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Fabbrica Europa 2019

Neri Pollastri By

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Riccardo Tesi—Patrick Vaillant—Gianluigi Trovesi
Michel Portal—Theo Ceccaldi
Fabbrica Europa
Sala Vanni—Teatro della Pergola
Firenze
8 e 9.5.2019

Nell'ambito della sua ventisettesima edizione, Fabbrica Europa—prestigiosa rassegna fiorentina prevalentemente dedicata alla danza—ha riservato alcuni appuntamenti a proposte esclusivamente musicali, come suo costume singolari e d'ambito poco etichettabile. Tra queste spiccavano, a distanza di un solo giorno l'uno dall'altro, due concerti per piccoli organici: il trio di Riccardo Tesi, Gianluigi Trovesi e Patrick Vaillant, e il duo di Michel Portal e Théo Ceccaldi.

Ogni tanto succede: i tre protagonisti del magnifico disco Colline, realizzato nel 1994 per la mitica etichetta francese Silex, di quando in quando tornano a incontrarsi e a fare musica assieme, con spirito immutato. Era capitato nel 2005, al festival Serravalle Jazz, ed è successo di nuovo quest'anno, prima in un concerto a Ravenna, poi a Firenze, alla Sala Vanni.

La storia è nota: nei primi anni Novanta Tesi e Vaillant, titolari di un duo di organetto e mandolino, provenienti dalla musica popolare ma appassionati di improvvisazione nonché ammiratori di Trovesi, decidono di invitarlo a suonare con loro; il musicista bergamasco, che nella sua ricca frequentazione musicale ha sempre avuto un occhio molto attento anche alla musica popolare, accetta ben volentieri, portando in dote qualche brano; i tre suoneranno assieme per qualche tempo, con un repertorio che finirà in parte sul disco e che, a distanza di tanti anni, è stato per metà il programma della serata fiorentina.

Una serata bella e raffinata, come era da aspettarsi, con i tre musicisti che sembravano non aver mai smesso di suonare assieme e che hanno presentato non solo quanto messo a punto allora, ma anche un repertorio in parte rinnovato attingendo da loro composizioni successive, riadattate per il trio. Sempre comunque su atmosfere di derivazione folk—da cui il titolo del concerto, "Etnia immaginaria"—riproposte con stilemi attuali e grande maestria strumentale, frutto della loro vasta cultura musicale. Belle le sofisticate tessiture e i dialoghi tra gli strumenti, affascinanti i colori, spiccava su tutti i brani una composizione di Tesi, "Marock," originariamente per organetto solo e che qui, con i contributi dei suoi compagni, prendeva una forma nuova.

In un concerto che non era né voleva essere jazz, per le orecchie di un appassionato d'improvvisazione mancava forse un po' più di libertà per Trovesi, impegnato ai clarinetti piccolo e contralto; dettagli e questioni di gusto, che non cambiano il giudizio: concerto bellissimo, che lascia l'amaro in bocca solo per la sua occasionalità. Formazioni così dovrebbero essere stabili, è un diritto dell'umanità.

Assai diverso, sebbene anch'esso cameristico ed estremamente raffinato, l'altro concerto, in programma il giorno successivo in un ridotto del Teatro della Pergola per l'occasione del tutto trasformato: palco a terra, in platea al posto delle poltroncine, e pubblico su una gradinata in legno.

L'attesa era grande, perché Portal, oggi ottantatreenne, è un Maestro assoluto sia dei suoi strumenti (come clarinettista era ai vertici anche in ambito classico), sia dell'improvvisazione, mentre Ceccaldi, più giovane di oltre mezzo secolo, è tra gli artisti emergenti a livello internazionale e, per il suo estro esuberante e per le qualità tecniche al violino, sulla carta sembrava esserne il partner ideale. Lo spettacolo, in effetti, ha confermato le aspettative, anche se—un po' a sorpresa—Portal ha suonato il bandoneon (che, come ha sottolineato, era appartenuto nientemeno che ad Astor Piazzolla) almeno quanto i clarinetti.

Il programma era decisamente vario: brani originali, complessi, ritmici e frammentati, come da tradizione portaliana; qualche citazione classica con allusioni alla contemporanea; tango, ora in forma pressoché tradizionale, ora stravolto, ma sempre estremamente toccante, tanto da donare i momenti forse più belli del concerto; improvvisazioni, imprevedibili, estrose, dinamicissime, nelle quali i due davano il meglio di sé stessi, mettendosi in gioco e divertendosi loro per primi. Sempre spingendosi un po' più oltre, su stimolo di un Portal che ha decisamente menato le danze, approfittando dell'abilità e dell'assenza di timori di un partner tecnicamente bravissimo—e anche scenografico, con il ciuffo che si agitava sulla faccia durante gli scatenati assoli.

Un Portal che non è parso sentire l'età, perfetto come sempre nel controllo dell'emissione e nei cambi di tonalità, ironico fino all'istrionismo—meravigliosi certi cambi di scena fatti per ammiccamento o certe conclusioni sospese—e che, tra brano e brano ma anche in conclusione, si è dilungato a parlare con il pubblico, rigorosamente in francese, raccontando aneddoti, storie della sua carriera e perfino le disavventure del recente viaggio verso l'Italia.

Due concerti meravigliosi, dunque, plauso a Fabbrica Europa per averceli fatti gustare uno dopo l'altro. Dispiace, invece che a quello di Portal il pubblico fosse decisamente inadeguato alla qualità, peraltro assai apprezzata da tutti i presenti, inclusi alcuni capitati lì quasi per caso, senza sapere chi andassero ad ascoltare. Ma questo è il tempo in cui viviamo: distratto, pigro, poco curioso, indolente; la musica potrebbe forse contribuire a salvarlo, ma come può farlo se l'indolenza è preventiva?

Foto: Monia Pavoni
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