Home » Articoli » Multiple Reviews » Musiche dal nuovo mondo

1

Musiche dal nuovo mondo

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

View read count
Cos’è il nuovo mondo se non una reincarnazione delle cose che ci stanno accanto da sempre? Una reincarnazione che si struttura con regole nuove, con sovrapposizioni impensate, con delicati equilibri che prima vanno a farsi benedire e poi si riformano in maniera diversa. Panta Rei, tutto scorre. Vale la pena segnalare che queste impressioni sono state scritte durante un breve soggiorno a Rio De Janeiro. La Cidade Maravilhosa. Che sia questo il nuovo mondo? Speriamo proprio di si

Ahleuchatistas

Even in the Midst...

Cuneiform Records

(2008 - distr. IRD)

Even in the Midst... del trio statunitense Ahleuchatistas è un bel lavoro carico di fughe in avanti che vede impegnati Shane Perlowin alla chitarra elettrica, Derek Poteat al basso e Sean Dail alla batteria. I tre provengono dal North Carolina e si ispirano al rock progressivo degli anni settanta, aggiungendo una vena particolarmente radicale ed irriverente che li porta ad affrontare scenari molto liberi che guardano con curiosità verso le spiagge del free jazz.

Le incursioni nei territori della dissonanza non li spaventano affatto e i nostri tre temerari vengono fuori, senza rompersi le ossa, dalla centrifuga multicolorata della destrutturazione musicale. Questo è il loro terzo album in cinque anni di attività e passano per l’occasione a Cuneiform, dopo che il loro secondo lavoro (pubblicato inizialmente dalla poco nota NFI nel 2004) è stato ripubblicato nel febbraio 2008 dalla Tzadik di John Zorn nella prestigiosa Composer Series.

Babayoga

Stop That Jazz!

Gas Tone Records

(2008)

Stop That Jazz! del gruppo Babayoga vede scendere in campo il noto critico musicale Gianfranco Salvatore per un progetto che parte da Miles Davis e arriva, dopo mille peripezie, alle porte dell’estremo Oriente. A fianco di Salvatore (che si muove senza tregua fra tastiere, chitarre e strumenti che arrivano dalle tradizioni etniche indiane e greche) troviamo il tastierista Danilo Cherni che sa utilizzare molto bene le infinite risorse del sampling e del looping. Entrambi utilizzano anche la voce che diventa uno strumento aggiuntivo da mischiare con gli altri colori piuttosto che un elemento attorno al quale focalizzare l’attenzione.

Questo è il loro quarto lavoro ed è stato registrato dal vivo a Roccella Jonica in quintetto, aggiungendo alla formazione base in duo il saxofonista Daniele Tittarelli, il bassista Adriano Lo Giudice e il batterista Arnaldo Vacca. Non mancano ospiti di prestigio quali Xavier Girotto al sax soprano, Cesare Dell'Anna alla tromba e Said Tibari al violino e alla voce.

Ferran Fages

Cançons per a un lent retard

Etude Records

(2008)

Cançons per a un lent retard del chitarrista catalano Ferran Fages, è il secondo album di un artista d’avanguardia che utilizza la chitarra acustica come estensione della sua voglia di esprimere le tensioni e le contraddizioni della vita e della società. E di sicuro gli spunti non gli mancano, vista la turbolenza estrema dei nostri giorni. In questo caso l’elemento di forte ispirazione poetica è costituito dalla morte del padre, un evento personale che evidentemente ha lasciato un segno profondo (e come potrebbe non essere così?) nell’anima di Fages. Ma di sicuro attorno a questo momento personale e allo stesso tempo universale si consolidano osservazioni legate alla vita di tutti i giorni e alle profonde contraddizioni che ne emergono. Le riflessioni di Ferran Fages sembrano solidificarsi in modo quasi materico sulle corde basse del suo strumento. Corde strusciate, percosse, grattate, raschiate. A volte persino scarnificate, come se all’interno della corda stessa, con le sue stratificazioni di metalli attorcigliati, si nascondesse l’anima dell’esecutore.

Planeta Imaginario

Biomasa

Cuneiform Records

(2008)

Biomasa del gruppo spagnolo Planeta Imaginario (pubblicato da Cuneiform) è un lavoro affascinante, carico di suggestioni e di stimoli. Un lavoro impegnato e intrigante che sottolinea con passione, sin dal titolo, le contraddizioni e le stratificazioni del nostro pianeta. Il riferimento musicale è quello del rock progressivo che si stempera in fraseggi a volte jazzistici, a volte semplicemente attorcigliati dietro a riff e frasi sincopate che poggiano su ritmi dispari e inconsueti. Il gruppo è composto da otto musicisti ed è qui al suo secondo album, il primo ad essere pubblicato fuori dalla Spagna. L’utilizzo dei fiati ricorda a volte i Chicago prima maniera anche se poi la ritmica, la chitarra e le tastiere spostano il tiro più dalle parti dei progetti latini di Chick Corea e in generale questo progetto mostra precise affiliazioni con i gruppi inglesi legati inizialmente a Canterbury. L’affiatamento degli otto musicisti spagnoli è ottimo (il gruppo è stato fondato a Barcellona nel 1999) e la registrazione è eccellente. Gli arrangiamenti sono molto ben congeniati e l’album scorre via piacevolmente, pieno di bella energia.

