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Le gemme Original Jazz Classics

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Continua a crescere rigogliosa nel jazz l'arte della ristampe, dove eccelle sommamente il catalogo della Original Jazz Classics del gruppo Concord. Ecco in rassegna alcuni capolavori consegnati al giudizio storico, su cui non c'è molto da argomentare. Per quei pochi che non li possiedono, sarà un illuminante percorso iniziatico nel jazz moderno. Chi ha già i vinili o i vecchi CD, potrà gustare il restyling sonoro e godere di alcune alternate takes.

Art Pepper

Meets the Rhythm Section

Original Jazz Classics

Valutazione: 5 stelle

Il disco di Pepper ci dimostra che il jazz riserva sempre piacevoli sorprese. Sapevate che sulle sorti di questa session incombevano nubi minacciose? Ce lo rivela nelle note di copertine il produttore Lester Koenig, da cui apprendiamo che Pepper non imbracciava il suo strumento da almeno due settimane, per problemi legati alla droga.

Il 19 gennaio ebbe luogo l'incisione, dove i componenti della ritmica arrivarono a suggerirgli i brani da suonare. Ma l'arte può trasformare un diavolo in un angelo e dargli la giusta adrenalina, rendendo una seduta d'incisione incerta in uno degli incontri discografici più riusciti del jazz.

Una ritmica da sogno, quella di Miles Davis, per consegnare alla storia il solismo imperituro dell'alto sassofonista; il primo forse dopo Parker a dare al jazz moderno una forza ed una profondità emotiva tra le più dionisiache nel jazz.

In primi piano un solista fenomenale (ma superficialmente ingabbiato dai critici nelle griglie riduttive del cool) e i suoi espedienti tecnici be-bop al servizio di un gruppo hard-bop. Il tutto condito con tempi frenetici e senso del blues per una ristampa imperdibile, ora arricchita da The Man I Love.

The Dave Brubeck Quartet

Jazz at Oberlin Original Jazz Classics

Valutazione: 5 stelle

Pochi altri jazzisti del secondo dopoguerra coltivarono come Dave Brubeck un rapporto intenso e stretto con il pubblico. Agli inizi degli anni '50, il suo quartetto girò in lungo ed in largo i college statunitensi, promuovendo conferenze, concerti e registrazioni degli stessi. Documento paradigmatico di tale attività è Jazz at Oberlin, uno dei bestseller jazz di quella decade.

Un gruppo che si autodefinisce avanguardista e che cattura l'attenzione dei giovani grazie a metri dispari, lunghe improvvisazioni, avventurosi contrappunti. Questo concerto è dominato dal genio esecutivo di Desmond, che in "Perdido" mette da parte i suoi vellutati arabeschi in favore di un piglio freneticamente parkeriano. Non c'è ancora Joe Morello alla batteria, ma il pianista ha già gettato le basi di un inconfondibile sound di gruppo, grazie a musicisti a lui congeniali musicalmente.

Joe Pass

Virtuoso

Original Jazz Classics

Valutazione: 5 stelle

È uno dei migliori dischi del chitarrista italo-statunitense, al secolo Joe Passarello. Uno straordinario one man show nel tirar fuori dallo strumento le infinite risorse melodico-ritmiche dello strumento. Dodici gli standard interpretati, con una classe ed una tecnica tali da consentirgli pressocchè tutto: mischiare le carte come un abilissimo prestigiatore suonando gli accordi, delineare le linee melodiche, sostenere il ritmo senza perdere per un attimo il controllo della sua musica. Un rilassato incedere si accompagna mirabilmente alla strepitosa tecnica strumentale, per un disco quanto mai appropriato.

Sonny Rollins

Way Out West

Original Jazz Classics

Valutazione: 5 stelle

L'etichetta e i due partner sono della costa occidentale, così come suggerisce il titolo. A connotarlo è la formula senza l'apporto armonico del pianoforte, che così apre lunghe autostrade alla fantasia rollinsiana. Con una eterea, swingante impalcatura classica Rollins trasforma tutto ciò che suona in oro. È il caso di "Wagon Wheeels" e "I'm an Old Cowhand," soggetti a scomposizione tematica secondo un procedimento obliquo ed allusivo, tipicamente rollinsiano. Un percorso che destruttura ed al tempo stesso scolpisce, disegnando note ed assoli divenuti di aura classicità. C'è tutto in questo disco: esposizioni penetranti, fuoco esecutivo, sviluppi imprevedibili. Indimenticabili le versioni di "Solitude" e "There Is No Greater Love".

