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Uri Caine Solo al Teatro Goldoni di Firenze

Neri Pollastri By

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Musicus Concentus
Teatro Goldoni
Firenze
28.5.2014

Sono passati ben tredici anni dalla pubblicazione di Solitaire e dalle prime apparizioni in Italia di Uri Caine in solo piano, ma da allora l'artista statunitense non ha mai smesso di confrontarsi con la tastiera, tanto da aver appena fatto uscire un nuovo CD in solitudine, Callithump (Winter&Winter), né di esibirsi in questa foggia. Che—a quanto ci diceva pochi istanti prima del concerto—non smette di stimolarlo ed entusiasmarlo, non foss'altro che a cagione del suo affrontare il pubblico senza alcuna scaletta prestabilita, lasciandosi orientare nella scelta di cosa e come suonare dal tipo di pubblico presente e dalla risposta da questo data alle singole proposte via via offerte dal pianista.

Il concerto si teneva nel piccolo, storico e affascinante Teatro Goldoni, in pieno centro storico di Firenze (poche centinaia di metri da Palazzo Pitti), città nella quale Caine è di casa avendovi suonato moltissime volte fin dai primi anni Novanta—di quel periodo ricordiamo l'esecuzione della versione per solo piano del progetto su Mahler, accompagnamento alla proiezione del film sul compositore—e ne apprezza luoghi, atmosfera e pubblico. Ha così aperto il concerto con un brano mozartiano, quel Mozart a cui ha dedicato più di un geniale progetto di reinterpretazione, per poi proseguire con brani dal recente album in solo, standard, estratti dalla tradizione araba, pastiche e quant'altro gli suggeriva la creatività.

Come al solito nel caso di Caine, comunque, l'importante non poteva consistere tanto nel "programma," quanto nella sua verve improvvisativa, che in quest'occasione non ha certo fatto difetto: tranne infatti qualche momento leggermente agiografico (peraltro inevitabile in un concerto che ha sfiorato le due ore!), il pianista ha offerto sorprese stilistiche a non finire, con continui cambi di ritmo e di scenario, virtuosismi e ammiccamenti umoristici al pubblico. Insomma tutto quel che uno straordinario musicista, ma anche un grande animale da palcoscenico, può fare se in ottima forma.

E la forma di Uri Caine è parsa, in questo caso, ottima, cosa sulla quale alla fine del concerto (che ha incluso ben tre bis...) è parso d'accordo tutto il numeroso pubblico presente, incluso chi solo occasionalmente frequenta il jazz, che ha apprezzato l'abilità sfoggiata con semplicità dal pianista, e chi invece a Caine rimprovera qualche eccesso di "gigioneggiamento," che ne ha invece apprezzato la fantasia e la genuinità del gesto.

Un gran bel concerto, insomma, esaltato dalla splendida cornice.

Foto (di repertorio)
Brian O'Connor.

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