Todd Isler

Soul Drums

Autoprodotto

(2008)

Soul Drums di Todd Isler è un album che mischia sapientemente i ritmi del mondo, saltando a piè pari dal Brasile all’India, dall’Africa al Nuovo Mondo. Jenny Hill, Allen Won e Billy Drewes ai saxofoni, Kip Reed e Tom Hubbard ai bassi (elettrico ed acustico rispettivamente), Ian James MacDonald e Adam Morrison al pianoforte e infine David Phelps alla chitarra fanno da compagni di strada per la scansione che arriva dai tamburi e dalle percussioni di Isler, dilatando nello spazio una musica che scorre pigramente, senza eccessivo mordente. Forse servirebbe una messa a fuoco più accurata, una concentrazione più decisa. Invece le sezioni più interessanti risultano essere quelle che vedono la ritmica avanzare in perfetta solitudine, alla ricerca di sonorità originali. Le cose sembrano funzionare meglio nella versione piuttosto originale di “Badia”, scritta da Joe Zawinul per i suoi Weather Report. L’incedere si fa più deciso, il bel tema emerge con tutta la sua magia, l’amalgama è più intenso. Il resto è meno memorabile, anche se qua e là alcune scaglie di luce vengono fuori dalle nuvole color ardesia.

Chris Jentsch

Brooklyn Suite

Fleur De Son Records

(2008)

Brooklyn Suite del chitarrista Chris Jentsch è un ottimo album che vede il quasi cinquantenne musicista americano fronteggiare con profitto una big band composta da 16 musicisti non troppo noti (anche se ci sono alcuni volti ben conosciuti come Andy Laster, John O’Gallagher, Laurie Frink e Alan Ferber) che dimostrano di essere molto ben affiatati e diretti. I mille colori dell’orchestra si susseguono senza soluzione di continuità e la chitarra elettrica di Jentsch si prende lo spazio per le uscite solistiche senza mai esagerare, mettendo in campo una sensibilità notevole che mischia sapientemente il fraseggio jazzistico con l’attacco da rocker collaudato. Spesso ad occupare il proscenio sono i fiati, impegnati singolarmente o a più voci, bravi a dare corpo agli arrangiamenti sontuosi che richiamano a volte Gil Evans o la sua allieva Maria Schneider, certamente l’arrangiatrice che meglio ha saputo partire dalla lezione del grande canadese per consolidare un progetto meraviglioso che oggi occupa un ruolo centrale nel panorama delle big band. Questo lavoro di Chris Jentsch è stato registrato dal vivo e ha avuto origine da un ‘grant’ messo a disposizione dall’American Composers Forum e dalla Jerome Foundation. Soldi spesi molto bene.

Michael Vlatkovich

ALiveBUQUERQUE

pfMENTUM

(2008)

ALiveBUQUERQUE del trombonista Michael Vlatkovich è un ottimo disco in quartetto che, come segnala creativamente il titolo, è stato registrato dal vivo nella città di Albuquerque, nel Nuovo Messico. Come quel territorio reso celebre dai film americani, anche la musica è decisamente di confine e i quattro intrepidi musicisti (Christopher Garcia alla batteria e alle percussioni, Jonathan Golove al violoncello elettrificato, David Mott al sax baritono e il leader Michael Vlatkovich, al trombone e alle percussioni) sembrano dei fuggitivi alla ricerca di un nuovo punto di equilibrio fra le lande sconfinate dominate dai cactus e dal Rio Grande.

Michael Vlatkovich è nato a Saint Louis, nel Missouri, ma si è trasferito nella West Coast sin dal 1973 ed è particolarmente attivo nell’area di Los Angeles. Come trombonista è sicuramente uno dei migliori della sua generazione e le sue doti di strumentista di grande valore sono confermate anche in area compositiva e organizzativa. Questo quartetto dalla strumentazione inconsueta mette in campo un senso dell’avventura davvero ammirevole, con assoli che sono sempre ben ritagliati nel lavoro dell’ensemble ma che allo stesso tempo si affacciano sul davanzale della vita per cercare nuovi spazi in cui scappare via.

