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Max Lasser's Madamax: Bafo / L.A.P.: Stiff Pap & the Gang / Madosini: Power to the Women / Pops Mohamed: How Far Have We Come? / AA.VV.: Hungry on Arrival - The Outernational Meltdown Sessions / AA.VV.: Africa Meltdown Volume 2
Non è certo un mistero che la “nazione arcobaleno” nasconda varietà di generi e musiche. Dal jazz abbiamo avuto musicisti come Miriam Makeba, Hugh Masekela e Abdullah Ibrahim (Dollar Brand). Un po’ più verso il settore tradizionale, Busi Mhlongo, proveniente dal KwaZulu Natal, che ha portato a nuove vette la musica tradizionale zulu, Vusi Mahlasela di Mamelodi e Tshwane. Negli anni Ottanta, si ricorderà, in piena contestazione per la scellerata politica sudafricana, Johnny Clegg è riuscito a fondere la musica e le danze tradizionali zulu con gli stili europei creando un gruppo chiamato Juluka.
Poi, ci penserà, sempre nello stesso periodo, l’americano Paul Simon a sdoganare conflitti e confini con l’inarrivabile Graceland. Ancora, il kwaito, il folk, l’hip hop, il rock, la dance e la musica afrikaans: è davvero variegato lo scenario sudafricano, segno di un’effervescenza di non secondaria importanza. E il catalogo che Trunz propone è di primissimo piano e di valore inequivocabile.
In questa rapida carrellata parleremo di alcuni dei più importanti CD che sono stati prodotti nella ultradecennale attività discografica della Melt. Ad iniziare da due recenti proposte: Madamax Bafo e Lap per poi proseguire con i meno recenti CD di Madosini, Pops Mohamed, The Outernational Meetdown Sessions e Africa Meltdown volume 2.
Max Lasser's Madamax
Bafo
M.E.L.T. 2000
(2007)
Nel CD che porta nella cover un disegno raffigurante un animaletto a forma di chitarra si parla di tante cose. Animali, ragazzi e tanto blues. Non rimane nascosto il grido soffocato e la denuncia infinita della piaga dell’Aids (“Siyakhala”), sottolineati da scintillanti arpeggi. Così come l’altro grave problema che affligge le più povere popolazioni africane: la fame (“Yelele”). Wake up black nations, wake up people of Africa - famine is here!. In “First Jam” il sestetto guidato da Max Lasser e Madala Kunene sembra riecheggiare Paul Simon di Graceland. O forse è proprio il contrario.
L.A.P.
Stiff Pap & the Gang
M.E.L.T. 2000
(2007)
Bafana, Frank, Gontse e Ragga, l’immagine sembra quella di giovani rapper. Ma i Lap fanno tutt’altro e formano un quartetto tra i più aperti alle commistioni. Nel CD si ascolta di tutto: jazz (“Shim Ho” ), funky (“African Coyote”), pop etnico (“Cha Cha Lomozumba”) e tradizione (“Cheme Cheme” ). Il CD con molti brani per sole percussioni mostra anche l’anima polimetrica della band (“Mama Africa”), vero collante di tutto il CD.
Madosini
Power to the Women
M.E.L.T. 2000
(2005)
Il disco, originariamente pubblicato nel 2005, è profondo, pieno di timbriche che, fuori da pruriti modaioli, sono antichi e moderni allo stesso tempo. Madosini Manina Latozi sembra distante anni luce dalla nostra contemporaneità, ma il suo canto melismatico è più vicino di quanto possa sembrare (“Yitileni”). La sua è una musica coniugata al femminile in cui si canta l’amore, i sacrifici, le speranze e la disperazione. Un CD di ancestrale bellezza che porta l’ascoltatore ad immaginare e scoprire, virtualmente, nuovi mondi.
Pops Mohamed
How Far Have We Come?
M.E.L.T. 2000
(1997)
Lo chiamano Pops perché ama Popeye/Braccio di Ferro. Lui ha un obiettivo: impedire che la musica occidentale metta da parte la tradizione sudafricana. Allora che fa? Con Ben Watkins, Dick Jewell e lo stesso patron della Melt, Robert Trunz, si dirigono nel deserto del Kalahari per registrare i canti dei più vecchi abitanti africani: i Bushmen. Alcune di queste registrazioni formeranno l’ossatura per la produzione di questo CD, avvenuta in origine nel 1997. Il CD rappresenta un continuum nel tempo che parte dalla tradizione e si spinge verso la modernità (“Exodus”, “Khoisan”, “Jimba, Jimba”).
AA.VV.
Hungry on Arrival - The Outernational Meltdown Sessions
M.E.L.T. 2000
(2005)
Il disco del 2005 vede la partecipazione di molti artisti del circuito Melt. Su tutti, proprio Pops Mohamed che un altro grande delle percussioni, il più conosciuto Airto Moreira, e altri sconosciuti talenti, raccoglie registrazioni andate perse nel 1995. Dall’ossessivo 7/4 della title track fino alle fragranze percussive di “Giya Kasiamore”. È tra tutti i dischi qui presentati, quello più tribale. Anche se non mancano momenti più compassati e riflessivi (“Nobohle”).
AA.VV.
Africa Meltdown Volume 2
M.E.L.T. 2000
(2005)
Altra compilation, questa volta voluta dallo stesso Trunz. Una selezione di 17 brani in cui il dialogo passato/presente, tradizione/modernità si fa molto fitto (“Ho Ho Ho” dei Saafi Brothers & Amampondo; “Masters of The Universe” dei Juno Reactor). È così cool che farebbe morire d’invidia i tanti cultori tecno mitteleuropei.
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