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Udin&Jazz 2015 - Argento Vivo

Neri Pollastri By

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Udin&Jazz
Corte Morpurgo e Castello
Udine
29.06-03.07.2015

Udin&Jazz ha tagliato quest'anno il ragguardevole traguardo del quarto di secolo con un programma, come negli anni più recenti, spalmato su circa un mese e sapientemente composto di artisti internazionali di primissimo piano (da Kurt Rosenwinkel a Chick Corea, da Ron Carter al prestigioso duo Caetano Veloso/Gilberto Gil) e musicisti locali dalle proposte originali e coraggiose—caratteristica che rende particolarmente interessante seguire la rassegna, vetrina di una realtà tra le più interessanti d'Italia: una scelta che sarebbe utile fosse d'esempio ad altri festival italiani.

Qui ci concentreremo sul nucleo centrale e più intenso del festival, che ha avuto luogo da martedì 29 giugno (ma già il giorno precedente erano andati in scena il trio di Renato Strukelj, ospite Maurizio Giammarco, e il quartetto di Ron Carter) a venerdì 3 luglio, ogni giorno con due concerti: uno alle 18,30 alla centrale Corte Morpurgo e uno alle 21,30, di solito al Castello.

Il concerto pomeridiano del martedì ha visto sul palco il trio di Massimo De Mattia, appena documentato sul recentissimo doppio CD Skin, uscito per Caligola, rassegna di numerosi ed eterogenei progetti del flautista. Accanto al leader la voce e le percussioni del pirotecnico Luca Grizzo e il contrabbasso di Alessandro Turchet. Il titolo della performance, "The Erotic Variations," rendeva bene l'idea guida di una musica basata sul corpo e sulla sua centralità nella musica improvvisata, perché tanto i suoni inquieti e cangianti dei flauti di De Mattia, quanto le scoppiettanti espressioni vocali e le creative invenzioni con oggetti di Grizzo erano un tripudio della matericità corporea, così come la fortissima, palpabile interattività dei tre musicisti—esemplare da questo punto di vista il ruolo solo apparentemente defilato di Turchet, in realtà ago della bilancia e abile ad alternare arco e pizzicato in funzione delle altrui scelte espressive. Geniale Grizzo, che ha con profitto usato strumenti strani—come l'osso mandibolare di un animale—o sperimentato effetti inusitati—come vocalizzare con un tamburo di fronte alla bocca. Spettacolo di alto livello, godibilissimo dal vivo proprio per l'elemento corporeo che ne alzava la fruibilità.

Atmosfere del tutto diverse la sera con la "notte blues" che ha visto in scena tre gruppi diversi. Prima il trio del chitarrista e cantante Jimi Barbiani, con una proposta un po' monocorde e facente leva soprattutto su effetti e volumi. Stemperati però allorquando si è aggiunto in alcuni brani l'armonicista Gianni Massarutto, che pur usando anch'egli effetti elettronici ha vivacizzato e diversificato il clima, destando nuove impressioni. A seguire il concerto della cantante e chitarrista acustica Bettina Schelker, di grande energia e comunicativa ma non particolarmente originale, ed infine—pezzo forte della serata—il trio di Carl Verheyen, già chitarrista dei Supertramp, che si è mostrato strumentista sensibile e raffinato, capace di svariare su una grande molteplicità di stilemi, sempre mantenendo un fraseggio che lo riavvicinava all'universo jazzistico.

Il mercoledì pomeriggio di scena Flavio Zaninotto, storico sassofonista friulano, con il suo Organ Trio, che lo vede assieme a Renato Chicco all'organo Hammond e al batterista newyorchese Andy Watson. Un progetto nato attorno all'intesa, umana e musicale, del tre protagonisti e poi cresciuto grazie al piacere di suonare, un piacere che i musicisti hanno trasmesso al pubblico attraverso una serie di composizioni originali di Zaninotto, dalle forme tradizionali ma interessanti nei temi. Se il sassofonista, prevalentemente al tenore, ha confermato la sua ben nota efficacia espressiva, il protagonista è forse stato Chicco, raro virtuoso dell'Hammond, che ha usato con grande creatività e una intensità forte ma assai originale e non troppo radicata nelle tradizioni rock dello strumento.

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