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Gekko: Moonlight Mask

Un CD che dura meno di 40 minuti? Roba da matti, verrebbe da dire. Ma per Gekko, quartetto ginevrino che prende il nome da un noto personaggio dei fumetti giapponesi, la classica durata dei vecchi e mai dimenticati vinili è più che sufficiente per investire l’ascoltatore con una mole di suoni e di idee che lascia senza fiato.

E come nella miglior tradizione dell’animazione nipponica la struttura rigida e sicura del canovaccio si sposa con improvvisi bagliori che accecano, con scarti improvvisi nella narrazione, con pirotecniche trovate timbriche, con irruzioni in altri mondi sonori dove le note sul pentagramma si sfidano in duelli all’ultima sangue.

I tre minuti di “Asile De Lupin“ si abbattono con la forza devastante di un’onda d’urto tra noise-rock e metal. I nove minuti di “Pudding“ si distribuiscono tra un inizio free elettronico - una sorta di videogioco impazzito -, una parte centrale bucolica e melodiosa come una dolce ninna nanna, ed un finale gotico, maestoso e inquietante. “Out of Nothing“ è un gioiello minimalista dove semplici schizzi di suono subiscono minimi ma decisivi impulsi che ne modificano radicalmente i contorni.

E con cosa chiudono i nostri ineffabili svizzeri? Nientemeno che con G. Fauré! La versione di “Elegie“ è di quelle da ricordare: tintinni di piatti, suoni secchi di metalli e fruscii elettronici introducono e accompagnano il brano, che rimane sullo sfondo, come incredulo di fronte a cotanta sfrontatezza.

Lungo le sette tracce di Moonlight Mask si snoda un cordone ombelicale che alimenta la curiosità dell’ascoltatore anche nei passaggi più impervi ed ostici. Vi scorre una sottile vena melodica che gioca spesso a nascondino, assumendo le sembianze meno attese e vi soffia lo spirito libero dell’improvvisatore che diverte e si diverte lontano da stucchevoli intellettualismi.

Imperdibile.

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