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Giustapposizioni e complementarietà: due titoli della Idéale Audience
Com’è noto, l’importanza dei due personaggi è ormai consolidata nel panorama contemporaneo.
Da cinquant’anni il francese è noto sia per l’attività compositiva, erede di Webern e dei Corsi Estivi di Darmstadt, sia per quella direttoriale, che ha, tra l’altro, avuto il merito di aprire la via a una serie di tardivi quanto meritati riconoscimenti per il maestro magiaro.
La musica di quest’ultimo, aforistica e frammentaria, erede di Bartok e ricca di richiami letterari, ha ricevuto ampia diffusione soltanto a partire dagli anni ’80, quando si è attenuata l’intransigenza (per non dire cecità) ideologica delle correnti estetiche dominanti negli ultimi quarant’anni.
Pierre Boulez
Eclat, Sur Incises
Idéale Audience International
(2006 - Distr. Ducale)
Valutazione: 4,5 stelle
Boulez è protagonista di due films, nei quali il suo doppio ruolo di direttore e compositore si ricompone in unità.
Eclats, diretto da Frank Scheffer, mostra la preparazione e l’esecuzione dell’omonimo brano ad opera del Nieuw Ensemble, una delle più presigiose realtà del panorama contemporaneo.
Il lavoro meticoloso di analisi del brano attraverso una serie di incontri tra Boulez e il direttore Ed Spanjaard si incentra sulla cura del dettaglio timbrico e sulla ricerca di un’interazione il più possibile fluida con gli strumentisti.
Non è casuale che all’olandese, alle sue riflessioni con l’autore e alle prove con l’orchestra sia dedicato ampio spazio: il suo compito è quello di un contribuire creativamente alla composizione, stabilendo, in base alle indicazioni della partitura, il materiale e gli strumenti che devono essere chiamati in causa a un momento dato: diventa allora presupposto indispensabile per la riuscita dell’esecuzione che l’interazione fra direttore e interpreti sia il più possibile fluida e immediata, in modo che l’intenzione del primo venga raccolta all’istante dai secondi.
L’altro documentario, a firma di Andy Sommer, mostra Boulez nella veste di divulgatore chiaro e immediato - lontano dallo stereotipo accigliato e elitista che troppo spesso si associa al personaggio - per un pubblico di giovani e non specialisti alla Cité de la Musique di Parigi.
Con l’aiuto degl’impeccabili musicisti dell’Ensemble Intercontemporain, il tono cordiale e piano del maestro illustra la struttura di Sur Incices, uno dei brani più suggestivi degli ultimi anni, germinato da una precedente composizione per pianoforte solo, Incises.
I musicisti si dimostrano, una volta di più, precisissime ed affidabili macchine al servizio del demiurgo-Boulez, tanto nel corso della conferenza - in cui sono chiamati ad eseguire brevi o anche brevissimi passaggi della partitura, di difficoltà sempre ragguardevole - quanto nell’interpretazione dell’integralità del brano.
Proprio qui si nota come certo cerebralismo calcolatorio degli anni cinquanta e sessanta sia stato rivisto e superato negli anni, a favore di un’attenzione maggiore alla dimensione pura del suono e alla sua intelligibilità: sotto la guida del compositore stesso, il triplice trio di arpe, pianoforti e percussioni conferiscono vitalità e movimento agli ingranaggi del meccanismo analizzato in precedenza.
Un documento semplicemente imperdibile.
György Kurtág/Peter Eötvös
The Matchstick Man/The Seventh Door
Idéale Audience International
(2006 - Distr. Ducale)
Valutazione: 4,5 stelle
Diverso, ma altrettanto efficace, il taglio che caratterizza il film dedicato a György Kurtág da Judit Kele, abbinato a un altro documentario della regista ungherese, non meno pregevole, sul conterraneo Peter Eötvös.
Il lirismo della musica di Kurtág, la malinconia trattenuta nei suoi laconici frammenti, si riflettono nelle immagini brumose Budapest, ma anche in quelle che ritraggono il compositore insieme alla compagna di vita e e di arte, Marta, nella quotidianità oppure durante l’esecuzione di alcuni tra gli orma famosi aforismi pianistici noti come Játékok.