Jim Connolly and the Gove County String Quartet

Jim Connolly and the Gove County String Quartet

pfMENTUM

(2008)

Jim Connolly and the Gove County String Quartet (pubblicato da pfMENTUM) è un album austero che vede impegnato un bel quartetto d’archi guidato dal contrabbassista Jim Connolly. Sono con lui le violiniste Sally Barr e Laura Hackstein e la suonatrice di viola Kirsten Monke. L’approccio è decisamente classicheggiante anche se fa capolino una versione ariosa di “Across the Universe” dei Beatles che innesca bei ricordi e lascia una buona sensazione che accarezza il resto del lavoro.

I riferimenti sembrano essere comunque più da ricercare fra i compositori del novecento classico che non fra le brume di Liverpool. Diciamo che Bela Bartok, Charles Ives, Aaron Copland e Samuel Barber sembrano più vicini a questa musica di quanto non possano esserlo Lennon e McCartney. Ma tutta la musica americana tradizionale sembra riflettersi e specchiarsi in queste undici composizioni che si intrecciano fra di loro come in una lunga suite. Un pizzico di country si fonde con sequenze di puro minimalismo, una romantica serenata sotto le stelle lascia spazio al serialismo di matrice europea, per poi sfociare in cadenze che sembrano uscire dai lavori per il cinema a cartoni animati di Carl Stalling. Il tutto senza mai perdere di vista il senso di unitarietà che caratterizza positivamente questo album.

Jim Connolly and the Gove County Philharmonic

Time Stops to Visit

pfMENTUM

(2008)

Time Stops to Visit è invece un album che vede impegnato lo stesso Jim Connolly, stavolta alla testa di una formazione più larga, denominata Gove County Philharmonic. La casa discografica è sempre pfMENTUM e, rispetto alla precedente proposta, l’album sposta il tiro più verso la tradizione popolare, mischiando richiami al mondo del circo e del vaudeville, con sberleffi un po’ zappiani. Jim Connolly è sempre al contrabbasso e con lui sono impegnati Sally Barr al violino, Kirsten Monke alla viola, Ron McCarley al clarinetto, Jeff Kaiser alla tromba, Jim Bement alla fisarmonica e Bruce Bigenho al pianoforte. In tre brevi interludi denominati Act I, II e III si aggiungono il violino di Laura Hackstein e il violoncello di Misha Bodnar. La musica è stata registrata direttamente sulle due tracce del DAT a casa di Jim Connolly. Ma non pensate a qualcosa di approssimativo: in questo caso fortunatamente il ‘fatto in casa’ significa un’ottima qualità della presa del suono, un ottimo bilanciamento fra strumenti dotati di dinamiche piuttosto differenziate ed un eccellente lavoro di interpretazione delle undici composizioni di Connolly. A chiudere il tutto troviamo “Hi Lili, Hi Lo” di Deutsch e Kaper, con la violinista Sally Barr impegnata anche come cantante, in un clima mitteleuropeo da pièce teatrale di Bertold Brecht. Un commiato molto tradizionale per una musica che invece guarda in avanti, alla ricerca di nuovi equilibri.

Nicola Mingo

Parker’s Dream

Rai Trade

(2008 - distr. Egea)

Parker’s Dream di Nicola Mingo è l’omaggio appassionato di un giovane chitarrista, compositore e arrangiatore napoletano al grandissimo Charlie Parker, l’uomo che reinventò il jazz negli anni quaranta. Accompagnato solo dalla sua chitarra, Nicola Mingo affronta con gusto e competenza l’universo del bebop, attraverso una rivisitazione di brani parkeriani (si va da “Antrophology” a “Confirmation”, da “Scrapple from the Apple” a “Now's the Time”, da “Yardbird Suite” a “Billie's Bounce”) ed alcune composizioni originali. Il risultato è un album in cui lo stile di Mingo, che si ispira dichiaratamente a Wes Montgomery e a Joe Pass, riesce a sintetizzare e a rendere suo il linguaggio degli artisti iconoclasti che hanno fatto la storia del jazz ed allo stesso tempo si esprime in modo moderno ed originale. Si segnala un fraseggio tecnicamente valido e una buona capacità improvvisativa, ma soprattutto va messo in evidenza il coraggio nell’affrontare in solo temi così difficili ed impegnativi, senza mai lasciarsi intimidire dalle complessità armoniche e soprattutto ritmiche. Un vero e proprio tour de force nel fraseggio angolare del bebop, una escursione piacevole in un mondo che sembrava avere già distillato ogni su potenzialità e che invece riesce ancora a riservarci sorprese.

