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Umbria Jazz Winter 2014

Libero Farnè By

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Sulle tracce dell'origine del bandoneon (liturgica e tedesca) e dell'evoluzione subìta dallo strumento nel Nuovo Mondo, il duo fra il trombettista sardo e Daniele di Bonaventura ha svolto un viaggio ad ampio raggio, toccando episodi significativi della tradizione popolare europea e sudamericana, includendo anche propri original estremamente suggestivi e impegnati: il "Sanctus" del badoneonista marchigiano e il tema scritto da Fresu per l'ultimo film di Ermanno Olmi sulla Grande Guerra. Fra l'altro molti dei brani in repertorio faranno parte del loro prossimo CD, In maggiore, che uscirà per la ECM in primavera. La prevalente matrice popolare, pur mantenendo un tono colloquiale e danzante, ha tuttavia subìto una marcata decantazione, quasi una sublimazione, assumendo sfumature colte e mistiche, sorrette da una consapevolezza talvolta malinconica e assorta.

Ben più elevate la gradazione jazzistica e la componente improvvisativa, nonostante la trasversalità del repertorio, del terzo duetto affrontato a Orvieto da Fresu: quello non inedito, ma un po' meno battuto, con Danilo Rea. Aperto da "Bye Bye Blackbird," il concerto ha incluso una versione scandita e dal deciso sapore gospel de "Il pescatore" di De André, un "Everything Happens to Me" di vibrante lirismo, l'aria händeliana "Lascia ch'io pianga," giustamente austera, un asciutto e scattante "Straight, No Chaser" di Monk, un breve "E se domani" di perentoria determinazione... E così via: insomma le varie sfumature di un approccio espressivo vigoroso, di una poesia interpretativa mai evasiva o troppo sdolcinata, liberamente modulata ma per lo più consonante con lo spirito dei vari autori omaggiati.

Il pianista romano era presente anche nell'apparizione dei Doctor 3 al fianco di Enzo Pietropaoli e Fabrizio Sferra; i tre hanno infatti ripreso nel 2014 quel rapporto artistico che avevano deciso di interrompere nel 2007. Non so se si tratti solo di una mia impressione o piuttosto di una realtà in qualche misura oggettiva, ma mi pare che la loro esibizione abbia palesato un modo di sviluppare i temi, una conduzione dinamica e una presenza sonora più decise e dirette, meno soft e insinuanti di quelle che contraddistinguevano il primo periodo del gruppo.
Invariati sono risultati invece l'interplay fra i tre comprimari, sempre empatico, e la predilezione per un repertorio zigzagante fra vari brani più o meno recenti e rappresentativi del pop, senza dimenticare la rivisitazione di qualche standard del jazz.

Un altro tema che ha caratterizzato questa edizione di Umbria Jazz Winter è stato l'omaggio, più che doveroso, partecipato e non di maniera, tributato a due jazzisti recentemente scomparsi.
Profondamente sentito da tutti, musicisti, addetti ai lavori e pubblico, è risultato il ricordo di Renato Sellani. Come in tante passate edizioni, il pianista era previsto in programma a Orvieto anche quest'anno, ma purtroppo se ne è andato prima, in punta di piedi da par suo, la notte fra il 31 ottobre e l'1 novembre. La commemorazione è stata affidata ad un trio formato da tre dei suoi partner e amici più fidati: al piano il suo "figlioccio" Danilo Rea, al contrabbasso Massimo Moriconi, che negli ultimi anni il pianista definiva "il bastone della mia vecchiaia," alla batteria Tullio De Piscopo, suo compagno di tanti ingaggi negli anni Settanta e Ottanta.
Ne è risultato un trio equilibrato, senza un vero leader, in cui ognuno dei tre strumentisti ha dato un contributo fondamentale nell'affrontare un repertorio di sempreverdi del jazz e della canzone italiana, dandone un'interpretazione classicamente jazzistica, carica di vitalità e di swing, lontana da nostalgie e sentimentalismi eccessivi, se non nel delicatissimo incipit di "Resta cu 'mme" proposto fra i bis.

Alla memoria di Charlie Haden, un altro dei grandi recentemente scomparsi, è stata dedicata l'apparizione della Rebel Band di Giovanni Guidi diretta da Dan Kinzelman, responsabile anche degli arrangiamenti. Dopo un brano d'assaggio, il clima ha cominciato a surriscaldarsi con l'entrata in scena dell'ospite Gianluca Petrella, il cui contributo è stato basilare in tutta l'esibizione, e con la poderosa, coinvolgente orchestrazione di "Wounded Knee," brano di Guidi. Un assolo hadeniano di Joe Rehmer ha introdotto l'altrettanto motorio e ineludibile riff di "Mra," uno dei brani più incisivi di Chris McGregor, autore certo non dimenticato dal pianista di Foligno.
Si è proceduto con grande determinazione fra duetti simbiotici, robusti sprazzi solistici, collettivi compatti e articolati, tese progressioni e momenti di decantazione. Come nelle prove migliori la formazione di Guidi ha confermato di saper cucinare ingredienti antichi e autentici con un'energia, una creatività e una motivazione nuove, ottenendo sapori forti e ben assortiti.

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