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Grilli, India, Africa e Jazz, ma siamo sicuri sia la Svezia? I sogni "globali" della Country & Eastern
Rimandando al sito dell’etichetta per ogni aggiornamento sulle uscite e al MySpace per gli "assaggi" di rito, vi presentiamo qui quattro uscite particolarmente rappresentative dell’estetica della Country & Eastern.
Bitter Funeral Beer Band with Don Cherry
Live in Frankfurt 1982
Valutazione: 4 stelle
Abbiamo parlato di Don Cherry e non potevamo non iniziare da questo Live in Frankfurt 1982 della Bitter Funeral Beer Band capitanata dal percussionista Bengt Berger e già protagonista di un disco ECM. Erede diretta della storica band etno-rock Archimedes Badkar, con cui condivide alcuni dei musicisti, la Bitter Funeral ha in questo concerto come ospiti proprio Cherry alla pocket trumpet e K. Sridhar al sarod.
La musica è rituale e coinvolgente, sintesi ipnotica delle tante anime della band: quella ritmica africana, quella iterativa di origine orientale [ma ormai a pieno titolo nel linguaggio europeo], quella estatico-improvvisativa e quella di robusta spinta rock: delle cinque tracce del disco, le prime quattro, dall'iniziale "Darafo" alla torrenziale "Funeral Dance" - che vede impegnati negli assoli praticamente tutti i musicisti dell'orchestra - erano già state suonate sul disco Ecm dell'anno prima, mentre il conclusivo commiato percussivo, "Gahu", è un pezzo tradizionale riarrangiato da Berger.
Quasi inutile sottolineare la grande intensità di questa musica, la sua capacità di fare risuonare tante anime in una coralità a tratti mesmerica, a tratti commovente. Da avere!
Horn Please! Horn Please! Valutazione: 3 stelle
Horn Please! è il nome di un ottetto guidato dal sassofonista e compositore Jonas Knutsson, formazione che vede sei diversi sassofonisti accanto a una sezione ritmica formata da basso e percussioni. La musica prende lo spunto da temi tradizionali svedesi, ma anche da originali di Knutsson e da alcuni brani della tradizione carnatica dell'India meridionale, per svilupparsi con una sensibilità di delicata attualità.
Ne viene fuori un lavoro ben curato e piacevole, che oscilla tra accenti quasi rinascimentali e un linguaggio jazz di particolare impatto melodico e armonico. Non sempre tutti i musicisti suonano insieme: in alcuni brani è sufficiente un duetto [tra due soprani in "Ol’ I Tängsta", tra basso e batteria in "Glaciar"] o addirittura uno strumento da solo [in "Anna-Gretas Polska", "Hannas Horn" o in "Horn Klas", affidata al pastoso tenore di Klas Toresson] per disegnare un percorso narrativo convincente. Siamo certo molto lontani dagli esiti che con un organico analogo [il sestetto di sassofoni] sono stati raggiunti da Julius Hemphill, ma le premesse espressive sono chiaramente non assimilabili e pur con una certa calligraficità, il disco si fa ascoltare con piacere.
Sebastian Åberg The Sangeet Project Valutazione: 3 stelle
Guarda specificamente all'India invece The Sangeet Project del percussionista e musicista elettronico svedese Sebastian Åberg, che con alcuni musicisti indiani costruisce sette "paesaggi immaginari" tra le suggestioni di quella tradizione musicale e le nuove geografie elettroniche.
L'idea non è particolarmente nuova e da sempre il suono inconfondibile dei tabla, il canto orientale e le sue dilatazioni più spirituali sono state oggetto di alchimia digitale, dagli esempi più nobili a quelli più legati al facile esotismo commerciale. Sebastian Åberg però non è artista scorretto da questo punto di vista e il suo progetto parte da un lungo soggiorno di studio con il maestro Maruti Kurdekar [che è presente anche sul disco], completato poi da un secondo viaggio in India per registrare.
Tra brani strumentali e brani vocali [il canto è affidato a Pradip V. Sarmokadam, al suggestivo Vasentrao Kadnekar e alla voce femminile di Shipra Nandy], il disco si muove con grande rispetto per la tradizione presa a riferimento e con attenzione a una sinuosa spazializzazione delle idee sonore. Il rischio noia - presente nell'operazione e all'ascolto - non è poi colpa di Åberg e dei suoi bravi compagni di lavoro.
Berger - Knutsson - Spering Up Close Valutazione: 3,5 stelle
Chiudiamo questo nostro rapido flash sulla Country & Eastern con Up Close, disco del trio composto da due musicisti che abbiamo già incontrato in questo nostro articolo, il batterista Bengt Berger [che dell'etichetta è anche la "mente"] e il sassofonista Jonas Knutsson, assieme al contrabbassista Christian Spering. Attivo sin dalla metà degli anni Novanta, questo trio possiede un linguaggio particolarmente ricco e attuale, nel quale confluiscono uan meditata istintività e un lirismo di matrice ecumenica.
Registrato in Provenza nel 2003, il lavoro comprende nove temi, la maggior parte dei quali di creazione collettiva, ma affiancati da un paio di derivazione tradizionale e da una sensibile rilettura di una composizione tra le più belle di Paul Motian, "It Should Have Happened a Long Time Ago". Essenziale nelle forme e emozionante nei contenuti.
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