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Lagarina Jazz Festival 2015

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Villa Lagarina, Isera, Ala, Mori -06-22.08.2015

Il jazz, come la vita, è l'arte dell'improvvisazione, dell'incontro. E come la vita, si nutre del rapporto -a volte conflittuale, a volte di fruttuosa collaborazione -tra le diverse generazioni.

All'esplorazione di tale rapporto, naturalmente nelle sue forme più positive e produttive, era dedicato il programma di quest'anno del Lagarina Jazz Festival, articolato in quattro serate distribuite lungo il mese di agosto.

Il concerto di apertura del festival ha avuto per protagonista Enrico Rava, musicista che da sempre ama circondarsi di giovani collaboratori e che, pur rifiutando la qualifica di talent scout (il trombettista preferisce sostenere, più modestamente, di cercare musicisti che abbiano una visione musicale vicina alla sua), di fatto attraverso i propri gruppi ha dato visibilità ad un gran numero di giovani talenti.

A Villa Lagarina Rava era presente con il suo New Quartet, ovvero un nucleo di musicisti under 30 (Francesco Diodati alla chitarra, Gabriele Evangelista al contrabbasso, Enrico Morello alla batteria) che possiamo senza tema di smentita definire "la meglio gioventù" del jazz italiano. Nel corso del concerto, il quartetto ha presentato brani tratti da Wild Dance, album di prossima uscita per l'etichetta ECM, che si preannuncia come un equilibratissimo e molto ben riuscito mix di tradizione (non sono mancati echi e citazioni di standard), cantabilità mediterranea, squarci di elettricità contemporanea ed accenti blues.

Un altro musicista che ama circondarsi di giovani talenti (ricordiamo la sua attività didattica presso i Civici Corsi di Jazz di Milano) è l'ottantenne Enrico Intra, qui a confronto con musicisti di due diverse generazioni. Quella di mezzo, rappresentata dal quasi sessantenne Paolino Dalla Porta, e quella under 30, rappresentata da Mattia Cigalini. Non abbiamo potuto seguire questo concerto, colleghi affidabili ce lo hanno descritto come un felice incontro tra i diversi linguaggi del jazz, tra standard e composizioni originali.

Meno riuscito il concerto del duo Gianluigi Trovesi -Marco Remondini, che hanno proposto un repertorio oscillante tra le musiche popolari del '600 e composizioni originali. Senza nulla togliere alle qualità strumentali ed improvvisative dei musicisti, il duo (o per meglio dire Trovesi, che ha fatto gli onori di casa) ha ecceduto nel dialogo e nei siparietti con il pubblico togliendo forza espressiva alla musica stessa. Al netto di una brillante "Foxy Lady" (Jimi Hendrix) per solo violoncello, poco da segnalare.

Molto intenso, invece, il solo di Roberto Ottaviano al Mart di Rovereto, che ha accompagnato i visitatori attraverso le sale della mostra "La guerra che verrà non è la prima," in un percorso musicale ricco di stimoli e suggestioni. Un toccante dialogo con la generazione dei nostri nonni, cui ha fatto seguito un altrettanto toccante dialogo dello stesso Ottaviano (questa volta in compagnia di Glenn Ferris al trombone, Giovanni Maier al contrabbasso, Cristiano Calcagnile alla batteria) con il suo padre artistico e spirituale: Steve Lacy.

Un concerto che ha ripercorso i brani di Forgotten Matches. The Worlds of Steve Lacy, recentemente uscito per l'etichetta Dodicilune e senza dubbio tra gli album più interessanti pubblicati in Italia nel 2015. La bellezza delle composizioni di Lacy è indiscutibile. Il quartetto le attualizza, arricchendole con un tocco di contemporaneità e solarità mediterranea che ce le fa riscoprire, e se possibile amare ancora di più.

Foto
Vigilio Forelli.


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