Thelonious Monk with John Coltrane

Thelonious Monk with John Coltrane

Original Jazz Classics

Valutazione: 5 stelle

John Coltrane e Coleman Hawkins, Art Blakey a Wilbur Ware. Non stiamo leggendo una storia del jazz, ma i crediti di un'opera immortale. Un disco istruttivo per capire i limiti oggettivi della contemporaneità rispetto ai nuovi paradigmi musicali. Passerà alla storia come un memorabile incontro tra due musicisti, allora ben lontani dal meritato successo. È il 1957, con un Monk appena scaricato dalla Blue Note ed un Trane già alle prese con i geniali sheets of sound.

Benché inciso nel '57, i problemi contrattuali dei due leader ne ostacolarono l'uscita fino al 1961. Le asimmetriche piramidi monkiane si combinano a meraviglia con le brulicanti variazioni coltraniane, finendo con il costituire una avvincente trama di voci che si sovrappongono, si infittiscono per poi diradarsi e riemergere come un magma esplosivo. Se ciò ancora non bastasse, temi grandiosi, entrati a far parte del repertorio di ogni jazzista che si rispetti. Come meglio rivelarono le esibizioni al Five Spot di luglio, interazione ed ascolto reciproco ai massimi livelli.

Elenco dei brani:

Art Pepper Meets The Rhythm Section: 01. You'd Be So Nice to Come Home to; 02. Red Pepper Blues; 03. Imagination; 04. Waltz Me Blues; 05. Straight Life; 06. Jazz Me Blues; 07. Tin Tin Deo; 08. Star Eyes; 09. Birks' Works; 10. The Man I Love (Bonus Track).

Jazz at Oberlin: 01. These Foolish Things (Remind Me Of You); 02. Perdido; 03. Stardust; 04. The Way You Look Tonight; 05. How High the Moon.

Virtuoso: 01. Night and Day; 02. Stella by Starlight; 03. Here's That Rainy Day; 04. My Old Flame; 05. How High the Moon; 06. Cherokee; 07. Sweet Lorraine; 08. Have You Met Miss Jones?; 09. 'Round Midnight; 10. All the Things You Are; 11. Blues for Alican; 12. The Song Is You

Way Out West: 01. I'm an Old Cowhand; 02. Solitude; 03. Come; Gone; 04. Wagon Wheels; 05. There Is No Greater Love; 06. Way Out West; 07. I'm an Old Cowhand (Alternate Take); 08. Come, Gone (Alternate Take); 09. Way Out West (Alternate Take).

Thelonious Monk with John Coltrane: 01. Ruby, My Dear; 02. Trinkle, Trinkle; 03. Off Minor; 04. Epistrophy; 05. Functional; 06. Monk's Mood (Bonus Track).

Musicisti:

Art Pepper Meets the Rhythm Section: Art Pepper - sax alto; alto; Red Garland - pianoforte; Paul Chambers - contrabbasso; Philly Joe Jones - batteria.

Jazz at Oberlin: Dave Brubeck - pianoforte; Paul Desmond - sax alto; Ron Crotty - contrabbasso; Lloyd Davis - batteria.

Virtuoso: Joe Pass - chitarra.

Way Out West: Sonny Rollins - sax tenore; Ray Brown - contrabbasso; Shelly Manne - batteria.

Thelonious Monk with John Coltrane: Thelonious Monk - pianoforte; John Coltrane - sax tenore (brani 1-5; 7); Wilbur Ware - contrabbasso (1; 2; 4; 7); Shadow Wilson - batteria (1-5); Coleman Hawkins - sax tenore (3; 5); Gigi Gryce: sax alto (3; 5); Ray Copeland - tromba (3; 5); Art Blakey - batteria (3; 5).

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