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Lawrence "Butch" Morris: The Art of Conduction. A conduction Workbook

Riccardo Brazzale By

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Vista la complessità della materia trattata, abbiamo pensato di chidere ad uno dei principali direttori e arrangiatori europei, Riccardo Brazzale, di leggere per noi il curatissimo volume di Lawrence D. “Butch” Morris (a cura di Daniela Veronesi). Quella che segue è la sua recensione.

The Art of Conduction. A conduction Workbook
Lawrence "Butch" Morris (a cura di Daniela Veronesi)
Karma
224 pagine
ISBN-13: 978-1942607427


Lawrence Douglas "Butch" Morris è stato senza dubbio una delle figure più anomale e al tempo stesso influenti sulla scena del nuovo jazz degli ultimi decenni. Cornettista ma soprattutto compositore e direttore, era nato il 10 febbraio 1947 a Long Beach, California, per dover cautamente uscire alla ribalta nella seconda metà degli anni '70 grazie alla collaborazione con David Murray che, pur più giovane di lui, era allora già un punto di riferimento. Murray gli dà credito, ovvero la possibilità di mettere in pratica le sue strane idee sulla "improvvisazione guidata," quella conduction che Morris andava sviluppando dopo aver ripensato ad alcune suggestioni che gli venivano dalle vecchie frequentazioni con Charles Moffett, il batterista di Forth Worth noto per il suo sodalizio con Ornette.

L'idea di Butch Morris era suggestiva: anche il direttore d'orchestra poteva improvvisare e lo avrebbe fatto per mano degli improvvisatori che lui stesso guidava con l'arte della conduction. Significava che la musica poteva modificarsi secondo il linguaggio e l'estetica di una sorta di free controllato, guidato, condotto più che diretto, grazie a un insieme di regole condivise con gli esecutori.

Anzi, erano in fondo i componenti dell'ensemble che, assieme a un direttore primus inter pares, costruivano la musica nell'atto del suonarla senza l'ausilio di parti scritte e tuttavia dopo aver mandato a memoria non degli head arrangements di basiana memoria ma una serie di segni: di fatto, un metodo codificato secondo una comunione idiolettica di intenti, tipica solo di quel gruppo.

Oggi, a quattro anni dalla scomparsa del Vate (il 29 gennaio 2013, a New York), dopo un lascito discografico quasi pre-testamentario (un cofanetto del '95, di ben dieci CD, che si chiama proprio Testament), esce un libro assai prezioso, titolato "The Art of Conduction" a cura di Daniela Veronesi, pubblicato da Karma di New York (grazie al concorso della Pozitif e Tilton Gallery).

Si tratta del manuale, verrebbe da dire definitivo, del Metodo Morris, un Conduction Workbook destinato a chiunque voglia cimentarsi con l'arte dell'improvvisazione guidata, sia essa di derivazione jazzistica o accademica, colta o popolare, occidentale od orientale, del sud o del nord del mondo. Rilegato con curata brossura e rigida copertina cartonata, ricco di fotografie ma specialmente di disegni, schizzi e schemi, il volume chiarisce in maniera dettagliata come comunicare le diversità di attacco e di chiusura, la varietà di dinamiche e di agogiche, i cambiamenti sia di articolazione melodica che di pulsazione e suddivisione ritmica, gli spostamenti fra diverse regioni tonali o modali.

Il libro è, come si suol dire, molto tecnico ma la sua bellezza e il suo interesse stanno nell'offrire non solo chiarezza e segni univoci ma anche e soprattutto spunti e idee da sviluppare, persino per il neofita sognatore.

Forse, più ancora che quel monumentale cofanetto di dieci CD e sedici conduction, il vero "Testament" di Butch Morris potrebbe esser proprio qui, dentro a questo workbook, racchiuso nell'auspicio finale che Butch scrisse un paio di mesi prima che il carcinoma polmonare chiudesse il suo corso: «The music could start with no indication from me».

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