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Jazz Engine Records

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Nata come allegato alla rivista bimestrale Jazzit, la serie Jazz Engine Records si può dire rifletta di luce propria grazie alla qualità delle incisioni, alla freschezza delle proposte e ad un passaparola tra appassionati che l'ha trasformato in un apprezzato e atteso appuntamento discografico. Copertine dai colori vivaci e dalla grafica poco convenzionale, musica che abbraccia un ventaglio artistico piuttosto variegato, i sei CD presentati sono una vetrina importante per giovani formazioni e rappresentano un'interessante forma alternativa di distribuzione [i CD sono disponibili anche separatamente dalla rivista sul sito Jazzos].

Carlo Nardozza Quintet

Rubberduck

(2007)

Valutazione 3,5 stelle

Il Carlo Nardozza Quintet è formazione dalla classica impostazione bop con i due fiati sostenuti dalla sezione ritmica, ma con la decisiva scelta di sostituire il tradizionale pianoforte con la chitarra. Ed è questa l'elemento principale che svincola la formazione belga dall'ennesima rivisitazione del linguaggio jazzistico per eccellenza.

Perché la chitarra elettrica di Melle Weijters funge di frequente da guastatore timbrico, da scossoni decisivi al mood dei brani, innervandoli di spirito rock quando meno te lo aspetti. Senza dimenticare la scrittura di Nardozza (la maggior parte dei brani portano la sua firma) incisiva, variegata, felicemente risolta sia nei tempi lenti che in quelli più nervosi e in perfetta sintonia con le peculiari qualità dei musicisti. Arrangiamenti freschi, frizzanti, mai banali, solisti ispirati e inventivi sono la degna cornice di Rubberduck, ottimo esempio di jazz moderno.

The 3moons

Voyage

(2007)

Valutazione 3,5 stelle

Con The 3moons siamo in presenza di un'altra formazione canonica (basso/batteria/sax) nella storia del jazz, ma anche in questo caso assai lontani dalla riproposizione iconografica dei modelli del passato. Basta leggere gli autori dei brani non originali (Ornette Coleman, Bjork, Thelonius Monk, tre irregolari per eccellenza) per capire come la musica di Voyage si espanda verso territori poco convenzionali. Innanzitutto grazie al suono, assolutamente acustico ma come attraversato da fremiti elettrici, secco e tagliente ma pure intriso di un caldo soffio mediterraneo, pronto a catturarti al primo ascolto.

Poi la complicità che emerge lungo le dieci tracce del disco: accomunati dall'origine barese e da esperienze professionali e di vita in quel di Parigi, Gaetano Partipilo, Mauro Gargano e Fabio Accardi trasferiscono in musica i propri vissuti, mescolando passioni, giocando con le citazioni, stuzzicandosi a vicenda. La ricercata struttura dei brani originali viene così attraversata da un flusso ininterrotto di idee e di piccole invenzioni mentre le cover si trasformano sotto i sapienti tocchi dei tre in qualcosa di più di semplici omaggi, come la strepitosa versione di "Five Years" firmata Bjork

Miles Okazaki

Mirror

(2007)

Valutazione 4 stelle

Con Mirror di Miles Okazaki ci si tuffa nella giovane scena creativa di New York. Registrato al System Two di Brooklyn, della grande mela Mirror assorbe nevrosi, frenesie, contraddizioni ma soprattutto stimoli, sollecitazioni, idee ed una continua pulsazione vitale. Il giovane chitarrista americano si circonda di un formidabile gruppo di musicisti amici, Miguel Zenon, David Binney, Chris Potter, Dan Weiss e licenzia un debutto con i fiocchi.

Le quindici composizioni che portano la sua firma e vanno dai 24 secondi di "Theme III" ai sette minuti abbondanti di "Volcano," mostrano un musicista dalla scrittura fertile, aperta alle contaminazioni ed una chitarra che sa essere velenosa, caustica, irriverente ma anche dolce e morbida nella sua versione acustica. Quello che sorprende in Mirror non sono tanto le qualità dei singoli, peraltro ampiamente appurate, quanto il disegno complessivo, la sensazione di trovarsi dinanzi ad un mosaico meraviglioso e complesso nel quale ogni tassello apporta la propria specificità.

Il risultato? Un disco dal fascino irresistibile per quel misto di orecchiabilità e di libero flusso sonoro, che il fantastico lavoro di scomposizione ritmica di Weiss porta a grandi livelli.

