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Zeno De Rossi: verso il futuro, volgendo lo sguardo al passato

Zeno De Rossi: verso il futuro, volgendo lo sguardo al passato
Giuseppe Segala By

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L'uscita del CD Zenophilia ci offre l'occasione di una densa chiacchierata con il batterista Zeno De Rossi, toccando un ampio ventaglio della sua versatile e sensibile attività artistica, che ha interagito con i maggiori esponenti del jazz contemporaneo sulla scena italiana, e non solo.

All About Jazz Italia: Iniziamo dunque con il trio attuale, Zenophilia, di cui fanno parte Filippo Vignato al trombone e Piero Bittolo Bon al sax alto: come sei arrivato a questo organico strumentale e quali sono le ragioni di questa scelta, così ben focalizzata sotto il punto di vista timbrico ed espressivo?

Zeno De Rossi: Questa idea mi girava nella testa da un po' di tempo. Volevo provare una formazione che fosse essenziale nell'organico, qualcosa che ricordasse il suono di una marching band o una sezione fiati di rhythm'n blues. Per quel che mi riguarda ho voluto concentrarmi più sull'aspetto legato all'essenza del mio strumento, ovvero quella di portare il tempo, cosa che mi piace fare molto.
Ho capito sin dalla prima prova che la cosa avrebbe funzionato molto bene, soprattutto grazie alla forza espressiva di Piero e Filippo, due musicisti molto caratterizzati (non a caso i loro progetti come leader sono tra i più interessanti nell'odierna scena musicale italiana), ma capaci di funzionare benissimo anche in sezione grazie al loro affiatamento, sviluppatosi collaborando in diverse situazioni, tra cui il gruppo Bread and Fox di Piero.

AAJ: Il CD comprende dieci brani tuoi, molti dei quali nati per altre occasioni. Solo il tema di "Taxi Driver," di Herrmann, e "Feet Music" di Ornette Coleman fanno eccezione. Hai pensato di riunire questi brani come un corpus unico? Con quale pensiero, quale idea di fondo?

ZDR: Mi sono divertito a ripescare dal mio repertorio brani che appartengono a epoche diverse della mia storia musicale: alcuni legati alle mie prime esperienze importanti ("I've Never Been on It Before," "Cats," "Marionette" facevano parte del repertorio del Kaiser Lupowitz Trio, oppure "Red Bird" e "The Daniel Quinn Theme," che facevano parte invece di quello di Sultry); altri scaturiscono da esperienze più recenti ("Henry Zeno," "The Mystery of the Leaping Fish" vengono dal repertorio del Leaping Fish Trio). Altri invece non erano mai stati registrati ("Catfight," "EBDance") e uno è stato composto proprio per questo trio, dedicato alla nascita di mio figlio Elia ("Baboo"). Non suonavo molti di questi brani da tantissimo tempo e quindi è stato bello ritrovarli e ripensarli per questa formazione. Ho scelto poi di inserire le due "cover" semplicemente perché sono due brani che mi piacciono molto e che ho sentito particolarmente adatti a questo gruppo.

AAJ: Vuoi fare un confronto (di intenzioni, di ispirazione e impostazione) tra il trio attuale e il trio del disco Kepos, con Francesco Bigoni e Giorgio Pacorig?

ZDR: Per me sono due facce della stessa medaglia, rappresentano in pieno la mia personalità musicale. Kepos esplora di più il lato aereo ed onirico, lunare in un certo senso, mentre Zenophilia quello più legato alla terra e alle sue radici, quindi l'aspetto che avverte maggiormente il peso della gravità. Ovviamente le due cose si intrecciano e trovano spesso dei punti di incontro, del resto il mio segno zodiacale è di terra, mentre il mio ascendente di aria. Sicuramente mi riconosco in questi due elementi.

AAJ: C'è un altro precedente interessante di trio: The Leaping Fish, con Paolo Botti ed Enrico Terragnoli, del quale come ricordavi riprendi due tuoi brani nell'ultimo CD e che per un certo verso segue traiettorie analoghe. Vuoi fare un parallelo tra le due cose?

ZDR: The Leaping Fish Trio è nato da una mia intuizione, ovvero quella di far incontrare Paolo ed Enrico, con i quali collaboravo da anni in diversi progetti, ma che non si erano mai conosciuti prima. Ero sicuro che avrebbe funzionato sia dal punto di vista musicale che da quello umano e così è stato. È vero, ci sono parecchie analogie con Zenophilia, così come con Rope, il piano trio che condivido con Fabrizio Puglisi e Stefano Senni, ma del resto tutta la mia musica segue un filo rosso che cerco di dipanare esplorando varie strade. Il mio modus operandi è sempre quello di andare inevitabilmente verso il futuro, volgendo lo sguardo al passato come l'Angelus Novus di Paul Klee, descritto perfettamente dalle parole di Walter Benjamin.

AAJ: Un altro trio con il quale ti sei cimentato di recente è quello con Franco DAndrea e Aldo Mella: organico più tradizionale, ma non nei risultati. Ce ne parli brevemente dal tuo punto di vista?

ZDR: È stato molto stimolante prendere parte a questa nuova avventura di Franco. Pur suonando insieme da tantissimi anni, mi era capitato una sola volta di suonare in trio con lui, parecchio tempo fa in sostituzione di Massimo Manzi, con Ares Tavolazzi al basso. Quello che Franco ci chiede è di mescolare le carte il più possibile, spostando i piani sonori. Intendo dire che non si aspetta da noi solo il ruolo della sezione ritmica, ma ci spinge a trovare soluzioni diverse, sfruttando al massimo le possibilità timbriche e dinamiche dei nostri strumenti, in modo che il suono dell'insieme sia diverso da quello del classico piano trio.

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