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Zach Brock: La Nuova Stagione Del Violino Jazz

Angelo Leonardi By

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Diventato popolare per la collaborazione con Snarky Puppy, Zach Brock è tra i massimi violinisti emersi nel nuovo millennio e contribuisce a riportare lo strumento al centro della scena jazzistica. Influenzato in gioventù dai violinisti europei degli anni settanta —Jean-Luc Ponty, Zbigniew Seifert e Didier Lockwood —ha ampliato la sua prospettiva dal rock al jazz storico, trovando una sintesi che unisce rigore tecnico, fantasia improvvisativa e invenzione ritmica. Ha al suo attivo molti album da leader e collabora stabilmente col pianista Phil Markowitz.

All About Jazz: Zach, sei uno degli ultimi anelli che unisce il retaggio storico dei violinisti jazz. Sei orgoglioso di farne parte?

Zach Brock: Si, lo sono. Sto riscoprendo il passato da una diversa prospettiva, relazionandomi ai grandi maestri nella loro veste di innovatori delle rispettive epoche musicali. Ci sono stati diversi geni nel violino jazz dall'inizio dalla registrazione discografica e stiamo tutti sulle loro spalle.

AAJ: Hai avuto un forte legame con la musica di Zbigniew Seifert, il grande violinista polacco scomparso prematuramente nel 1979. Ha registrato pochi e introvabili album. Come lo hai scoperto?

ZB: Sono cresciuto a Lexington, Kentucky, nell'era pre-internet e le mie conoscenze musicali si sono sviluppate grazie agli input di genitori, amici ed insegnanti. Quando frequentavo le scuole superiori, il mio caro amico e grande violoncellista Alex Bingcang trovò una compilation in CD della Verve chiamata Jazz-Club: Violin. Fu allora che ascoltai per la prima volta il giovane Jean-Luc Ponty degli anni pre-fusion ed ancora Didier Lockwood, Zbigniew Seifert e altri. Di Seifert c'era il bello e misterioso «Stillness» dall'album Man of the Light. Avrei dovuto attendere dieci anni, anche dopo la nascita di internet, per trovare una copia del suo album Passion nella sezione dischi usati del Jazz Record Mart, il principale negozio di dischi jazz a Chicago.

AAJ: Come ti ponevi rispetto a Jean-Luc Ponty, Jerry Goodman o Didier Lockwood?

ZB: Sono un grande fan di tutti loro e ho trascritto un mucchio dei loro assoli nel corso degli anni. Per me Jean-Luc è e sarà sempre "Le Roi du Violon." A lui devo anche la mia introduzione a Stanley Clarke e gli sono grato più di quanto possa esprimere.

AAJ: Quali altri musicisti ti hanno ispirato?

ZB: Tantissimi. Direi a cadenza settimanale e talvolta in modo talmente alto che ho dovuto isolarmi per concentrare l'attenzione sulle mie idee. All'inizio sono stato ispirato da Stephane Grappelli poi, quando sono cresciuto musicalmente ed ho iniziato ad andare alle jam session, ho iniziato a interessarmi a musicisti più moderni o contemporanei. Ad esempio ho imparato molto ascoltando Sonny Rollins, Clifford Brown, John Coltrane, Miles Davis, Bill Evans, eccetera. Ma sono anche un fan di Jimi Hendrix, David Oistrakh, Radiohead, Paolo Conte e molti altri.

AAJ: Chi apprezzi tra i violinisti attuali?

ZB: In particolare Mark Feldman, Christian Howes, Billy Contreras, Sara Caswell, Gregor Huebner, Mads Tolling, Jeremy Kittel, Alex Hargreaves, Mateusz Smoczynski, Adam Baldych, Scott Tixier, Casey Driesse. Sono molti e probabilmente ne dimentico qualcuno...

AAJ: Tu sei nato in una famiglia di musicisti. Quali sono le tue prime memorie musicali?

ZB: La prime cose che ricordo sulla musica riguardano me sdraiato sotto il pianoforte mentre mia madre cantava e suonava. Poi alcuni musicisti locali venuti a casa nostra per provare con mio papà. Mio nonno possedeva un negozio di musica e io ci andavo spesso al ritorno da scuola. C'erano sempre giovani chitarristi «pickin' and grinning», come diciamo in Kentucky. Ho iniziato a studiare il violino all'età di quattro anni mentre a sette sono entrato in un coro. Per me la musica è sempre stata centrale, sia dal punto di vista sociale che professionale.

AAJ: Che tipo di musica ascoltavi da ragazzo? Quando hai iniziato con il jazz?

ZB: Ascoltavo i massimi violinisti classici nel loro repertorio, in particolare Perlman e Zuckerman ma anche il "German Lieder," la musica medioevale e rinascimentale —la specialità di mia mamma —e il folklore degli Appalachi. Mio papà era un trombettista jazz e quando frequentava le scuole superiori aveva una particolare affinità per Chet Baker; negli anni in cui crescevo era molto coinvolto nella musca folk e bluegrass. Suonava anche la chitarra e cantava; con lui e la mamma formavamo un trio. Comunque il jazz era sempre presente in casa, sia dall'impianto stereo che dalla radio. Quando avevo 10 anni il papà riprese a suonare la tromba e mi comprava i dischi di Grappelli, Venuti e Ponty. È stato quello in mio punto di accesso al mondo del jazz.

