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17.000 Km. di corde (anche vocali)
Amina Alaoui
Arco Iris
ECM - distr. Ducale
Valutazione: 3,5 stelle
Partiamo dall'Andalusia, là dove la Spagna, complice lo stretto di Gibilterra, si sporge sul Marocco (quindi sull'Africa), terre che secoli addietro si sono "impastate" non poco, specificatamente al tempo della dominazione araba sul suolo iberico. E la memoria più palpabile di questo singolare travaso di culture risiede oggi, con tutta probabilità, proprio nella musica, in particolar modo dalle parti di Granada, dove sopravvive la tradizione del gharnati, in cui le stimmate convergenti (ma per altri versi fortemente divergenti) di musica araba e andalusa si mischiano con significativa evidenza.
La cantante marocchina Amina Alaoui (Fez, 1964) è oggi una delle regine del succitato gharnati, come dimostra eloquentemente questo suo primo lavoro su ECM, raffinato quanto ricco di appeal, in cui - emblematicamente - cordofoni di tradizione ispano-europea e araba (la chitarra flamenca e il mandolino, il violino e l'ud, nelle mani rispettivamente di un catalano, un brasiliano trapiantato in Portogallo e due tunisini) s'intersecano con assoluta naturalezza e coerenza espressiva, non di rado raccogliendosi in sottogruppi (completa l'organico la percussionista franco-marocchina Idriss Agnel). L'inflessione ispano-araba della musica evidenzia del resto una non trascurabile permeabilità anche verso matrici portoghesi (ci sono un "Fado Al-Mu'tamid" e un "Fado menor"). Il tutto secondo i canoni della preziosa, seducente indolenza tipica di queste latitudini sonore.
Ali Fuat Aydin - Cenk Güray
Bir
Felmay - distr. Egea
Valutazione: 3 stelle
Con una traiettoria di una quindicina di gradi verso nord-est, tremila e rotti chilometri più in là (in linea d'aria) eccoci immersi negli afrori della musica del ponente turco, per l'esattezza quella da ballo di tradizione zeybek. A riproporcela, in Bir (inciso a Torino, nell'agosto 2010, ingegnere del suono Fabio Barovero dei Mau Mau), sono Ali Fuat Aydin (Ektirli, 1973) e Cenk Güray (Ankara, 1973), entrambi specialisti del saz (o liuto turco, o chitarra saracena), nelle varianti bag(lama e divan sazi, quest'ultimo leggermente più grande (anche se a vederli affiancati in copertina non si direbbe). Insieme o separati, i due musicisti tratteggiano un percorso fascinoso, rigoglioso, timbricamente maestoso e nitidissimo, quanto, alla lunga, un po' monocorde (sembra un gioco di parole). Lavoro di sicuro pregio, sia quel che sia.
Gochag Askarov
Mugham
Felmay - distr. Egea
Valutazione: 3,5 stelle
Più o meno sulla stessa direttrice (geografica), oltrepassata l'Armenia, eccoci in Azerbaigian, dove ci attendono Gochag Askarov (1978) e i suoi ottimi musicisti, ancora una volta generosamente impegnati su strumenti a corde, quali il tar, nuovamente della famiglia dei liuti (qui persiano, nel cui idioma tar sta appunto per "corda," da cui sitar, chitarra, ecc.) e la kamancha, sorta di violino da gamba (si appoggia fra ginocchio e coscia), cui si aggiungono balaban, versione azera del duduk (quindi flauto ad ancia dal caratteristico suono sordo ed evocativo) armeno-turco, e naqara, variopinto tamburo mongolo.
Compongono il CD quattro brani soltanto (svarianti dal duo al quintetto, in quanto a organico), di cui il primo e l'ultimo da soli durano quasi un'ora. Anche qui si respira un'aria di atavicità di grande suggestione, col canto salmodiante ma corporeo di Askarov che si sovrappone e si alterna alla cornice strumentale. Che del resto ha momenti tutti per sé di estrema efficacia (per soli balaban e naqara è l'intero secondo episodio, "Mugham Dilkesh and Two Folk Dances"). Un disco di notevole appeal e ricchezza complessiva.
Z.M. Dagar & Z.F. Dagar
Ragini Miyan Ki Todi - Bombay 1968
Country & Eastern
Valutazione: 2,5 stelle
Con una virata di sessanta gradi verso sud-est, dopo altri tremila e rotti chilometri eccoci a Bombay (o Mumbay), dove giusto quarantaquattro anni or sono, nel febbraio '68, si è tenuto il concerto che oggi la Country & Eastern, secondo sua abitudine, ci tramanda in Ragini Miyan Ki Todi, di cui sono protagonisti i fratelli Dagar, l'uno cantante (dall'incedere canonicamente cantilenante), l'altro specialista di rudra veena, di fatto omologo del ben più noto sitar.
La musica scorre via tutto sommato lenta (un unico brano di 54'), fisiologicamente (re)iterativa e quindi non di rado faticosa, per quanto, una volta di più, stracolma di fascino e suggestione. I momenti migliori giungono allorché qualcosa, come per incanto, scatta e la temperatura si alza, si ravviva, prende corpo (l'uso che Mohiuddin Dagar fa del suo cordofono curiosamente assume qua e là toni e colori del contrabbasso). Disco per patiti ma non solo.
