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Jazz & ...Alpi!
Per rispondere a questa domanda abbiamo preso in esame queste tre proposte, due della quali recenti, la terza un po’ più antica, ma recentemente ristampata e rilanciata dai suoi protagonisti anche dal vivo.
Walkin’ On Fire
Just Alpin
Brambus Records
2006
Valutazione: 3,5 stelle
Iniziamo dal CD Walkin’ On Fire, dei Just Alpin, uscita per la svizzera Brambus Records nel 2006. Il gruppo vede di scena un sestetto proveniente da tre diversi ambiti culturali circostanti le alpi: Italia, Grigioni svizzeri e Sud Tirolo. Proprio questa circostanza sembra essere ciò che in primo luogo permette il richiamo alle alpi, attorno alle quali giacciono le tre regioni. Anche perché il progetto nasce dall’incontro dei tre autori dei brani inclusi nel programma - Valentin Kessler (fisarmonicista di Coira, Svizzera), Marco Gotti (clarinettista e sassofonista di Bergamo) e Norbert Dalsass (bassista di Bressanone), gli ultimi due ancora presenti nell’attuale formazione - nativi di zone a ridosso delle catena montuosa. Ad essi si sono poi aggiunti la voce di Titta Nesti, il sintetizzatore di Renzo Vigagni, il djembé di Renate Gujan e la batteria di Roman Hinteregger.
L’ispirazione montanara della musica è presente soprattutto nelle composizioni di Kessler - musicista popolare e di ricerca che dispiace non ascoltare nel disco - ma prende forme diverse grazie soprattutto agli interventi della Nesti - che inserisce il canto scat di derivazione jazzistica nei contesti tradizionali - del synth di Vigagni - che ne amplia le atmosfere - e del djembé della Gujan - che apporta un sapore esotico ai brani. Ma anche i sax di Gotti si spingono spesso in direzioni fortemente jazzistiche, talvolta di libera improvvisazione, anche in dialogo con la voce di Titta Nesti.
Tra le dieci tracce, godibili e curiose, spicca forse “Alpenros in Bergesland” di Kessler, nella quale l’avvio tradizionale si sviluppa poi in una struttura improvvisata e libera, con bella continuità che non è frequente trovare in questi ambiti.
Sweet Alps
Michael Lösch
Autoprodotto
2006
Valutazione: 3,5 stelle
Più marcatamente legata alla tradizione popolare, ma egualmente portatrice di elementi progressivi, la seconda proposta - Sweet Alps - Concerto Jazz per Banda - opera principalmente del pianista e organista meranese Michael Lösch.
Qui in gioco c’è un gruppo di sedici ottoni, a cui si aggiungono una batteria, il sax solista di Florian Branböck e l’organo del leader. Il tutto, sotto la direzione di Helga Plankensteiner.
Ne vien fuori un opera allegra e festosa, nella quale i suoni della banda sono ben presenti e, assieme ad un’ispirazione popolare dei temi, costituiscono la cifra generale. Tuttavia, vuoi grazie alle strutture e agli arrangiamenti, vuoi per la presenza della batteria e del sax solista (Branböck, specie al soprano, è davvero molto bravo), in molti momenti il gruppo pare trasformarsi in una big band sostenuta ritmicamente da tuba e tromboni, con passaggi funky, free, di improvvisazione ironica e infuocata, che si risolve nelle “marce” tradizionali di partenza, conferendo però ad esse un significato alquanto diverso dall’ordinario.
Curioso anche il modo in cui Lösch fa interagire l’organo con queste atmosfere, talvolta inserendo sonorità postmoderne, aliene ma ancora una volta ironicamente e festosamente integrantisi nella tradizione.
Difficile scegliere tra le otto belle tracce registrate dal vivo, anche se l’improvvisazione del soprano sullo sfondo degli ottoni e il prosieguo della tuba accompagnata dal battimani del pubblico in “Ano Geat Nou” è davvero uno spasso: quando il gruppo si apre ad una magmatica libertà, non si capisce più se siamo in Alto Adige o a New Orleans. Così come affascinante è il contralto sostenuto dalla banda in “Off Limits”.
In un panorama jazzistico nel quale le bande acquistano un crescente interesse, questa proposta di Lösch merita attenzione, e soprattutto merita di essere invitata ai festival, sempre più a rischio di assopimento in proposte tanto poco originali, quanto poco coinvolgenti scenicamente.
Alpine Aspects
Wolfgang Puschnig
Universal Music
2006
Valutazione: 4 stelle
Ancora incentrato su un progetto bandistico è l’ultimo CD in esame, anche se qui siamo di fronte ad una vera e propria opera pioneristica. Si tratta infatti della ristampa di un disconosciuto lavoro del 1991 del ben noto e originalissimo sassofonista austriaco Wolfgang Puschnig, che - in tempi non sospetti - mette in scena un gruppo jazz (accanto ai suoi sax, la tromba di Bumi Fian, il basso elettrico di Jamaaladeen Tacuma, la batteria di Thomas Alkier e, in alcune tracce, la voce di Linda Sharrock) e gli affianca la banda di ottoni della città austriaca di Amstetten, diretta dal Kappelmeister Robert Pussecker.
Della recente riproposta dal vivo di questo gruppo avevamo parlato come una delle più belle sorprese dell’ultimo Jazzfestival di Saalfelden (leggi la recensione del concerto). Qui la differenza è soprattutto la presenza della Sharrock, mentre rimangono non solo la straordinaria interazione tra solisti e gruppo tradizionale, ma anche e soprattutto tra temi popolari e ispirazioni jazzistiche, con Ornette che fa capolino qua e là tra i ritmi di fanfara montanara.
La presenza di musicisti straordinari come Tacuma e Puschnig fa il resto, offrendo momenti di grande jazz all’interno di una cornice festosa e atipica, oltretutto fortemente sentita dal leader, originario del territorio alpino (non a caso in copertina campeggia il piccolo Wolfgang in costume popolare) e perciò convintamente coinvolto nella riscoperta delle proprie origini, lui ormai inserito in pianta stabile in alcune delle più acclamate formazioni della musica afroamericana.
Un disco, quest’ultimo, che merita andarsi a cercare, per il suo valore “storico” (è forse una delle prime sperimentazioni bandistiche dell’universo jazz) e per quello artistico, trattandosi davvero di un lavoro eccellente.
Il che dimostra, assieme agli altri due lavori recensiti, che “Jazz e Alpi” non stanno poi così male assieme quanto una considerazione superficiale e di senso comune potrebbe a prima vista far pensare...
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