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Avishai Cohen: Cross My Palm With Silver

Avishai Cohen, trombettista israeliano da anni stabilitosi a New York, è jazzista dalla profonda coscienza civile, sensibile alle problematiche politiche di Israele, la sua terra natale, così come degli Stati Uniti, suo Paese d'adozione. Cross My Palm with Silver, è un album dal fascino mistico, con quel titolo che sa d'invocazione alla divinità, di preparazione a un rito propiziatorio. Da sempre la musica è strumento di pace e di dialogo, e l'ultima fatica jazzistica di Cohen contiene riflessioni sull'assurdità dei conflitti, delle barriere, dell'odio razziale che ancora divide i popoli.

L'album si sviluppa su soli cinque brani, tutti composti da Cohen, fra considerazioni socio-politiche, e l'omaggio al collega sassofonista Jimmy Greene, "Theme for Jimmy Greene." L'anima dell'album si riflette nei brani "Will I Die, Miss? Will I Die?," "Shoot Me in the Leg," "50 Years and Counting," che raccontano la difficile convivenza fra palestinesi e israeliani, ma anche fra statunitensi e messicani.

L'assolo d'apertura in "Will I Die, Miss? Will I Die?," rappresenta tutta l'intensa, pensosa atmosfera del lavoro di Cohen; la sua tromba incede con lentezza sulle note acute, come si trattasse di un pellegrinaggio nel deserto. E pellegrinaggio alla ricerca di se stessi è di fatto questo affascinante brano, probabilmente uno dei più evocativi nel jazz degli ultimi cinque anni. L'interplay -con il "liquido" pianoforte di Yonathan Avishai che costruisce atmosfere cupe come una pittura preraffaellita -, ricorda quello delle suite dei Pink Floyd, ma con un maggior spazio lasciato ai silenzi fra un capitolo e l'altro. "Will I Die, Miss..." che si riscalda a metà con un tempo moderato, tocca corde ancestrali -la caducità dell'uomo -, ma anche strettamente attuali: la tromba spagnoleggiante di Cohen non può non richiamare il Messico, e la quotidiana tragedia dei migrantes che affrontano il deserto pur di raggiungere gli Stati Uniti.

"50 Years and Counting" ha un titolo dal chiaro riferimento politico: cinquanta anni fa, nel 1967, veniva votata dall'Assemblea delle Nazioni Unite la controversa Risoluzione 242, che prescriveva il ritiro di Israele dai territori occupati; una frase del testo che lascia spazio a un'ambigua interpretazione, ha di fatto bloccato l'applicazione della Risoluzione. Per cui, dopo cinquanta anni, continuano le medesime difficoltà di allora.

Con Cross My Palm with Silver, Avishai Cohen dà corpo a un jazz atipico, sospeso fra la cultura ebraica askenazita e sefardita, e le suggestioni per la musica classica; fra cupo pessimismo e l'utopia della pace. La sua tromba rispecchia questo sentire, ma seppur elegante, ha forse il torto di non sviluppare i suoi fraseggi, che restano inchiodati a poche note cute. Pur evocative, le sonorità sembrano mancare di fantasia. Yonathan Avishai al pianoforte regala eleganti atmosfere sospese fra la delicatezza della psichedelia e i caldi colori dell'andante di un moderato honky tonk; grazie a questo dualismo sonoro, le cinque suite dell'album possiedono una coinvolgente, a tratti persino disturbante, conflittualità, specchio delle tematiche affrontate. Sobria e in disparte la base ritmica, limitata alla scansione del tempo.

l'album ha una profonda impostazione meditativa, concepito probabilmente perché l'ascoltatore si spinga oltre la musica e rifletta su questa conflittuale contemporaneità. E in sottofondo, l'impressione che il jazz sia un sottile corridoio tracciato dal "Grande Architetto dell'Universo" (volendo citare Voltaire), per ricordare agli uomini che quando ne avessero avuto abbastanza di guerre e di violenze, lì avrebbero potuto trovare un istante di tranquillità.

Track Listing

Will I Die, Miss? Will I Die?; Theme For Jimmy Greene; 340 Down; Shoot Me In The Leg; 50 Years And Counting.

Personnel

Avishai Cohen: trumpet; Yonathan Avishai: piano; Barak Mori: double bass; Nasheet Waits: drums.

Album information

Title: Cross My Palm With Silver | Year Released: 2017 | Record Label: ECM Records


About Avishai Cohen - Trumpet

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