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Baltic Mood! Nuovi suoni dall’Estonia

Enrico Bettinello BY

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Nazione piccola—nemmeno un milione e mezzo di abitanti—ma ricca di talento musicale, l'Estonia.
I nomi più famosi sono certamente quelli di Arvo Part o del direttore d'orchestra Neeme Järvi, ma anche altri compositori percorrono con originalità le strade della scrittura contemporanea.

ECM abbina ad esempio due dischi interessanti nelle sue uscite primaverili della sua "New Series," una dedicata alle musiche di Erkki-Sven Tüür e l'altra della principale allieva di Tüür, Helena Tulve.

Erkki-Sven Tüür
Seventh Symphony/Piano Concerto
ECM Records
2014

Il disco di Tüür—compositore ormai maturo, è del 1959, e dal background sfaccettato (è stato anche leader di un famoso gruppo rock estone nei primi anni Ottanta, gli In Spe)—è il sesto inciso dall'etichetta bavarese e presenta due lavori di ampio respiro, la Sinfonia N. 7 Pietas e un Concerto per pianoforte, entrambi commissionati dalla Hessische Rundfunk e eseguiti dalla Frankfurt Radio Symphony Orchestra sotto la direzione di Paavo Järvi.

Sia il tumultuoso concerto, scritto nel 2006 e qui affrontato dall'ottima Laura Mikkola, che la più visionaria sinfonia (del 2009, dedicata al Dalai Lama e caratterizzata dalla presenza potente del coro), sono state composti secondo un processo che il compositore stesso definisce "vettoriale," sviluppandosi da una sorta di codice "genetico" base sottoposto a continue mutazioni.
Si tratta di due lavori costruiti magistralmente e di grande suggestione sonora.

Helena Tulve
Arboles lloran por lluvia
ECM Records
2014

Di una generazione successiva, sebbene anch'essa ormai nella piena maturità dei propri mezzi di compositrice, Helena Tulve raccoglie in Arboles lloran por lluvia cinque differenti lavori.
Da suggestioni neo-classiche la musicista sviluppa traiettorie molto attente allo svolgersi degli eventi sonori, scegliendo spesso—e non è un caso—di affidarsi a combinazioni strumentali inconsuete.

Se si eccettua la conclusiva "Exctinction des choses vues" per orchestra, negli altri lavori è la parola (sia essa un poema dello yemenita Shalom Shabazi, uno di una badessa del sud della Francia, il testo di un mistico persiano o una canzone sefardita), declinata a volte secondo un misticismo sommesso e vagamente allucinatorio, come nel caso di "Reyah hadas 'ala" con lo splendido lavoro di due controtenori e del gruppo Vox Clamantis, altre con una trama più essenziale e febbrile come nel caso di " per soprano, oboe e la stessa Tulve a bicchieri e sonagli a vento.

La title track vede l'impiego della nickelharpa e le voci di Arianna Savall e Taniel Kirikal a annodare ipnotiche trasparenze.
Originale e magnetica nella sua scrittura, la Tulve è compositrice che dalla linea di tradizione contemporanea dell'Estonia ha saputo trovare una voce distinta e da scoprire.

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