Luigi Pignatiello

Crossworld / According to Me

Philology

(2006/2006)

Il chitarrista campano Luigi Pignatiello ci propone due album, intitolati rispettivamente Crossworld e According to Me che mettono in luce la sua buona padronanza strumentale in area fusion e le sue capacità come cantante nella vena di George Benson. In Crossworld l’attenzione sembra essere più spostata verso un jazz tinto di rock e musiche popolari. In questa occasione Pignatiello è accompagnato dal veterano Cicci Santucci alla tromba e al flicorno, da Ottavio Saviano alle percussioni, Gaia Possenti al pianoforte e Francesco Puglisi al basso. Le note di copertina, scritte da Santucci, sottolineano "il feeling sensibile, raffinato, garbato, intimo del compositore che espone i suoi temi con eleganza, pulizia e chiarezza e, nello stesso tempo, svolge le sue improvvisazioni senza lasciarsi andare a facili effetti. Le sue composizioni spaziano su vari stili, frutto delle sue esperienze che dimostrano una solida e profonda preparazione nei vari generi musicali, passando dal jazz al funky, dal rock al latino".

Il successivo According to Me è più orientato a mettere in luce le doti di cantante di Pignatiello. Sin dalla iniziale “Spain” di Chick Corea abbiamo modo di apprezzare un timbro vocale caldo ed avvolgente, spesso caratterizzato da passaggi carichi di virtuosismo e sempre ben coordinato col lavoro sulla sei corde. Il successivo assolo, preso a rotta di collo, ci lascia comunque capire che Pignatiello non si lascia distrarre dall’impegno come cantante e rimane comunque sempre presente anche come strumentista. In questo secondo lavoro il chitarrista/cantante è accompagnato da Guido Aulisi al basso e da Ottavio Saviano alle percussioni.

Mike Cooper

Beach Crossing, Pacific Footprints

Rai Trade

(2008 - distr. Egea)

Beach Crossing, Pacific Footprints di Mike Cooper (pubblicato da Rai Trade nella collana Tracce) rappresenta una ottima occasione per ritrovare questo maturo artista americano, stabilitosi da anni nel nostro paese, alle prese con il suo retroterra di chitarrista folk e blues acustico mediato e morfologicamente alterato dalla sua passione per i territori dell'avanguardia e dell'improvvisazione. Le spiagge del pacifico sono un pretesto per raccontare storie, evocare spiriti, materializzare energie. In questo viaggio fascinoso Mike Cooper è accompagnato da numerosi amici, fra i quali è doveroso segnalare Alvin Curran al pianoforte, Federica Santoro alla voce recitante, Elio Martusciello alla chitarra, Pasquale Innarella al corno e al sax tenore, Luca Venitucci alla fisarmonica e Toto Pilato al trombone.

Si passa da bozzetti con recitativi, che raccontano lo spleen magico che ci afferra in riva al mare fra Tonga e Samoa, a scaglie taglienti di free che lasciano spazio a vecchi blues tradizionali come "Hard Times Killing Floor" e ad una versione completamente destrutturata di “Masters of War” (seguita da una coda free di eccellente fattura). La chitarra acustica di Mike Cooper (spesso suonata in versione slide) richiama il mondo di John Fahey, del primo Bob Dylan e del Reverendo Gary Davis, ma con un distacco ed una ironia che rendono l'esperienza più attuale e radicata nei nostri tempi.

Najvira

Prospettive

CNI

(2008 - distr. Egea)

Prospettive del gruppo campano Najvira ci propone un rock alternativo piuttosto variegato che lascia intravedere sensazioni derivate da una passione dichiarata per gruppi ben noti che hanno segnato la storia della musica rock nel mondo e nel nostro paese (tanto per non fare nomi possiamo cogliere la benefica influenza dei Doors, dei Nirvana, dei Pearl Jam, degli U2, dei Litfiba, di Cristina Donà, dei Subsonica e così via). I testi sono piuttosto crudi, ricchi di immagini secche, spesso in bianco e nero, colte nel momento in cui il sole è alla sua massima altezza e le ombre sono impietose nel segnare il confine fra il chiaro e lo scuro. La musica è ben ritmata, con arrangiamenti scarnificati che mettono sempre ben in evidenza il gioco combinato delle chitarre. L’assenza delle tastiere si trasforma in un benefico fattore di minimalismo armonico e di precisione ritmica assolutamente apprezzabile. Il gruppo è formato da Fabio Scalzitti (voce e chitarra), Pietro Sparago (chitarra), Biagio Armieri (basso) e Maurizio Della Rocca (batteria) e si è formato a Squille, nei dintorni di Caserta nel lontano 1999.

Tags

Comments


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

More

Anima
Jon Lloyd
One Last Heist
Wesley Stace
Floating
Emile Parisien

Popular

Desolation Row
David Maranha / Rodrigo Amado
Talamanti
Patricia Brennan and Sylvie Courvoisier
Rosendals Garden
Yelena Eckemoff
Salt Catchers
Andy Sheppard

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.