Marco Bardoscia

Opening

(2007)

Valutazione 3 stelle

Con Opening si ritorna in Italia, nell'assolato Salento. Il quartetto del contrabbassista Marco Bardoscia ha profonde radici nell'humus più fertile della storia della musica afroamericana, quello che a cavallo tra gli anni '50 e '60, ha contribuito ad allargare definitivamente gli orizzonti di quella musica. E così in Opening troviamo valzer leggiadri e poetici, "Waltz for Nina," ritmi spezzati dal groove funkeggiante,"Lite domestica," morbide ballad, "Meditazione," leggiadro swing, "Piedi per terra," coinvolgenti ritmi caraibici, "No Money," e via dicendo .

Il merito di Bardoscia (autore di pregevoli interventi solistici) è quello di aver assemblato una band coesa e ispirata (intenso il sax di Raffaele Casarano), organizzata e diretta con piglio da veterano, di aver trovato un giusto equilibrio nella scrittura e ...di essersi assicurata la presenza di Gianluca Petrella in quattro delle nove tracce del disco. Perché il trombonista barese illumina la scena con le sue invenzioni, la sua verve e la sua voce strumentale e sembra infondere sicurezza e tranquillità agli altri membri della band. Opening non sprizzerà originalità da tutti i pori, ma è disco ben suonato e di gradevole ascolto.

Kneebody

Low Electrical Worker

(2007)

Valutazione 4 stelle

Questa volta è la costa occidentale degli Stati Uniti a rivendicare pari dignità artistica con quella orientale, ben più pubblicizzata e coccolata da media e operatori del settore. A farlo sono i Kneebody, cinque giovanotti scatenati impegnati a fare musica difficilmente etichettabile. Perché Low Electrical Worker, come l'omonimo sorprendente album d'esordio, possiede l'energia del rock, la magia melodica del miglior pop, la ricerca di nuove sonorità tipica dell'elettronica, la verve improvvisativa del jazz, il groove di certo funky, il potere ipnotico del drum & bass.

Benché Kneebody sia chiaramente un collettivo, senza prime donne né dal punto di vista solistico né da quello compositivo, si potrebbe dire che gli impulsi primordiali dell'intero caleidoscopio sonoro di Low Electrical Worker partano dalla stazione di comando di Adam Benjamin. Le sue diavolerie, (pardon), tastiere elettroniche, oltre a sprigionare una miriade di prelibatezze timbriche fungono da indispensabile elemento di raccordo tra la pulsazione incontenibile della sezione ritmica e le evoluzioni imprevedibili, spesso metafisiche dei due fiati. Con questo lavoro Kneebody si conferma come una band chiave per capire le possibili direzioni che potrà prendere la musica improvvisata del terzo millennio.

Osmiza

Pop Gossip

(2007)

Valutazione 4 stelle

Quei diavoli di El Gallo Rojo! Sì, perché anche in Osmiza c'è lo zampino dal più fertile collettivo presente sul nostro territorio. Francesco Bigoni e Danilo Gallo provengono da lì e lo sloveno Aljosa Jeric è un vicino di casa che non ha esitato a rispondere al richiamo di quelle sirene. L'inizio di Pop Gossip è strepitoso. "Let Bygones Be Bygones" ha un andamento ad elastico, procede tra accelerazioni e souplesse, senza riferimenti metrici assoluti, con i musicisti che si scambiano i ruoli, in un piccolo bignami della più felice improvvisazione jazzistica. "Seattle Punk Ratzi" è puro godimento compositivo e sonoro, siamo dalle parti di Reid Anderson, di Bad Plus e di Nirvana, l'esaltazione dello spirito rock attraverso la sensibilità jazzistica.

E per non dimenticare le origini, ecco "Blue and Sentimental" di Basie, emblema della classicità, rispettato nella sua struttura principale ma sottoposto alle geniali interferenze elettriche prodotte dalle tastiere di Alfonso Santimone. Poi, pur mantenendosi su livelli di eccellenza, si allenta leggermente il groviglio di emozioni e di adrenalina e nell'incisione fa capolino qualche momento di minor ispirazione. Ma l'ellingtoniana "Don't Get Around Much Anymore" in versione beat, rimette le cose a posto e si trasforma nella ciliegina sulla torta di un lavoro sorprendente.

