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Scelsi Collection: verso una nuova idea sonora su Scelsi?

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Una delle iniziative discografiche di maggiore interesse e importanza del 2007, nel campo della musica contemporanea, è senza dubbio alcuno la nascita della Scelsi Collection. Per la verità si potrebbe anche azzardare dicendo che questo sia stato l’anno di grazia di Giacinto Scelsi, grazie all’apparizione di ben due volumi - di cui fondamentale è L’homme du son - e due registrazioni [per leggerne un approfondimento clicca qui] che si aggiungono al già ricco mosaico di testimonianze del e sul compositore.

Nelle intenzioni dei curatori, che sono la Fondazione Isabella Scelsi diretta da Nicola Sani [per leggerne un’intervista pubblicata su AAJ clicca qui] e l’etichetta Stradivarius, la Scelsi Collection non si propone di rappresentare l’integrale del catalogo scelsiano, impresa forse troppo ampia e ardua, ma vuole “costituire un punto di riferimento per l’interpretazione, la conoscenza e lo studio della musica di questo straordinario compositore, sperimentatore, poeta e viaggiatore del nostro tempo”.

I primi due volumi, usciti a poca distanza l’uno dall’altro, contengono registrazioni originali, tutte effettuate nell’ambito del Festival Scelsi [per leggerne una testimonianza clicca qui], ideato e organizzato a Roma nel 2005 per celebrare il centenario della nascita del compositore. Il Festival è stato “una lunga maratona concertistica”, sviluppatasi nell’arco di sei mesi attraverso oltre quaranta manifestazioni. Alla luce della mole di materiale prodotto nell’ambito del Festival, questi due volumi possono quasi sembrare poca cosa, ma non è così che va vista la Scelsi Collection.

L’universo sonoro di Scelsi necessitava da troppo tempo della giusta attenzione e il festival romano, di dimensioni quasi ciclopiche, ha finalmente creato i presupposti concreti per un accostamento globale (e anche “globalizzato”) al mondo del compositore, offrendo al contempo una varietà di approcci interpretativi a tale mondo. Non che Scelsi andasse sdoganato o divulgato, intendiamoci. Scelsi necessitava di uscire dall’ambito ristretto ed elitario in cui da tempo viveva. Anche per volontà del compositore, sia chiaro. Infine, Scelsi necessitava di essere rappresentato dal vivo, nelle sue forme e dimensioni sonore più vive, vere e naturali. Uomo di suono attraverso il suoi suoni.

Luce riflessa di questa iniziativa, di primo acchito si potrebbe dire che la Scelsi Collection rappresenta uno Scelsi dalle varie e variegate sensibilità (per tipologia di partiture e interpreti), uno Scelsi fortemente italiano (quasi tutti gli interpreti di questi due volumi sono italiani), naturalmente sonoro (fondamentale l’effetto “live” che si avverte nelle registrazione), uno Scelsi ridimensionato (forse umanizzato?).

Messi da parte i “giganti” della sensibilità scelsiana (pensiamo, ad esempio, a Frances-Marie Uitti), che pur sono stati presenti a diverse iniziative del Festival e che rimangono unici e assolutamente insostituibili nel loro approccio a Scelsi (anche per i profondi rapporti di amicizia che hanno unito molti interpreti storici allo stesso compositore), in questi primi due volumi si dà voce agli altri interpreti. Francamente non so quanto questa possa dirsi una scelta intenzionale, ma questa constatazione può rappresentare un forte elemento di diversità (positivo? negativo?) da quanto ascoltato fino ad ora. Scelsi non è stato, di fatto, materia d’elezione di molti interpreti, ma in quelle poche mani (e a ben vedere neppure tanto poche) da cui è passato si può dire sia stato trasfigurato.

La ricerca del suono puro, rotondo, di Scelsi, alla Scelsi, per volere di Scelsi, così come Scelsi lasciava intendere, ha da sempre rappresentato un macigno fortemente condizionante per chiunque abbia voluto avvicinarsi alle sue partiture. Non parliamo poi di quelle dove le possibilità interpretative affondano nell’improvvisazione tal quale affidata a questo/a o quel/la particolare (unico?) interprete. Le partiture e la notazione di Scelsi richiedono una enorme perizia filologica, di quella filologia che vede nel segno scritto non una completa risoluzione del fatto sonoro, ma una chiave di intuizione, ricerca, apertura, profondità. Le partiture sono dunque al tempo stesso fortemente aleatorie e perentoriamente precise. Non è un caso che nelle note di copertina al primo volume Nicola Sani “inizi” alla Collection chiamando in causa una riflessione di Scelsi proprio sul rapporto tra “suono” e “rito”...

Il bilancio di questi due volumi, delle registrazioni effettuate e contenute e della presentazione delle stesse si può dire onesto ed equilibrato. Il giudizio non è tiepido sia chiaro. Le registrazioni sono di indubbia qualità. Mancano forse di dirompenza, ma alla luce di quanto detto sopra, questo risulta essere un pregio per un approccio al compositore che sia il meno “mediato” possibile. Le sonorità sono sempre ricche di espressività e cariche di vitalità e passione. Scelsi non è autore a cui ci si accosta superficialmente e lo sforzo profuso da ogni singolo interprete merita un grande riconoscimento.

I 12 pezzi rappresentati non sono la summa, almeno per me, dell’opera scelsiana. Eppure ne incarnano molto bene un’anima. Quella spirituale, rituale, funerea, orientale, ognuno la veda e la senta come preferisce.

Può essere interessante, infine, notare che anche la Collection si disinteressa di rappresentare l’opera dal punto di vista diacronico, l’asse temperale rappresentato va dal 1930, con “Rotativa” ad uno dei “Riti” del 1976. Oltre quarant'anni di musica che possono essere visti in forma di continuum, tendenza per la verità non nuova nell'approccio al compositore.

Elenco dei brani

Vol. 1

01. Maknongan - 4:09; 02-06. Quartetto nr. 2 - 20:54; 07. Riti: I funerali d’Achille - 5:23; 08.-11. Quattro illustrazioni sulle metamorfosi di Vishnu - 13:27; Riti: I funerali di Carlo Magno - 10:04. Vol. 2

01. Pranam II - 7:09; 02. To the master - 14:12; 03. Wo Ma - 14:10; 04. Rotativa - 6:33; 05. Trio - 5:45; 06. Preghiera per un’ombra - 9:42; 07. Chukrum - 18:20.

Musicisti

Vol. 1 Roberto Fabbriciani (flauto); Quartetto d’Archi di Torino; Solisti del Musicateatroensemble; Fabrizio Ottaviucci (pianoforte); Francesco Dillon (violoncello); Fulvia Ricevuto (percussione).

Vol. 2

Ensemble 2e2m; Livia Mozzanti (organo); Carlo Teodoro (violoncello); Aldo Orvieto (pianoforte); Nicholas Isherwood (basso); Ars Ludi Ensemble; Cristina Biagini e Marco Marzocchi (pianoforte); Marco Angius (direttore); Musicateatroensemble; Véronique Fèvre (clarinetto in sib); Orchestra di Roma e del Lazio diretta da Luca Pfaff.

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