AAJ: Quando frequentavi il college hai subito un grave incidente stradale che ti ha compromesso l'attività musicale e di studio per tre anni. Che impatto ha avuto quella disgrazia sulla tua vita futura?

ZB: Ci ho messo ancora più tempo per rimettere la testa a posto. Dal momento che fui fisicamente in grado di tornare al college decisi che volevo iniziare una carriera nel jazz. Il mio insegnante, Myron Kartman, mi ha sempre sostenuto in tutte le occasioni e mi ha aiutato per quasi un decennio a continuare i miei studi formali sul violino mentre facevo esperienza nel jazz. È stato un insegnante davvero paziente e appassionato.

AAJ: È stato duro andare a vivere a New York?

ZB: Il primo anno è stato eccitante. Il secondo ha portato disperazione. Nel terzo anno è venuta la mia affermazione.

AAJ: Parliamo del sodalizio con Phil Markowitz. Lo possiamo considerare una sorta di tuo mentore?

ZB: Ho incontrato Phil al club Deer Head Inn e il suo modo di suonare mi ha lasciato senza fiato. Abbiamo trovato subito un'intesa musicale. Qualche anno dopo l'ho cercato per avere alcune lezioni su consiglio del grande pianista e compositore Bobby Avey. Stavo cercando una guida per organizzare i miei concetti musicali e praticare; cose che ho raggiunto studiando con lui. Dopo poche lezioni abbiamo iniziato a esplorare approcci compositivi per pianoforte e violino, inaugurando così la nostra partnership.

AAJ: Hai studiato anche con Pat Martino. Cosa ricordi di quell'esperienza?

ZB: Ho avuto solo una lezione con Pat al Summer Jazz Institute dello Skidmore College ed ero appena ventenne. È stato uno dei miei eroi da quando ho scoperto il suo album Consciousness. Mi ha insegnato un suo concetto originale e davvero unico riguardante la suddivisione della libera tastiera di uno strumento a corde in modelli visivi usando scale simmetriche. Questo ha cambiato completamente il mio modo di affrontare il violino dal punto di vista armonico. Mi ha dato inoltre qualche saggio consiglio: ovvero per suonare jazz moderno sul violino dovevo essere un leader. È stata una lezione tremendamente importante.

AAJ: Hai avuto momenti negativi nella tua carriera musicale?

ZB: Mai. Solo nella vita privata. Talvolta è difficile capire in anticipo quando sta iniziando un periodo buio, ma la musica mi ha sempre aiutato ad affrontarla. Naturalmente ho fronteggiato difficoltà nella mia carriera e nelle relazioni musicali ma nessuna mi ha fatto perdere fiducia.

AAJ: Parlando del tuo stile, mi impressionano la sensibilità e il virtuosismo che stanno alla base di tutto il tuo lavoro. Dal tuo punto di vista, senti di aver avuto un'evoluzione nel corso degli anni?

ZB: Grazie. È molto bello sentire queste parole. Oggi possiedo più conoscenze. Quando ho iniziato a suonare non sapevo davvero cosa stavo facendo. Mi sosteneva la passione e la condivisione di un'estetica che volevo sviluppare ma non avevo una formazione musicale jazzistica. Ora magari ho ricevuto più formazione jazzistica del necessario, certamente più del valore di un'intera vita se riesco a padroneggiarne i concetti. Resto comunque aperto ad apprendere per quanto possibile e ad espandere il mio universo musicale ma sto diventando più selettivo su ciò che cerco di sviluppare.

AAJ: Quali dei tuoi album apprezzi maggiormente?

ZB: Al pari di molti musicisti faccio fatica a riascoltare i miei dischi ma sono ancora affezionato a The Magic Number e Perpetuity. Ho lavorato molto in entrambi gli album e il risultato mi sorprende ancora. Ci sono cose che amo nei dischi realizzati con i Coffee Achievers e in quelli incisi per la Criss Cross e riguarda principalmente l'apporto dei miei partner. Sono stato incredibilmente fortunato di registrare con alcuni dei massimi musicisti del pianeta.

AAJ: Cosa ci dici della tua esperienza con Snarky Puppy?

ZB: Conosco Michael League dagli inizi del duemila. È difficile essere concisi quando si parla dei "Pups": è una famiglia speciale e stranamente funzionale. Una misteriosa formula sonora. Mike è uno dei pochi bandleader che comprende la mia voce musicale e mi lascia brillare a modo mio. Ho suonato con Snarky Puppy da quando noi sul palco eravamo quattro volte più numerosi del pubblico ed è la sola band con cui ho suonato che ha avuto una tale esplosione di popolarità. È stata un'esperienza pazzesca fino ad ora.

AAJ: Cosa c'è nel tuo futuro? Hai qualche sogno da realizzare?

ZB: Ho un paio di dischi pronti per essere pubblicati quest'anno, così come dei video. Quest'estate inciderò un nuovo disco con Snarky Puppy. Parlando di sogni ne avrei tanti da realizzare ed il più grande è poter fare un tour mondiale suonando la mia musica e coinvolgendo moglie e figlie in quell'esperienza.

Foto: Luciano Rossetti.

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