Elenco dei brani:

Rubberduck: 01. Down to Bernina (Nardozza); 02. Comba (Nardozza); 03. Rubber Duck (Weijters); 04. Intro (Nardozza,Doemen); 05. Sbbk (Nardozza); 06. Making Choices (Nardozza); 07. Fraimundo (Nardozza); 08. My Romance (Rodgers,Hart); 09. Table for five (Nardozza); 10. Big Time!(Van Acker); 11. Bad Hair Day (Doemen); 12. Trico Traco (Nardozza).

Voyage: 01. Leaving Mechanic World (Partipilo); 02. The Hill (Gargano); 03. WRU (Coleman); 04. I martiri di Otranto (Gargano); 05. Twelve in Paris (Partipilo); 06. Five Years (Bjork); 07. Ciro chi? (Partipilo); 08. The Quiet I Never Had (Jacoviello); 09. John Titor Dilemma (Partipilo,Gargano); 10. Brilliant corners (Monk).

Mirror: 01. Theme I; 02. Spiral; 03. Mirror I; 04. Howl; 05. Invention; 06. Theme II; 07. Metamorphosis; 08. Halfway; 09. Momentum; 10. Canon; 11. Theme III; 12. Improvisation; 13. Volcano; 14. Mirror II; 15. Chorale.

Tutte le composizioni sono di Miles Okazaki.

Opening: 01. Piedi per terra; 02. Waltz for Nina; 03. Lite domestica; 04. Bamboo (Bardoscia,Casarano,Congedo,Parmegiani); 05. I don't Know; 06. Meditazione; 07. No Money (Casarano); 08. Solo per te (Sangiorgi); 09. Joy In 7.

Tutte le composizioni sono di Marco Bardoscia tranne quelle indicate.

Low Electrical Worker: 01. Poton ( Wendel); 02. Blue, Yellow, White (Endsley); 03. Dr. Beauchef, Penguin Dentist (Benjamin); 04. Flood on 12th Street (Endsley); 05. Roll (Benjamin); 06. Notwithstending (Benjamin); 07. Of Course (Benjamin); 08. Finlayson (Endsley); 09. Cupcake Baby (Rastegar); 10. Looking Back (Endsley); 11. Mahalia (Endsley); 12. Mr. Darcy (Wendel); 13. The Politician (Wendel).

Pop Gossip: 01. Let Bygones Be Bygones (Gallo); 02. Seattle Punk Ratzi (Bigoni); 03. Blue and Sentimental (Basie); 04. Presernova 5 (Bigoni, Gallo, Jeric); 05. Space Out (Gallo); 06. Pop Gossip ( Bigoni,Gallo,Jeric); 07. Fable of Faubus (Mingus); 08. 060804 (Gallo); 09. Ljubjana (Bigoni,Gallo,Jeric); 10. We Are Looking for an Asteroid (Bigoni, Gallo, Jeric); 11. Lowbrow Tastes (Bigoni); 12. Don't Get Around Much Anymore (Ellington).

Musicisti:

Rubberduck: Carlo Nardozza (tromba, flicorno); Daniel Daemen (sax soprano e contralto); Melle Weijters (chitarra); Tom van Acker (contrabbasso); Steffen Thormaehlen (batteria).

Voyage: Gaetano Partipilo (sax alto e soprano); Mauro Gargano (contrabbasso); Fabio Accardi (batteria).

Mirror: Miles Okazaki (chitarra, kanjira, computer); David Binney (sax alto); Miguel Zenon (sax alto); Chris Potter (sax tenore); Christof Knoche (clarinetto basso, sax soprano, sax alto); Jon Flaugher (basso elettrico, contrabbasso); Dan Weiss (batteria, tabla, frame drum, drum sample).

Opening: Raffaele Casarano (sax alto e soprano, xaphoon); Alberto Parmegiani (chitarra); Marco Bardoscia (contrabbasso); Dario Congedo (batteria), Gianluca Petrella (trombone) in #1,5,7,9; Andrea Sabatino (flicorno) in #2; Alessandro Monteduro (percussioni) in #5.

Low Electrical Worker: Shane Endsley (tromba, effetti); Ben Wendel (sax tenore, melodica, mouthman 2000, effetti); Adam Benjamin (fender rhodes, piano, clavinet, sintetizzatore); Kaveh Rastegar (basso); Nate Wood (batteria).

Pop Gossip: Francesco Bigoni (sax tenore); Danilo Gallo (contrabbasso); Aljosa Jeric (batteria, percussioni); Alfonso Santimone (fender rhodes, elettronica, korg ms10) in #3; Enrico Terragnoli (chitarre) in # 12.

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