Lingling Yu - Guo Gan
Yue Luo
Felmay - distr. Egea
Valutazione: 3,5 stelle
Impennando la rotta quasi ad angolo retto verso nord-est, dopo quattromila e rotti chilometri eccoci a Pechino, capitale di quella Cina da cui provengono, quasi antitetici (uno da Shenyang, a nord, l'altra da Hangzhou, a sud), i due protagonisti di Yue Luo, inciso nelle stesse condizioni di Bir (quindi a Torino, con Barovero, ecc.), però nel marzo 2011. Si tratta di due musicisti con in comune il fatto di esser stati entrambi enfants prodige, nonché specialisti rispettivamente della pipa e dell'erhu, ancora una volta due cordofoni, l'uno di nuovo riconducibile alla famiglia dei liuti, l'altro a quella dei violini (la postura è assai simile alla citata kamancha azera). Ormai da diversi anni, entrambi vivono in Europa: Lingling Yu in Svizzera, Guo Gan a Parigi (dove ha collaborato fra gli altri con Didier Lockwood).
In questo lavoro stracolmo di morbido, raffinatissimo potere seduttivo, i due ci offrono sette composizioni (l'ultima di oltre ventidue minuti) di genere jiangnan sizhu (Cina del sud: Shangai, la stessa Hangzhou, ecc.). Ci sono, anche qui, ampie iterazioni, accentuate contiguità climatiche (fanno parziale eccezione il quarto e il sesto brano, "Xiao San Liu" e "Huanle Ge," più vivaci), e tuttavia la purezza, la trasparenza dell'impasto timbrico e lo straordinario appeal ancestrale emanato da questi cinquantadue minuti di musica non possono che farcela amare (quasi) incondizionatamente.
Endah Laras - Dedek Gamelan Orchestra
Endah Laras & Dedek Gamelan Orchestra
Felmay - distr. Egea
Valutazione: 3 stelle
Con una picchiata decisa verso sud di cinquemila chilometri, eccoci infine nel cuore di Giava, patria del gamelan, ambito in cui si muove l'orchestra diretta da Dedek Wahyudi che incontra Endah Laras (Surakarta, 1976) in questo che è il quarto CD (anche) vocale (terzo prevalente) della nostra sestina, il secondo al femminile. Ovviamente non senza una presenza di corde, per quanto per una volta non preponderante.
La voce apre e chiude il disco senza accompagnamento, peraltro con numerosi altri momenti all'interno dei singoli brani che la colgono in totale solitudine. Lo fa muovendosi lungo uno spettro espressivo forse fin troppo monolitico, un registro acuto esplorato quasi a senso unico, con la conseguenza che è poi l'apparato strumentale (forse anche proprio per contrasto) a regalarci i momenti migliori del disco. Qualche episodio, verso la fine, più prossimo a stilemi occidentali (in cui si ascolta fra l'altro anche una voce maschile non dichiarata) non giova particolarmente al risultato finale, che proprio là dove si mantiene più in linea col milieu che lo genera giustifica un giudizio comunque positivo.
Elenco dei brani:
Arco Iris:
01. Hado; 02 Búscate en mí; 03 Fado Al-Mu'tamid; 04 Flor de nieve; 05 Oh Andaluces; 06 Ya laylo layl; 07 Fado menor; 08 Búscate en mí, var.; 09 Moradía; 10 Las Morillas de Jaén; 11 Que faré; 12 Arco Iris.
Bir:
01. Kasnak Zeybegi; 02. Koca Ümmet Zeybegi; 03. Koca Arap Zeybegi; 04. Kostak Ali Zeybegi; 05. Mazomenos; 06. Yagmur Yagdi Zeybegi; 07. Kadioglu Zeybegi; 08. Tefenni Zeybegi; 09. Kadioglu Zeybegi; 10. Yagmur Yagdi Zeybegi; 11. Aydin Zeybegi; 12. Çakal Çökerten Zeybegi; 13. Iki Parmak Zeybegi; 14. Yeragotikos.
Mugham:
01. Dastgah Zabul Segah; 02. Mugham Dilkesh and Two Folk Dances; 03. Mugham Bayati Shiraz and a Tasnif "Bir choban qizi" (A Shepherdess); 04. Mahur.
Ragini Miyan Ki Todi:
01. Miyan Ki Todi - Alap, Jod, Jhala.
Yue Luo:
01. Yue Luo; 02. Man Long Hu Dou; 03. Zhonghua Liuban; 04. Xiao San Liu (Radio Edit); 05. Xiao Nishang Qu; 06. Huanle Ge; 07. Xingjie Sihe.
Endah Laras & Dedek Gamelan Orchestra:
01. Gandrung Temenan (solo); 02. Umbul-Umbul Blambangan; 03. Gelang Alit; 04. Entog Mulang; 05. Bawa Cahya Sumirat; 06. Bajing Luncat; 07. Macapat Dhandhangula; 08. Macapat Sinom; 09. Ilir-Ilir; 10. Kroncong Moritsko; 11. Kroncong Kemayoran; 12. Lindri (medley); 13. Isih Tresno (solo).
Musicisti:
Arco Iris:
Amina Alaoui (voce, daf); Saïfallah Ben Abderrazak (violino); Sofiane Negra (ud); José Luis Montón (chitarra flamenco); Eduardo Miranda (mandolino); Idriss Agnel (percussioni).
Bir:
Ali Fuat Aydin (bag(lama); Cenk Güray (divan sazi).
Mugham:
Gochag Askarov (voce); Malik Mansurov, Aliaqa Sadiyev (tar); Elnur Mikayilov (kamancha); Shukur Aliyev, Kamran Karimov (naqara); Shirzad Fataliyev (balaban).
Ragini Miyan Ki Todi:
Ustad Zia Fariduddin Dagar (voce); Ustad Zia Mohiuddin Dagar (rudra veena); K. Shridhar (tanpura).
Yue Luo:
Lingling Yu (pipa); Guo Gan (erhu).
Endah Laras & Dedek Gamelan Orchestra:
Endah Laras (voce); Danis Sugiyanto (violino, ukulele); Ajus Sunda (batteria); Dedek Gamelan Orchestra diretta da Dedek Wahyudi.
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