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Udin&Jazz 2018

Neri Pollastri By

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Udin&Jazz 2018
Udine
Palamostre
3-6.7.2018

Ventottesima edizione per il festival friulano, con qualche ombra sul suo futuro conseguente alla presa di posizione del direttore artistico e organizzatore Giancarlo Velliscig (clicca qui per leggere la sua intervista prima della scorsa edizione) nei confronti della nuova amministrazione comunale. Nel frattempo anche quest'anno il programma è risultato stimolante e non privo di alcune "perle."

Dopo il consuetudinario prologo nella provincia (la cantante Barbara Errico a Tricesimo e un doppio concerto con Disorder at the Border e Kombo-C, formazione di giovani sloveni), il programma principale è andato in scena in città da lunedì 2 a venerdì 6 luglio.

Ad aprire, nel pomeriggio del primo giorno, la Udin&Jazz Big Band, formazione composta dall'ultima leva di musicisti di una regione che ha sempre offerto molto al jazz: infatti alcuni dei membri dell'orchestra —come Mirko Cisilino, Giovanni Cigui, Filippo Orefice, Flavio Zanuttini, Gabriele Cancelli, Emanuele Filippi —si sono già affacciati con successo sulla scena nazionale, mentre altri lo faranno sicuramente assai presto. Del resto questa stessa big band, già vista all'opera lo scorso anno, mostra di essere una realtà importante per la complessità delle musiche che mette in scena ancor prima che per la brillantezza della loro esecuzione. E il fatto stesso che una tale formazione esista (per iniziativa di Cisilino e Filippi, ma anche grazie al sostegno del festival) mostra una volta di più l'importanza del jazz in questa regione.

Le tre serate prevedevano ciascuna due concerti e la prima s'è aperta con il New Trio di Dario Carnovale, talentuoso pianista siciliano di nascita ma ormai friulano d'adozione. Affiancato da un'ottima ritmica —Simone Serafini al contrabbasso e l'austriaco Klemens Marktl alla batteria —Carnovale ha dato vita a una performance estremamente raffinata, basata in prevalenza su composizioni originali e su una stretta interazione tra i musicisti: continui i cambi di tempi e di atmosfere, soprattutto superlativo il lavoro del pianista alla tastiera, ove ha sfoggiato grande varietà di stilemi, inventiva e un virtuosismo comunque mai fine a se stesso, anzi sempre coniugato a un'intenza comunicazione emotiva. Eccellente formazione, che ci piacerebbe veder suonare al di là della linea del Piave —cosa non semplice, vista la cecità di tanti direttori artistici.

La conclusione della serata era affidata al trio di Dave Holland, Zakir Hussain e Chris Potter, in un progetto assai originale, che mette al centro il ritmo delle tabla e invita contrabbasso e sax a seguirne le tracce. Idea intrigante, ancorché non facile da realizzare, ma che i tre —ciascuno un gigante del proprio strumento —hanno portato a fondo, con esiti tecnicamente eccellenti ed esteticamente divaricati a seconda del giudizio individuale degli ascoltatori. Se infatti nessuno può mettere in dubbio la maestria dei tre e la coerenza della performance, così come il modo in cui hanno interagito Hussein e Holland —oltretutto apparso in forma smagliante, a dispetto delle settantadue primavere —qualcosa può essere osservato in merito all'integrazione al progetto dei sassofoni di Potter. Non particolarmente incisivo al soprano e più espressivo al tenore, quest'ultimo è infatti sembrato soprattutto soffrire un ruolo che lo obbligava a usare gli strumenti in modo ritmico, togliendogli la possibilità di esprimersi su frasi più prolungate e articolate. Non è un caso che sia sembrato al meglio nel bis, una ballad di fatto estranea al progetto. Ma, aldilà di questo che a chi scrive è sembrato un limite, il concerto è stato gustosissimo, specie nei ripetuti duetti tra Holland e Hussein, scoppiettanti e pieni di invenzioni.

Il secondo giorno ha visto nel pomeriggio la celebrazione del ventesimo anniversario dell'etichetta Artesuono, nata dall'omonimo e rinomato studio di registrazione di Stefano Amerio, che ha narrato alcuni dei momenti della vita della sua duplice creatura (alcuni dei quali aveva raccontato nell'intervista che gli facemmo diversi anni fa). A seguire, lo showcase di un lavoro registrato presso lo studio Artesuono e uscito per Cam Jazz, Two Grounds del trio di Claudio Filippini, Andrea Lombardini e U.T. Ghandi.

All'insegna della voce i concerti serali, che vedevano la presenza di due grandi interpreti: Norma Winstone e Youn Sun Nah.

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