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Wolfgang Muthspiel: Where The River Goes

Luigi Sforza By

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Per poter apprezzare When the River Goes, occorre saper vivere (potendo farlo) ad un ritmo lento. L'ultima esperienza discografica di Wolfgang Muthspiel non si presta ad un ascolto frugale, né tantomeno superficiale. Necessita di tempo e dedizione, neglige ogni forma di voracità fruitiva, ha bisogno di essere gustata nei minimi dettagli, nota per nota, accordo per accordo.

Capace di comporre incantevoli suggestioni sonore, il bravo chitarrista austriaco riesce a guidare un gruppo di musicisti, tutti di notevole spessore, verso la formulazione di una musica che non si lascia ingabbiare in retorici cliché, tutt'altro. Un ampio e variopinto universo di segni popola questa produzione ECM. Nessuna forma sintattica tradizionalmente qualificante e predefinita domina caratterialmente il progetto, che è sì abitato geneticamente da diversi dati sonori, ma che in sintesi risulta essere il risultato perfetto di una mescolanza di centrifughi atti sonori. Anche quando si rintracciano elementi riconducibili ad un tratto dominante, ad una sintassi marcatamente di genere, si assiste ad una quasi totale trasfigurazione degli stessi. Fusi e confusi in un caleidoscopio di suggestioni espressive, gli elementi di cui è fatta la musica creano nell'insieme un inequivocabile quadro di musiche prive di calligrafismo.

L'intero album è un esempio di stile e originalità; è costruito su una sequenza di generose linee melodiche, che si concedono all'ascoltatore in cambio di sola dedizione; ciò si manifesta sia in brani di sola chitarra classica, come nella bellissima "Buenos Aires," sia in un rilevante esempio di post-bop come "Blueshead," in cui l'intero quintetto definisce con eleganza espressiva contemporanea il concetto di swing e di fraseggio jazzistico.

Ovunque domina il melos, la cantabilità. "When The River Goes" è un brano disteso, fatto di linee sonore geometricamente arrotondate. Qui il suono della tromba di Ambrose Akinmusire è perfetto: pungente e incisivo, deciso e delicato insieme. Il gruppo crea un suono compatto, un volume dinamico anche molto pieno, in grado di suggellare concetti sonori di notevole carattere espressivo.

"For Django" manifesta tratti pacati. Il tema, quasi sussurrato, e lo sviluppo successivo sostanziano con perizia esemplare la capacità di dar forma alle cose partendo dalla perfetta interazione delle voci strumentali. Seppure in una cornice espressiva ricca di cambi dinamici, tali suggestioni sono presenti altresì anche in "Descendants," brano che è evidentemente mutevole, cangiante, onirico e susseguentemente pienamente materico, fino a farsi quasi esplosivo.
Suoni più visionari, impalpabili e obliqui formano l'essenza di "Clearing." "One Day My Prince Was Gone" appare come l'ideale prosecuzione narrativa del più celebre "Same Day My Prince Will Come," registrato, quest'ultimo, nel 1961 da Miles Davis. Se nella celebre versione davisiana la melodia, e tutta l'esecuzione in generale, è contabilmente sognante, nel successivo "sviluppo" di Muthespiel i contorni espressivi si tingono di lacerante languore, di strazianti visioni decadenti, di disilluse possibilità di redenzione; il tema vero e proprio, che in qualche modo richiama sonorità davisiane, arriva solo dopo una lunga parte in cui gli strumenti dialogano tra loro. L'unico legame tra i due brani resta la pulsazione ternaria.
Chiude l'album "Panorama," un avvincente tema chitarristico abbellito con sapienti e misurate linee percussive dal suggestivo tocco batteristico di Eric Harland, musicista dalle notevoli capacità espressive, in grado di passare da virili azioni dinamiche a sobri e sempre pertinenti interventi ritmici.

Non occorre dilungarsi ulteriormente sulla contributo dato da Brad Mehldau al piano e da Larry Grenadier al contrabbasso, si tratta di due fuoriclasse in grado di dare ulteriore profondità e carattere al disco Muthespiel.

Elogio della Lentezza -per dirla con Milan Kundera -, ovvero saper vivere ascoltando il proprio respiro e quello del mondo circostante, sapendo dare alle cose il giusto ritmo, il giusto spazio, la giusta dimensione; saper dedicare il tempo giusto alle cose, così da cogliere la bellezza nelle sfumature, nel dettaglio pur nel quadro complessivo dell'immagine. A questo destino aspira When the River Goes, un album che procede adagio, gradualmente, e che svela lentamente, da ogni angolo lo si ascolti, equilibrio e gradevolezza. E'un'opera che pur incarnando profondamente l'estetica ECM dimostra temperamento e indole originali.

Track Listing: Where The River Goes; For Django; Descendants; Clearing; Buenos Aires; One Day My Prince Was Gone; Blueshead; Panorama.

Personnel: Wolfgang Muthspiel: guitar; Ambrose Akinmusire: trumpet; Brad Mehldau: piano; Larry Grenadier: double bass; Eric Harland: drums.

Title: Where The River Goes | Year Released: 2018 | Record Label: ECM Records

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