Com’è noto l’opera di qualsiasi artista si ricollega a incontri letterari e umani, e il discorso vale a maggior ragione per il maestro transilvano. Non soltanto sono evocati poeti e scrittori come Janos Pilinszky, Peter Bornemisza, Attila Jozsef, Rimma Dalos, Franz Kafka, ma, oltre a frammenti delle leggendarie masterclasses a contatto con giovani studenti, vengono raccolte le vive testimonianze di colleghi, come quella del compianto Gyorgy Ligeti, antico compagno di studi all’Accademia di Budapest e grande amico, di interpreti che tanta importanza hanno avuto nel diffondere nel mondo l’esile pregnanza delle partiture di Kurtág, quali il pianista Zoltan Koksis, i musicisti dell’Orlando String Quartet, Claudio Abbado e i Berliner Philarmoniker (dedicatari di Stele, di cui si vedono estratti dalle prove), le cantanti Adrienne Csengery e Ildiko Monyiok, tra i tanti.
Particolarmente toccante la testimonianza di quest’ultima, vocalist e attrice notissima in Ungheria prima di un grave incidente d’auto, in seguito al quale perse completamente la voce: l’incontro con Kurtág, che per lei mise in musica What is the Word di Samuel Beckett le restituì la forza e il desiderio, a prezzo di grandi sacrifici, di riprendere il canto.
Esprimere l’inesprimibile, fissare in pochi tratti il tempo che scorre inesorabile, con il suo carico di sofferenze (e tante ne ha patite il compositore in gioventù, come egli stesso ricorda senza autocommiserazione); questa è la sfida giocata, e vinta, da Kurtág nell’arco di un'intera esistenza.
“Il pianoforte è ricoperto di edera/i muri della casa dell’infanzia si sgretolano al tramonto/. E tuttavia, dinnanzi al sole che declina/tutto ciò che è passato, rimane” (J. Pilinszky).
Il ritratto di Peter Eötvös, contenuto nella seconda parte del DVD, è completo ed esaustivo, illustrando l’attività compositiva del maestro, che tra pochi mesi sarà in Italia alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI.
Numerosi gli estratti dai suoi lavori più significativi: da Atlantis, ricca di riferimenti alla musica folklorica per strumenti ad arco diffusa nella natia Transilvania, ai viaggi interstellari e interiori che ispirano lavori come Cosmos e Psychocosmos, alle opere elettroacustiche influenzate dall’insegnamento di Karlheinz Stockhausen, che negli anni ’60 fu il mentore del magiaro.
E’ insolitamente affettuoso il maestro di Colonia nell'elogiare l'allievo, evidenziandone, da un lato, la capacità di penetrare i dettagli delle partiture più complesse grazie all’interesse per la composizione ed evidenzia, dall’altro, l’amore per la natura e l’attenzione all’ambiente.
Le parole di Stockhausen sono documentate da prove tangibili, con immagini tratte da prove di direzione in cui Eötvös affronta, con il suo supporto, Inori e - insieme con i colleghi Pierre Boulez e David Robertson - Gruppen; in altre si vede il compositore magiaro frequentare e ricordare i luoghi frequentati in gioventù, immersi nel verde e nella campagna, che non di rado forniscono ispirazioni a composizioni quali Cricketmusic.
L’arte di Eötvös scandaglia e raccoglie tutte le sfumature dell’emozione umana, dall'umorismo grottesco - inflenzato dalla teatralità di Kagel - con cui rielabora i madrigali di Gesualdo o le Tre Sorelle di Cechov, alla commozione carica di interrogativi dinnanzi alla scomparsa di persone care, quali Frank Zappa - che, poco prima della morte, collaborò con il direttore, insieme all’amato Ensemble Modern - e il figlio deceduto giovanissimo, commemorato in Shadows.
Né poteva mancare una manifestazione di riconoscenza nei confronti di Pierre Boulez, con il quale il magiaro ha collaborato per lunghi anni, specie alla guida dell’Ensemble Intercontemporain, di cui è stato il direttore principale per oltre quindici anni.
Era naturale che dall’affetto e dalla stima professionale nascesse un brano dal significativo titolo Steine (“pietre”, in tedesco) che, alludendo al nome del dedicatario, introduce un ulteriore tema comune ai film documentati in questi DVD.
Restiamo quindi pronti ad accogliere con curiosità la recentissima uscita della serie, dedicata a un protagonista decisamente eterodosso della musica dei nostri giorni, come Georges Aperghis.
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