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Il tucano rosso ha il becco sempre più lungo…

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Il titolo può sembrare insolito per una recensione che vuole presentare le ultime novità di una etichetta indipendente, per giunta canadese!, ma dal momento che la Red Toucan ha da poco festeggiato dieci anni di scintillanti produzioni nell’ambito jazz, una dedica un po’ roboante ci pare colga meglio lo spirito con cui vorremmo affidarvi i suoi nuovi e futuri progetti.

Vv.Aa.

amalgam(e) 10 ans de RED TOUCAN

Red Toucan

(2004)

Valutazione: 3,5 stelle

Prima di tuffarci nelle produzioni più recenti consigliamo a quanti non conoscono questa etichetta di ascoltarsi i due CD della collezione “amalgam(e)” che offrono una panoramica esauriente e piuttosto approfondita di dieci anni di musica e scoperte targate “tucano rosso”.

La storia della Red Toucan, quella raccontata attraverso i frammenti scelti dal suo direttore artistico Michel Passaretti in “amalgam(e)”, affonda come molte altre storie di etichette indipendenti nella passione pionieristica di un progetto nato e mosso dalla passione per il jazz e dal desiderio di diffondere e far conoscere i musicisti canadesi. I primi ad essere promossi a metà degli anni Novanta sono stati Charles Papasoff, Normand Guilbeault, Marilyn Crispell e Georg Graewe. In mezzo a questi nomi spunta anche quello della contrabbassista francese Joelle Leandre che sappiamo essere stata nel tempo partecipe della scena jazzistica d’improvvisazione canadese, grazie soprattutto agli incontri avvenuti nell’ambito del festival di Vancouver.

Le tracce di “amalgam(e)” sono in diligente ordine cronologico. È così possibile registrare una decisa svolta nella storia dell’etichetta, che trova una sua fisionomia caratteristica che la contraddistingue ancor oggi, da nel momento in cui hanno preso sempre maggior corpo progetti di “musica improvvisata”. Sul finire degli anni Novanta la Red Toucan ha sicuramente fatto il suo ingresso nel circuito internazionale, presentando artisti quali Paul Plimley, Wolter Wierbos, Peter Brozmann, Mark Whitecage, Achim Kaufmann, John Butcher, Gerry Hemingway, Michael Moore, John Lindberg e Frank Gratkowski, per non parlare dei progetti della Leandre di cui si è già parlato in AAJ [clicca qui per leggerne].

Il nuovo millennio non smentisce lo spirito libero del “tucano rosso”. Si ampliano e affinano numero e qualità delle collaborazioni e l’aria di globalizzazione soffia anche nelle corde e nei fiati di musicisti sempre più attenti ai nuovi indirizzi dell’improvvisazione. I progetti più intriganti sono quelli che vedono confrontarsi artisti canadesi (o “del giro”) con jazzisti giapponesi, in particolare Masahiko Satoh, Yuji Takahashi e Sakari Luoma.

Il desiderio di diventare una etichetta di riferimento per quanti interessati alla musica creativa più in generale è dimostrato negli ultimi anni dalle (tutte) sempre interessanti e stimolanti produzioni di molte delle quali si è già dato conto sulle pagine di AAJ. Per quanto riguarda le più recenti vorremmo in particolare soffermarci su Kamosc, Decision Dream e Four Compositions.

Achim Kaufmann - Michael Moore - Dylan Van der Schyff

Kamosc

Red Toucan

(2006)

Valutazione: 4 stelle

Kamosc è la prima registrazione in assoluto del trio Achim Kaufmann (piano), Michael Moore (sassofoni e clarinetto) e Dylan van der Schyff (batteria) - con inserimenti di Wolter Wierbos (trombone [3,11]) - tre improvvisatori che in altri progetti hanno dimostrato di essere davvero belle teste pensanti!

