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Marion Brown: Why Not?

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Per una singolare fatalità, di quelle che squarciano il velo dei pensieri, mi è capitato di leggere la notizia della scomparsa di Marion Brown mentre mi accingevo a scrivere della prima ristampa ufficiale di Why Not?, il secondo dei due Esp a nome del sassofonista di Atlanta. Lui, che in punta di piedi ha attraversato la storia del jazz, in punta di piedi se n'è andato il 10 ottobre scorso, dopo aver vissuto in disparte gli anni del tramonto, fiaccato da una serie infinita di malanni e acciacchi [impietosamente elencati in un'intervista rilasciata a All About Jazz nell'agosto del 2003].

Il suo nome, per i più, resta legato a quello di John Coltrane e a una data ben precisa: il 28 luglio del 1965, il giorno della registrazione di Ascension. Negli studi di Rudy Van Gelder, quel pomeriggio di caldo e sole a Englewood Cliffs, New Jersey, Marion Brown c'era.

Why Not?, disco folgorante fin dalla copertina, ritrae il nostro sedici mesi dopo Ascension e a poco meno di un anno da Marion Brown Quartet, opera prima affidata sempre alla Esp. Siamo nel novembre del '66, e a far da spalla al sassofonista, sotto l'egida di Bernard Stollman, ci sono il pianista Stanley Cowell, il contrabbassista Norris Jones, meglio noto come Sirone, e il batterista Rashied Ali. Brown al tempo ha già suonato con Sunny Murray, Burton Greene [lo troviamo in Burton Greene Quartet, altra perla del catalogo Esp], Archie Shepp [in Fire Music, pubblicato invece dalla Impulse!] e Bill Dixon. Arrivato nel '62 da Washington, dove ha frequentato la Howard University, il ragazzo non ci ha messo molto a inserirsi nei circuiti della New Thing: grazie al notevole talento, al lavoro part-time in una radio e all'amicizia che lo lega a Leroy Jones, alias Amiri Baraka, e Ornette Coleman [narra la leggenda che appena sbarcato a New York, con le tasche vuote e senza strumento musicale per guadagnarsi da vivere, Brown abbia avuto in prestito per qualche tempo il leggendario sax di plastica bianca di Ornette].

Dicevamo di Why Not? e del novembre del '66. Beh, in realtà c'è poco da dire, se non che siamo al cospetto di un capolavoro assoluto. Il disco, oltre ad occupare una posizione centrale nel catalogo della seconda generazione di liberi improvvisatori, è una delle rielaborazioni più originali della lezione free, ripensata alla luce di un universo poetico straordinariamente complesso. Un universo racchiuso nel suono inconfondibile del contralto di Brown, caldo e corposo, tagliente nei registri acuti, sinuoso nel fraseggio, da qualche parte tra l'inevitabile Charlie Parker e l'altrettanto ineludibile Ornette Coleman, con Johnny Hodges e Benny Carter sullo sfondo.

Il nome che subito viene in mente ascoltando "La Sorrella" [con due erre, non si tratta di un refuso] è però quello di John Coltrane. Le punteggiature di Ali - straordinario il lavoro ritmico sui piatti - sospendono la percezione del tempo, mentre le figure complicate del basso di Sirone fanno da struttura portante. Il primo a uscire allo scoperto è Cowell, che snocciola note come chicchi rossi di melagrana, dando vita a un assolo di struggente intensità. Ci pensa poi il contralto di Brown a reintrodurre il tema iniziale, lanciandosi in un accorato sermone dal taglio vagamente ayleriano. Poi, nel finale, quando l'ascoltatore ha abbassato la guardia, subito dopo l'assolo espressionista di Sirone e l'ennesimo ritorno del tema, spunta un motivetto danzante che dura non più di una quindicina di secondi. Che c'entra? Nulla. Ma è pura meraviglia.

Come pura meraviglia è la davisiana "Fortunato," ballad notturna che vive del soffio caldo del contralto di Brown e dei rintocchi elegantissimi del pianoforte di Cowell, emulo improbabile di un Bill Evans sotto contratto per la Esp. Più movimentata la seconda parte del disco. "Why Not?," dal tema scomposto e spigoloso, offre a Brown l'occasione per una bruciante cavalcata, mentre "Homecoming" ha il gusto inconfondibile di una marching song alla Albert Ayler, con ancora il sax a rubare la scena sovrastando l'incedere claudicante della sezione ritmica.

Ci sarebbe ancora tanto da dire su Why Not? e ancora tanto da raccontare della vita e della musica di Marion Brown. Three for Shepp, il periodo parigino, l'incontro con Han Bennink e Maarten Altena in Porto Novo, l'amicizia con Gunter Hampel, l'approdo all'ECM per Afternoon of a Georgia Faun, il rientro in patria in piena epoca loft, le tante energie spese per l'insegnamento e per la pittura, gli anni ottanta e il duo con Mal Waldron in Songs of Love and Regret, il progressivo ritiro dalle scene. E qui il cerchio si chiude, perchè si torna al 10 ottobre scorso e alla notizia della scomparsa di Brown, al velo dei pensieri squarciato e alla ristampa di Why Not?.

Un capolavoro assoluto.

Track Listing: La Sorrella; Fortunato; Why Not?; Homecoming.

Personnel: Marion Brown: alto saxophone; Stanley Cowell: piano; Norris "Sirone" Jones: bass; Rashied Ali: drums.

Title: Why Not? | Year Released: 2010 | Record Label: ESP Disk

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