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Tigran Hamasyan: Manifeste

Marco Iacoboni By Marco Iacoboni

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Se è vero che, armonicamente, non ci sia più nulla da scoprire e che, ritmicamente, non ci sia più nulla di rilevante da cercare oltre ciò che è stato prodotto finora, è altrettanto vero che il 99% delle idee ritmiche più interessanti sono state create dai maestri della musica indiana carnatica.

E allora tutto si riduce a ciò che vogliamo fare con la musica. A ciò che amiamo della musica. A ciò che sentiamo.

Questi sono i principi su cui si fonda il manifesto musicale, Manifeste, di Tigran Hamasyan.

Intenzioni esplicite, intrise di una verità spirituale altrettanto esplicita ed esplicitata in ogni composizione.

Quattordici tracce che usano il linguaggio e la filosofia di un artista completo e concreto, in un contesto di modernità che cita e utilizza suoni e atmosfere rock, gothic e cinematic, grazie al destreggiarsi magistrale del leader tra composizione, pianoforte, sintetizzatori, produzione, post-produzione e voci, su una base ritmica solida ma diversificata tra più strumentisti. Il basso passa tra le mani di Marc Karapetian e Evan Marien, la batteria da quelle di Matt Garstka e Arman Mnatsakanyan a quelle di Nate Wood.

Suonato e prodotto in modo quasi perfetto, Manifeste è un viaggio che ci restituisce un mondo e molteplici modi di declinare ciò che è possibile scrivere e descrivere in musica, con un linguaggio personale che si fa estremamente comunicativo e universale.

Un lavoro a tratti intimo, a tratti epico. Ricco di energia e bellezza e di sequenze matematiche, mai scontate.

Sono affascinanti le incursioni del trombettista Daniel Melkonyan ("Year Passing"), quelle del violoncellista Artyion Manukyan ("Seven Sorrow"), così come la delicatezza e la forza espressiva della voce di Astghik Mamikonyan ("Per Mané"). È interessante l'uso di strumenti tradizionali, il daf e il blul, suonati rispettivamente da Hamin Honari e Yessaï Karapetian in "A window from One Heart to Another (For Run)." È interessante anche l'uso del canto dello Yerevan State Chamber Choir, che appare come un cristallo in bilico, sospeso nel finale di una sinfonia che ci lascia a sua volta sospesi ("National Repetance Anthem").

Manifeste è un lavoro anche duro e concreto. Aspro e dolce. Apre le porte su una modernità che rende ogni ascoltatore unico nella propria diversità e diverso nell'unicità globale che ci ospita e nella quale siamo solo di passaggio. Perché nulla è certo in questo mondo e perché le guerre che lo attraversano sono ciò che di più orribile ci possa essere.

Le registrazioni sono intrise di un misticismo nomade e sono state incise principalmente tra Yerevan, Atene, Mosca, Los Angeles e lo stato di New York. Luoghi e ambienti che ne hanno caratterizzato l'unicità.

E allora, ascoltando Manifeste, nella nostra mente ci ritroviamo sulle montagne dell'Armenia. Stesi sui fili d'erba, a guardare il cielo, tra i fiori che riempiono il respiro del loro intenso profumo. E la musica tutta intorno. È sufficiente chiudere gli occhi e starci dentro, come ci suggerisce Tigran Hamasyan. E noi, dopo una lunga e faticosa salita per arrivare in cima, sentiamo che tutto questo può essere trasparente e dolce come la nostra vita.

Album della settimana.

Track Listing

Prelude for All Seekers; Yerevan Sunrise; Manifeste; One Body, One Blood; Seven Sorrows; Years Passing (For Akram); Dardahan; War Time Poem; The Fire Child (Vahagn Is Born); Ultradance; E Flat Venice – Per Mané; A Window from One Heart to Another (For Rumi); A Eye (The Digital Leviathan); National Repentance Anthem.

Personnel

Additional Instrumentation

Tigran Hamasyan: synths, bass synth, vocals, whistling, drum programming; Arman Mnatsakanyan: drums; Arthur Hnatek: drums, electronics, drum programming; Nate Wood: drums; Evan Marien: bass; Daniel Melkonyan: trumpet; Artyom Manukyan: cello; Asta Mamikonyan: vocals #11; Hamin Honari: daf; Yessai Karapetian: blul; Yerevan State Chamber Choir conducted by Kristina Voskanyan.

Album information

Title: Manifeste | Year Released: 2026 | Record Label: Naive


About Tigran Hamasyan

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