che ha visto Jeff Gauthier e Gilbert Isbin incontrarsi per la prima volta agli inizi di ottobre del 2003. In questo caso nei tre movimenti della suite troviamo impegnati solo il chitarrista e il violinista e l’atmosfera è ancora più cameristica e rarefatta. A chiudere l’album troviamo quattro brani ancora in trio. L’ultimo di questi brani è la bella “River Man” di Nick Drake, una interessante rilettura crepuscolare e ipnotica che chiude in bellezza questo album carico di magiche interconnessioni.
Ar Men Trio
Vol. 01
Artesuono
(2007)
Vol. 01 è il semplicissimo titolo dell’Ar Men Trio, un gruppo italiano composto dal chitarrista acustico Roberto Gemo, dal bassista acustico Alessandro Fedrigo e dal batterista-percussionista Carlo Alberto Canevali. Le undici composizioni che compongono l’album sono tutte accreditate a Roberto Gemo che si conferma anche all’ascolto come il vero e proprio leader di questo bel progetto che scaturisce dal nord-est italiano. La musica che ascoltiamo è decisamente trasversale, poco agganciata alle correnti mainstream, profumata di curiosità e di globalità, organica e ben strutturata, con i ruoli che si interscambiano senza sosta. Una musica del mondo che si ciba di poesia e di normalità. Il loro riferimento sembra essere più alla costante bellezza delle onde del mare che non ai ritmi incalzanti della giungla urbana, più allo scorrere apparentemente immutabile del tempo che non ai salti schizofrenici del jetlag. Con la convinzione intima che il segreto della vita possa essere individuato proprio nelle pieghe nascoste delle cose semplici e basilari che ci circondano e che spesso non sappiamo vedere.
SHaK
SHaK
Slam Productions
(2007)
SHaK è il titolo dell’album firmato da un trio che si fregia dello stesso nome e che è composto dal chitarrista Esmond Selwyn, dal saxofonista George Haslam e dal bassista Steve Kershaw. I tre affrontano con competenza un repertorio molto variegato che li vede alle prese con molti standard e un solo originale firmato da saxofonista. Passiamo dalla “Yardbird Suite” di Charlie Parker a “Blue Monk” di Thelonious Monk, senza scordare “My Romance”, “Over The Rainbow”, “Alfie”, “Stella by Starlight”, “Polka Dots and Moonbeams” e così via. Il sax baritono di Haslam sembra essere l’elemento centrale e più caratterizzante, con la sua profondità timbrica sempre ben in evidenza. I due compagni lo circondano di idee e di supporto e non si lasciano mancare escursioni solistiche ben calibrate. Il mondo di riferimento sembra essere quello degli anni cinquanta e sessanta, senza troppa voglia di scossoni e di salti in avanti, anche se non manca qualche ammiccamento alla scena contemporanea. Un delizioso profumo retrò che si ciba di ritmo e di improvvisazione, secondo l’antica ricetta che sta alla base del jazz.
Quarteto Brasil
Bossa Nova/Delicado
Kind of Blue Records
(2007)
Bossa Nova/Delicado del Quarteto Brasil è un bel lavoro che propone una bella miscela fra jazz e musica brasiliana. Il saxofonista Zé Canuto, il pianista Cristovão Bastos, il bassista Bororó, il batterista Jurim Moreira e l’ospite percussionista Marçalzinho compongono una band molto coesa e competente, perfettamente in grado di esplorare questa miscela di stili che ha cittadinanza nel mondo della musica moderna da una cinquantina d’anni. Il repertorio è principalmente composto da brani originali scritti dal pianista ma non mancano alcuni omaggi ad un paio di compositori brasiliani e a Dave Brubeck con la sua “Bossa Nova USA”. L’interpretazione del quartetto è sempre ben calibrata, mai invadente, a conferma che la delicatezza che compare nel titolo è la vera la chiave stilistica prescelta. La malinconia lieve che caratterizza spesso la buona musica brasiliana è presente in abbondanza ma non va mai a discapito della freschezza ritmica e non si lascia dilatare in aree troppo impalpabili e dolciastre.
Gordon Beck
Appleby Blues
Art of Life Records
(2007)
Appleby Blues del pianista inglese Gordon Beck è un bel album di un artista che è sempre stato fra i migliori interpreti continentali dello strumento. Lo ricordiamo protagonista della giovane scena inglese verso la seconda metà degli anni sessanta e poi alla corte di Phil Woods in quella bellissima formazione denominata 'European Rhythm Machine' che fu uno dei primi segnali concreti di conferma da parte dei migliori jazzisti d’oltreoceano della raggiunta competenza da parte dei migliori esponenti del nostro continente. In questo album troviamo Gordon Beck impegnato in trio, con Jeremy Brown al contrabbasso e Tony Levin alla batteria, alle prese con un repertorio fatto principalmente di standards (fra gli altri “Solar”, “Gone With The Wind”, “California Here I Come”) ma anche di brani originali fra i quali spicca la sua rilettura di un celebre standard intitolata ironicamente “With a Heart In My Song”. Il riferimento costante per Gordon Beck e per i suoi due bravi compagni di strada è allo splendido lavoro del trio classico di Bill Evans e ogni occasione è buona per confermarlo. La registrazione è stata effettuata dal vivo in un festival che si teneva nella campagna inglese nell’estate del 2005. L’ottima qualità della presa del suono è asservita ad una eccellente performance da un punto di vista artistico e il non più giovane pianista si conferma autorevole rappresentante, seppure un po’ defilato, del jazz europeo.
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