Kamosc si fonda sulle composizioni di Kaufmann ma trova una propria forte identità nell’imprinting dei due sideman Moore e van der Schyff: c’è una vena di assoluta empatia che fa coagulare sonorità che viaggiano nelle loro menti da anni; c’è un senso di libertà che sprizza intenso e leggiadro che fa decollare la musica; c’è una dimensione d’astrattismo tutto contemporaneo che rende oblique le 13 tracce; c’è una capacità d’astrazione del tutto spiazzante che fa prendere il volo al trio, staccandosi decisamente da ovvi e banali schemi. Anzi, Kaufmann, Moore e van der Schyff prendono il volo seguendo una traiettoria - astratta e indicibile - tutta loro che abbandona presto l’ascoltatore...

Un’ultimo appunto su Wolter Wierbos, il cui trombone attraversa le tracce di “skimble-scamble” e “the cyans”. Bello, provocante, capace di insinuarsi nei pochi spazi lasciati in sospeso dal trio. Azzeccato!

Decision Dream

Steamroom Variations

Red Toucan

(2005)

Valutazione: 3 stelle

Come molti lavori nati nell’ambito dell’improvvisazione anche “Steamroom Variations” nasce da una registrazione in studio effettuata tutta d’un fiato. Le sei di flusso improvvisativo realizzate da Anthony Bianco (batteria e cimbali), Magnus Alexanderson (chitarra elettrica e loops) e Jair-Rohm Parker Wells (contrabbasso elettrico e loops) sono state registrate [senza overdubs ma con uso di loops e multi-effetti] allo “Streamroom” di Londra in un giorno d’agosto (2004) e sono state poi riprese e modellate in un secondo tempo per produrre le 3 “variations” (parte I, II, III) che danno vita a questo lavoro.

Ad una base di forte impatto emotivo e sonoro sono dunque state successivamente aggiunte modifiche e trasformazioni che hanno trasfigurato il flusso sonoro di partenza rendendolo forse più interessante, decisamente più prodotto d’arte, ma anche in qualche modo freddo risultato di un lavorio passato in massima parte attraverso loops ed elettronica.

La sostanza di “Steamroom Variations” c’è; a prescindere da ritmi sincopati e spesso contratti creati dagli effetti virtuali (non sempre virtuosi). Il risultato esprime una bella energia, dinamica, poliedrica, fuori anche dai soliti schemi dell’improvvisazione elettronicamente rielaborata. Hip Hop, Be Bop, Free Bop, Drone. Scrive Jair-Rohm Parker Wells. È così è.

Simon H. Fell - SFQ

Four Compositions

Red Toucan

(2004)

Valutazione: 4,5 stelle

Senza dubbio Four Compositions è il più bel lavoro qui recensito. Forse perché è quello che esce in modo più evidente dagli schemi. Forse semplicemente perché è quello più audace e dinamico.

Il contrabbassista Simon H. Fell esegue “quattro sue composizioni” nel primo CD conducendo il quintetto formato da Alex Brand (clarinetto), Gail Brand (trombone), Alex Maguire (piano) e Steve Noble (batteria) e nel secondo cd conducendo il “Liverpool Quartet” formato da Alex Ward (clarinetto), Guy Llewellyn (corno francese) e Mark Sanders (elettronica e batteria).

Si tratta di due registrazioni effettuate a distanza di un anno che danno davvero a pensare sul lavoro di questo contrabbassista, di cui ancora troppo poco si parla. Dedito alla musica da oltre vent’anni, Simon H. Fell ha scritto composizioni per grandi impianti orchestrali ma si è anche cimentato (e in che modo!) in gruppi di impro. In qualche modo Four Compositions trova una formula che soddisfa entrambe i temperamenti e che anzi li rende complementari se non addirittura capaci di fondersi l’uno nell’altro.

Four Compositions trascende l’ambito jazz-impro senza cedere mai alla pura composizione. Simon H. Fell conduce le due formazioni con sapiente spirito mingusiano. Materia intima, ritmo incalzante, striature decise e se il caso anche furiose, spazio e aria ai sideman. Risultato: due CD strepitosi. Belli. Intriganti. Seducenti. Sinuosi. Alla faccia di chi si annoia ascoltando impro e musica contemporanea!

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