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Zlatko Kaučič alla Galleria degli Uffizi di Firenze

Zlatko Kaučič alla Galleria degli Uffizi di Firenze
Neri Pollastri By

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Zlatko Kaučič
Uffizi Live 2018
Gallerie degli Uffizi
Firenze
21.8.2018

Per il terzo anno la Galleria degli Uffizi, uno dei musei più importanti al mondo, ha dato vita a una serie di spettacoli, svoltisi nei giorni di apertura anche serale della galleria. Tra le circa cinquecentocinquanta proposte pervenute alla direzione del museo ne sono state selezionate quindici, prescelte per essere rappresentate all'interno del museo, tra le tele di alcuni degli artisti più noti della storia dell'arte mondiale. Tra queste quindici c'era anche la proposta del percussionista sloveno Zlatko Kaučič, un'improvvisazione intitolata Mystical Nature, da realizzarsi sotto la celebre tela della Primavera di Sandro Botticelli e a essa ispirata.

Kaučič è un artista ben noto anche in Italia, anche perché —vivendo proprio sul confine —collabora spesso con musicisti di area friulana (frequenti i concerti con il pianista Bruno Cesselli e quelli con contrabbassista Giovanni Maier, culminati nella sorprendente Orchestra Senza Confini). Raffinato e sensibilissimo percussionista a suo agio nei concerti in solo (clicca qui per la recensione di Emigrants, del 2011, ma altri due soli sono inclusi nel recente cofanetto Diversity, per i quarant'anni di carriera), è anche autore di affreschi compositivi di grande respiro, come il meraviglioso Zlati čoln con Steve Lacy, Paul McCandless e Jean-Jacques Avenel (2002) fino al recente Reflettiva!, andato in scena lo scorso anno a San Vito Jazz.

Il progetto presentato agli Uffizi in un certo senso era una sintesi delle sue due anime, perché si trattava di un'improvvisazione, realizzata interamente in solo con il suo personalissimo set di percussioni suonato in ginocchio, ma prevedeva un'attenta meditazione sul dipinto di Botticelli, l'interpretazione del quale incideva profondamente sui dettagli della musica.

Kaučič aveva infatti studiato bene il quadro, individuandone aspetti che spesso non balzano per primi agli occhi: lo sfondo estremamente scuro, quasi cupo, che del resto è il retaggio dell'inverno che la primavera faticosamente scaccia (anche l'omonima sonata vivaldiana ha una componente scura, dalle tinte quasi drammatiche); i fiori che sbocciano, quasi furtivamente, sul terreno anch'esso scuro e i frutti che gettano luce tra le fronde degli alberi; l'amorino che incombe dall'alto; la sospensione che caratterizza tutte le figure. Ha di conseguenza improvvisato tenendo conto di tutti questi elementi, quasi raccontandoli; ma lo ha fatto con le sue modalità, ovvero attraverso una composizione progressiva di suoni e rumori che, interagendo, addensandosi e scomponendosi di nuovo, costruiscono una tessitura dinamica in costante e imprevedibile cambiamento.

I quaranta minuti della musica sono pertanto iniziati con una parte oscura, su un sottofondo campionato a partire dai suoni di uno zithar, sul quale lo sfregamento di oggetti sui piatti e i rumori dei mille oggetti a disposizione di Kaučič illustravano il fiorire delle piante e il farsi avanti della primavera rispetto all'inverno, ed è proseguito con passaggi acustici che richiamavano le varie figure, per concludersi poi di nuovo con l'ausilio dell'elettronica a supportare il lavoro di gong e di un piccolo xilofono, per una rappresentazione più leggera, amena e complessiva dell'immagine di Botticelli.

Spettacolo di grande intensità, sia per i suoni tutti da seguire nel loro libero prodursi, sia per la suggestione del dipinto alle spalle dell'artista, il concerto è stato po' penalizzato dal rumoroso pubblico in visita al museo, solo parte del quale ha purtroppo saputo cogliere l'occasione unica di vedere il celebre quadro con l'accompagnamento sonoro. Forse meglio sarebbe stato riservare lo spazio per il concerto, cosa peraltro assai difficile visto il grande afflusso di visitatori e l'attrazione di un'opera come la Primavera del Maestro fiorentino. Onore comunque sia al musicista, sia al museo fiorentino —che per il lustro di cui si avvale potrebbe ben trascurare iniziative originali di questo tipo —il direttore del quale ha seguito l'intero concerto con molta attenzione.

Foto: Neri Pollastri.

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