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Domenico Cartago: Chromos

La prospettiva pittorica è l'inconsueto punto di vista che il giovane pianista Domenico Cartago ha adottato per Chromos, il suo ultimo album che conferma come la scena giovanile del jazz italiano sia fra le più interessanti e raffinate del Vecchio Continente, con produzioni di spessore che lasciano emergere una solida formazione umanistica. La Puglia, sospesa fra Oriente e Occidente, fatalismo e scetticismo, misticismo e disillusione, è la regione più vivace di questa ricerca musicale.

Chromos è un album sinestetico e introspettivo, ammantato di colori crepuscolari come una pittura preraffaellita; l'intenso pianoforte di Cartago, sintonizzato sul registro grave, vacilla all'orecchio dell'ascoltatore come la fiamma di una candela nella camera di Ofelia o di Amleto, e a contrasto con la batteria di D'Ambrosio crea un gioco d'ombre suggestivo, metafora del gran teatro del mondo animato da fantaccini, santi ed eroi, parimenti destinati a seppellire la gloria sotto la cenere. Sul fondo di questo splendido album, sembra di percepire l'amarezza di Federico II di Svevia, l'affanno della sua nobile lotta contro la Storia, ma anche la levità di quella poesia cortese che fiorì alla sua corte, in Puglia, a Castel del Monte. La ritmica è cadenzata, avvolge con garbo l'ascoltatore come un sonetto musicato da Casella, e Giorgio Vendola al contrabbasso e Pippo D'Ambrosio alla batteria accompagnano Cartago disegnando trame di placida eleganza attorno al suo pianoforte.

"Indaco," un brano delicato e sfuggente, esattamente come il colore meno ortodosso dell'arcobaleno cui appunto allude il titolo. Considerato più una sfumatura che un colore in senso proprio, trova il suo omologo in questa composizione "tremolante," indecisa sulla direzione melodica da prendere; i passaggi del pianoforte sono crepuscolari, essenziali, insistono su poche, toccanti note gravi. L'atmosfera è resa sognante dal contrabbasso di Vendola suonato con l'archetto, che apporta una tenebrosa solennità apparentabile alle arie sacre del Seicento italiano. Ma sullo sfondo, anche un inconfondibile sapore orientale, omaggio alla terra d'origine del pigmento indaco, l'India appunto. Radicale cambio d'atmosfera nella seconda parte del brano, decisamente più vivace, marcato dalle percussioni e da un pianoforte che indulge a un leggero, quasi nostalgico music hall. Nucleo concettuale dell'album, "Gamma," un brano arricchito dal testo interpretato dalla delicata voce di Elisabetta Pasquale, simile a un acquerello di Paul Signac: un'unica strofa, cinque versi che parlano di smarrimento davanti all'invalicabile limite posto dalla comunicazione parlata, versi che però suggeriscono come quello stesso limite possa essere superato dalla musica, capace di ampliare i confini e le percezioni, un linguaggio che tocca direttamente gli strati più profondi dell'anima. "Chromos," in chiusura d'album, è un brano relativamente più vivace in tempo moderato, con passaggi pianistici più continuati e un minore spazio nell'interplay fra gli strumenti.

Cartago realizza un album riflessivo, profondamente fiducioso nel potere della musica come lenitivo dell'anima, ma permeato di levantino fatalismo circa il destino dell'uomo, il suo incedere fra dubbi e velate angosce. Un jazz diametralmente opposto a quello d'Oltreoceano, che possiede una sua matura personalità.

Track Listing

Anatema; Indaco; Ocra; Gamma; Krene; Elisheba; Chromos.

Personnel

Domenico Cartago: pianoforte; Giorgio Vendola: contrabbasso; Pippo D'Ambrosio: batteria; Elisabetta Pasquale: voce.

Album information

Title: Chromos | Year Released: 2017 | Record Label: Auand Records


About Domenico Cartago

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