All About Jazz

Home » Articoli » Live Reviews

2

Umbria Jazz Winter a Orvieto

Libero Farnè By

Sign in to view read count
Nel segno della continuità e alla ricerca di certezze, Umbria Jazz propone anche déjà vu, repliche di sodalizi collaudati già proposti in passato. È stato il caso del duo Steve Wilson-Lewis Nash, che ha preso le mosse occasionalmente nel 2001 per poi consolidarsi nel tempo; al festival umbro era questa la sua terza apparizione. Il sassofonista e il batterista hanno rivisitato brani di Coleman, Coltrane, Gillespie, Ellington e soprattutto di Monk, di cui nel 2017 ricorre il centenario della nascita. Essi hanno confermato una sublime intesa nell'amministrare le dinamiche, i toni, le inflessioni, gli accenti del loro approccio ai maestri. Anche nei loro concerti si è verificato un inarrivabile, naturale equilibrio, senza ricorrere a forzature o idee scontate.

Sono risultati assai poco convincenti invece i concerti del Chihiro Yamanaka UK Trio. La pianista giapponese, allieva di George Russell e già presente all'Arena Santa Giuliana di Perugia alcuni anni fa, ha perlustrato un repertorio generico: oltre ad original dal disegno confuso, si sono succeduti un "Take Five" massacrato nell'impianto armonico e dinamico, un "Summertime" risaputo, un accettabile "The Entertainer" di Scott Joplin, reso lineare dalle insistenze, il beethoveniano "Per Elisa" banalizzato e intrecciato a Monk... Soprattutto, gli arrangiamenti hanno optato per discutibili deformazioni armoniche, evidenti in particolare nel rapporto fra piano e contrabbasso. Peccato, perché la tecnica pianistica della Yamanaka, del tutto aderente al codice mainstream, possiede alcune qualità indubbie, che però non vengono finalizzate alla coerenza e alla nettezza della parabola narrativa della musica.

Un'altra ripresa è stata quella della ricostruzione filologica della collaborazione discografica fra Miles Davis e Gil Evans alla fine degli anni Cinquanta, che era già stata oggetto di una serie di concerti al Teatro Morlacchi a Perugia nel 2012. Rispetto ad allora sono rimasti invariati il recupero degli arrangiamenti originali di Evans e la direzione di Ryan Truesdell, che di questa materia ha fatto il suo specialistico interesse. Diversa invece era la compagine orchestrale, ora tutta italiana e comprendente nomi noti come Claudio Corvini, Francesco lento, Roberto Rossi, Massimo Morganti... Inoltre i ranghi erano nobilitati da ospiti di peso: Jay Anderson al contrabbasso, oltre ai già citati Steve Wilson e Lewis Nash. E chi meglio di Paolo Fresu poteva interpretare l'impegnativo ruolo che fu di Miles? Un vero tour de force il suo, essendosi esibito in ogni brano dei due tempi del concerto: il primo dedicato alla riproposizione di Miles Ahead, il secondo a Porgy and Bess.
Sia al flicorno che alla tromba, per lo più sordinata, il trombettista sardo è risultato l'interprete ideale per la sua capacità di sintesi, con quella voce pulita e lirica, leggermente velata e malinconica, ripiegata verso un'interiorità pensosa, salvo ravvivarsi in alcuni momenti topici. Nella complessa partitura orchestrale, che ha inserito misurati interventi solistici di altri strumentisti solo nella più libera riproposizione di Porgy and Bess, si sono succeduti momenti puntillistici o turgidi, riflessivi o evocativi, ma anche spunti tonici e brillanti. Indubbiamente si è rivelata una prova più che convincente, che avrebbe meritato—cosa che non mi è stata possibile fare -una verifica nelle due repliche successive per assodare i sofisticati ingranaggi dell'interplay, le sfumature e la fluidità di tutto il percorso musicale.

Nella serata d'apertura Fresu ha partecipato anche all'omaggio a Lucio Dalla e Fabrizio De André. In questo evento, in data unica ed esclusiva, sono stati due i protagonisti principali: le canzoni degli stessi dedicatari e la voce anomala e ruspante di Gaetano Curreri. La sua pronuncia desengagé, dalle inflessioni dialettali, si è modulata in strozzature, falsetti e sforzature che sembravano cosparsi di sabbia abrasiva. Il cantante-leader è stato costantemente accompagnato dal pianismo descrittivo e dal lineare andamento pop dell'amico Fabrizio Foschini, tastierista degli Stadio. Paolo Fresu e Raffaele Casarano erano invece affiancati per fornire controcanti misurati e aerei di grande efficacia. In definitiva si è trattato di un concerto caratterizzato da una comunicativa colloquiale e immediata, da un sobrio equilibrio fra le interpretazioni estreme del leader e i contributi dei partner, da una genuina partecipazione, in cui certo era bandita ogni nota di stanca nostalgia.

Foto: per gentile concessione di Umbria Jazz.

Tags

comments powered by Disqus

Shop for Music

Start your music shopping from All About Jazz and you'll support us in the process. Learn how.

Upcoming Shows

Date Detail Price
Jul19Fri
Paolo Fresu
Teatro Morlacchi
Perugia, Italy

Related Articles

Read Jazzdor Berlin 2019 Live Reviews
Jazzdor Berlin 2019
By Henning Bolte
June 15, 2019
Read Eric Clapton at Wiener Stadthalle, Austria 2019 Live Reviews
Eric Clapton at Wiener Stadthalle, Austria 2019
By Nenad Georgievski
June 15, 2019
Read Philip Glass & Philip Glass Ensemble at Malmo Live Konserthus,  Sweden Live Reviews
Philip Glass & Philip Glass Ensemble at Malmo Live Konserthus, Sweden
By Nenad Georgievski
June 15, 2019
Read Burlington Discover Jazz Festival 2019 Live Reviews
Burlington Discover Jazz Festival 2019
By Doug Collette
June 14, 2019
Read Marici Saxes at the London Saxophone Festival Live Reviews
Marici Saxes at the London Saxophone Festival
By Martin McFie
June 14, 2019
Read Remi Toulon With Gilles Rea At Chez Papa Live Reviews
Remi Toulon With Gilles Rea At Chez Papa
By Martin McFie
June 11, 2019
Read Sting at the City Stadium in Macedonia Live Reviews
Sting at the City Stadium in Macedonia
By Nenad Georgievski
June 9, 2019