All About Jazz

Home » Articoli » Musician 2 Musician

1

Charles Lloyd: Un viaggio che parte da lontano

Roberto Ottaviano By

Sign in to view read count
CL: Per molto tempo ho suonato sassofoni Conn. Nel 1960 la Selmer mandò uno dei suoi saxofoni a Coleman Hawkins e a me. Ne fui profondamente onorato, ma non sono mai riuscito a trovarci il mio suono. Il saxofono che suonavo all'epoca di Forest Flower [album registrato dal vivo al festival di Monterey del 1966 e pubblicato dalla Atlantic -N.d.R.] mi è stato rubato agli inizi del 1980. Posseggo un altro vecchio tenore della Conn, ma quello che suono in questo momento è più caldo ed è il mio preferito.

RO: Hai sempre avuto delle straordinarie sezioni ritmiche. Con quale criterio scegli i tuoi collaboratori?

CL: Sono stato benedetto nella vita per via dell'incredibile flusso di musicisti con la quale ho avuto il privilegio di attraversarla. Musicisti che, a volte, non ero stato io a cercare, come nel caso di Michel Petrucciani. All'epoca ero "in esilio" e il mio ritorno al mondo della musica era la cosa più lontana dalla mia mente. Ma ho visto che Michel aveva un dono speciale e volevo aiutarlo condividendolo con il mondo, così come altri musicisti "anziani" avevano fatto per me. È spesso successo così. A metà del 1990 sono stato a suonare alla Knitting Factory a New York e dopo il set, Geri Allen è venuta da me e mi ha detto "ho bisogno di suonare con te." Nel 1996 abbiamo fatto insieme un concerto di beneficenza per Billy Higgins che aveva avuto un trapianto di fegato... un paio di anni dopo l'ho chiamata ed è entrata a far parte del mio gruppo per circa sei anni. È importante avere fiducia reciproca. Mi piace coinvolgere musicisti a cui piace esplorare. Andiamo in picchiata ogni notte, ed è pericoloso guardare verso il basso.

RO: Hai stabilito una empatia molto forte con alcuni dei musicisti con cui hai collaborato. Recentemente avverto questo tipo di intensità con Bill Frisell. Quali sono le qualità umane ed artistiche che ti portano ad approfondire questo rapporto?

CL: Bill ha una bella anima. Abbiamo un profondo collegamento attraverso la musica. Mi ha detto che aveva visto suonare a Denver quando era un adolescente e da quel momento è cambiato il modo in cui ha concepito la musica. Ora che ci siamo trovati stiamo facendo musica insieme. Si tratta di una cosa speciale. Una meraviglia.

RO: Nel corso del tempo è cambiata la motivazione che ti spinge a registrare un disco? Quando decidi che è arivato il momento per documentare una nuova tappa del tuo viaggio musicale?

CL: Registro quasi ogni concerto. Mi piace l'energia di una performance live. Lo studio è più controllato ma può anche essere liberatorio. In questo momento sto pianificando una registrazione in studio.

RO: Cosa ti ha portato al passaggio dalla ECM alla Blue Note?

CL: L'ECM è stata la mia casa per due decenni. Sono fiero dei lavori che abbiamo realizzato insieme, ma la mia ambizione è sempre stata quella di poter mantenere il possesso dei miei master e Don Was ha fatto in modo che alla Blue Note ciò fosse possibile. Naturalmente ho ancora il più grande rispetto per l'ECM e per il grande catalogo che Manfred Eicher ha prodotto, e continua a produrre.

RO: Il tuo status di musicista e la tua posizione nella storia del jazz potrebbe portarti a vivere di rendita dal punto di vista creativo, e invece sei sempre alla ricerca di nuove opportunità, un fatto raro per gli artisti della tua generazione. Penso alle ultime cose come il trio Sangam con il percussionista indiano Zakir Hussain o la collaborazione con la grande interprete vocale greca Maria Farantouri. Che cosa prevede il tuo futuro... ho sentito parlare di un quartetto d'archi?

CL: Sono stato invitato a tornare al festival Jazztopad a Wroclaw in Polonia con un nuovo progetto. Avremo un quartetto d'archi, e un coro, insieme con Bill Frisell, Greg Leisz, Harish Raghavan e Kendrick Scott. È ispirato a mia nonna, Sallie Sunflower White Cloud. Apparteneva alla popolazione nativa americana dei Choctaw e si rifiutò di partecipare al cosiddetto "Trail of Tears" [il trasferimento forzato, durante la prima metà dell'ottocento, delle popolazioni Cherokee, Muscogee, Seminole, Chickasaw e Choctaw dal sud-est degli attuali Stati Uniti all'area che era stata designata come "Indian Territory" ad ovest del fiume Mississippi -N.d.R.] per poter restare con il marito, il mio bisnonno, che era un schiavo. Il progetto è chiamato "Red Water, Black Sky."

Foto: Andrea Rotili

Tags

Watch

comments powered by Disqus

Shop for Music

Start your music shopping from All About Jazz and you'll support us in the process. Learn how.

Upcoming Shows

Date Detail Price
Jul15Mon
Charles Lloyd Quartet
New Morning
Paris, France
€33.60
Jul22Mon
Charles Lloyd, Kindred Spirits
Porgy & Bess
Vienna, Austria
Nov5Tue
Charles Lloyd
Tivoli/vredenburg
Utrecht, Netherlands
Nov5Tue
Charles Lloyd
Tivolivredenburg
Utrecht, Netherlands

Related Articles

Read Gina Leishman: This New York Life Musician 2 Musician
Gina Leishman: This New York Life
By Michael Blake
January 24, 2019
Read Marcus Rojas: Dancing with a Tree Musician 2 Musician
Marcus Rojas: Dancing with a Tree
By Michael Blake
August 5, 2018
Read Enrico Rava and Tomasz Stanko: Elective Affinities Musician 2 Musician
Enrico Rava and Tomasz Stanko: Elective Affinities
By AAJ Staff
July 30, 2018
Read The Cry of Jay Rodriguez Musician 2 Musician
The Cry of Jay Rodriguez
By Michael Blake
April 11, 2018