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Branford Marsalis Quartet with Special Guest Kurt Elling: Upward Spiral

Stefano Merighi By

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Sembra che Branford Marsalis continui ad avere John Coltrane come stella polare nell'orientarsi in una luminosa maturità artistica. E come il maestro che, nel bel mezzo di un turbinoso oltrepassamento del linguaggio specifico del jazz, piazzava due disorientanti album di canzoni (i peraltro magnifici John Coltrane & Johnny Hartman e Ballads), così Branford interrompe l'intensa progressione di una discografia sempre più convincente (almeno da Requiem in avanti, con la non causale rivisitazione a più riprese del coltraniano A Love Supreme, l'ultima nel 2015) con questa raccolta di canzoni e ballate, dove il quartetto consueto invita la voce di Kurt Elling a impreziosirne le trame. L'analogia deve chiaramente mantenere il senso delle dovute proporzioni: Marsalis rivela ancora la sua natura di epigono. Non si tratta di giudizio severo, soltanto di constatazione. Nessuno toglie a Branford la stima dovuta ad un artista serio, costantemente in grado di migliorare se stesso e di confermare le proprie convinzioni legate a una grammatica e a una sintassi definite.

L'arte di suonare e reinterpretare canzoni è nobilissima e Marsalis riesce ad evitare i clichè del jazzman che rispolvera l'attualità del pop salendo in una cattedra un po' sussiegosa. Invece, la scelta del repertorio si afferma felicemente, con una ricerca di pezzi mai banali, dalla notevole varietà espressiva, pur calata in una uniforme atmosfera notturna, intimista.

Detto questo, mi sfuggono un po' i motivi delle lodi sperticate ricevute dall'album da diverse fonti. Il lavoro è pregevole, piacevole, ma non sembra assurgere a vette particolarmente elevate.

Elling gioca in souplesse con interpretazioni che attraversano differenti attitudini: carezzevolmente crooner oppure scuro balladeur, leggermente bossanovista (una ripresa di Jobim) e agile padrone dello scat. Ogni riferimento storico è tenuto presente, da Nat "King" Cole ("Blue Gardenia") a Sinatra ("I'm a Fool to Want You"), ma anche la vocalità femminile (Billie Holiday, Elis Regina) è un codice importante. Fuori dai brani leggendari, spicca la performance in "From One Island to Another" del compianto Chris Whitley: qui Elling commuove e il gruppo tira fuori gli artigli, con un intervento fulminante di Joey Calderazzo e un solo convulso di Marsalis al soprano.

Lo Sting più vicino al lirismo melodrammatico("Practical Arrangement," dall'ambizioso The Last Ship) assume toni quasi liturgici, mentre una sana energia torna nella rollinsiana "Doxy," in cui il relax vocale fa pensare a Jon Hendricks.

Branford si alterna a soprano e tenore, rimanendo nei confini di un'eleganza saggia, solo poche volte volando alto nell'improvvisazione. Come autore offre soltanto "Cassandra Song," pezzo ad alto tasso emotivo che dà spazio all'ottimo Eric Revis, come solista chiude con le volute al soprano nella conclusiva "The Return (Upward Spiral)," altro brano originale, a firma Joey Calderazzo.

Track Listing: There's A Boat Dat's Leavin' Soon For New York; Blue Gardenia; From One Island To Another; Practical Arrangement; Doxy; I'm A Fool To Want You; West Virgina Rose; Só Tinha de Ser Com Você; Momma Said; Cassandra Song; Blue Velvet; The Return (Upward Spiral).

Personnel: Branford Marsalis: saxophones; Joey Calderazzo: piano; Eric Revis: bass; Justin Faulkner: drums; Kurt Elling: vocals.

Title: Upward Spiral | Year Released: 2016 | Record Label: Okeh

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Branford Marsalis Quartet
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Branford Marsalis Quartet
The Appel Room
New York, NY
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Branford Marsalis Quartet
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