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Mario Biondi and Duke Orchestra

AAJ Italy Staff By

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Teatro Romano - Verona - 04.06.2007

C’era molta attesa per il debutto del Tour di Mario Biondi, e le premesse erano di buon auspicio, infatti era stata aggiunta un’altra data al Teatro Romano di Verona, per soddisfare l’enorme richiesta di biglietti. Solo l’incognita del tempo ha voluto metterci lo zampino e la “prima” ufficiale di sabato 2 giugno è stata spostata al 4 e questa è stata proprio la serata a cui abbiamo assistito.

Non mancava proprio nessuno: gli High Five al gran completo, con Fabrizio Bosso alla tromba, Daniele Scannapieco al sax, Luca Mannutza al piano, Piero Ciancaglini al basso e Lorenzo Tucci alla batteria, la Bim Orchestra diretta da Alessandro Magnanini e infine lui, il "very very White", come sosteneva ridendo a chi gli faceva notare di essere il Barry White italiano. Biondi sta coronando il successo del disco Handful of Soul affrontando una tournèe molto impegnativa che lo porterà in giro per l’Italia oltre a qualche tappa europea. E se gli appuntamenti saranno tutti di questo livello le soddisfazioni saranno enormi!

Infatti l’impatto iniziale è molto forte e la suggestione che dà la Bim Orchestra lascia senza dubbio il segno: fa una certa impressione sentire subito la canzone che ha lanciato il buon Mario nell’olimpo della hit parade, come direbbe il buon Lelio Luttazzi, con l’eco dei violini e dei fiati raddoppiati. Ma se la versione in questa veste di “This Is What You Are” non aggiunge molto all’originale subito dopo con “Close to You” di Bacharach, una delle quattro “nuove entrate” dello show, si può notare l’importanza degli incastri armonici che ben supportano la voce di Biondi. Alcuni arrangiamenti hanno privilegiato il 'brasilian sound', come per esempio “A Child Runs Free”, con un pregevole Bosso alla tromba con sordina e un Luca Mannutza da manuale, “No Mercy for Me” in una versione più “dolce” e “Rio de Janeiro Blue” con un grande Scannapieco. Mentre altri hanno messo in risalto le potenzialità d’assieme dell’Orchestra, come è il caso di “I’m Her Daddy” un lento blues carico di soul col Super Mario in un’esibizione da pura black voice, o con “Slow Hot Wind” di Henry Mancini che riacquista la sua dimensione originale.

Proprio a metà dello spettacolo c’è stato un intervento strumentale che vedeva protagonisti solo gli High Five che hanno reinterpretato alla loro maniera un classico di Horace Silver, “The Jody Grind”, mettendo in evidenza tutte le loro doti solistiche, con un plauso alla sezione ritmica di Ciancaglini e Tucci sempre impeccabile.

Spazio poi anche per Alessandro Magnanini, che oltre ad essere il direttore d’orchestra e l’autore dei brani di Biondi s’è preso la briga anche di sfoderare un assolo bensoniano in “Never Die”. Il gran finale è stato ancora ricco di sorprese, con un omaggio proprio a Barry White con “Just the Way You Are”, un inedito che probabilmente apparirà nel prossimo disco e un altro brano di Billy Whiters, “Hello Like Before”, che ha dato anche l’opportunità di presentare la brava arpista Desirè Dell’Amore.

E Biondi? Che dire, con una voce così tanto di cappello, qui non ci sono artifizi tecnologici, ma solo gran cuore e tanto tanto lavoro uniti ad una passione per la musica che lo accompagna da decenni. Bravo Mario, buona la prima!

Foto di Roberto Cifarelli

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