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Vicenza Jazz 2018 - Seconda parte

Angelo Leonardi By

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Vicenza Jazz
Varie sedi
10—20.05.2018

Proseguiamo con il festival vicentino, i cui primi concerti sono stati recensiti da Libero Farné. In una rassegna così ricca di appuntamenti —come sempre dislocati in vari luoghi cittadini e in differenti orari —è ovviamente impossibile seguire tutto e anche questa seconda parte verterà sui concerti serali del Teatro Olimpico e del Teatro Comunale. Ovviamente ci dispiace non poter parlare dei concerti al Jazz Cafè Trivellato/Bar Borsa o di qualche altro momento ospitato nei locali cittadini. Non erano affatto occasioni "minori" come dimostrano molti nomi ospitati. Al Jazz Café Trivellato si sono esibiti il trio di Camille Bertault, i Syncotribe di Maurizio Giammarco, il quartetto di Bobby Watson, l'Hobby Horse di Dan Kinzelman, i quartetti di Rosario Bonaccorso, Rosa Brunello, Gavino Murgia e Mauro Negri. Tra gli altri momenti del festival ricordiamo la proiezione del film Ornette, Made in America presentata da Stefano Zenni, il concerto del quintetto Alex SipiaginMichele Calgaro con Robert Bonisolo e quelli promossi dalla scuola di musica Thelonious.

I concerti di prima serata hanno avuto un prologo, il 10 maggio all'Auditorium Fonato di Thiene, con Camille Bertault accompagnata da Fady Farah al pianoforte e Christophe Minck al contrabbasso. La giovane cantante francese, balzata di recente in primo piano per la smagliante tecnica vocale, ha presentato molti brani dal suo recente album Pas de Géant, evidenziando esuberante presenza scenica e fresca inventiva. Ha iniziato presentando «Nouvelle York» il primo brano di quell'album, cantato come sempre in francese e alternando il testo a spericolate improvvisazioni in scat. Questa formula ha caratterizzato un po' tutto il concerto evidenziando quello che è ancora il limite della giovane Camille: il virtuosismo acrobatico che prevale sul feeling, sulla capacità di caratterizzare emotivamente un song. Ma la cantante è ancora giovane e ha tempo per maturare.

Saltiamo quindi al 16 maggio per la serata con Raul Midon e il gruppo "Salida" di Giovanni Guidi. Il cantautore messicano è quasi sconosciuto in Italia ma negli Stati Uniti è già una stella da diversi anni. Nel concerto in solo al Teatro Comunale ha mostrato tutto il suo talento di autore e poliedrico strumentista, accompagnandosi alla chitarra, al pianoforte, alle percussioni e imitando con la voce il suono della tromba. Nello stile vocale e nelle sue canzoni svela l'influenza di Stevie Wonder, Jose Feliciano, Al Jarreau e Donny Hathaway e costruisce una sintesi in cui convivono soul, jazz, pop, flamenco e quant'altro. Dotato di una voce calda e vibrante, Midón suona la chitarra con esuberanza e dopo poche canzoni ha conquistato il pubblico. Ha iniziato con «Pedal to the Metal» e «Sound Shadow», tratti dal recente album Bad Ass and Blind e nel set ha presentato brani già noti del suo repertorio come «Separate Identity», in un'esecuzione solo strumentale alla chitarra, o la lirica ballad «God's Dream», già presente in Don't Hesitate. Questo song è stato re-inciso con la Metropole Orchestra di Vince Mendoza in un disco che uscirà in settembre. Momenti memorabili del concerto sono stati l'esecuzione dei suoi hit «State of Mind» e «Listen to the Rain», più il celebre «Spain» di Chick Corea.

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