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Miles Okazaki: Trickster

Nicola Negri By

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Miles Okazaki: Trickster Semplicità e immediatezza sono spesso gli elementi principali di un progetto ben riuscito. Altre volte, la complessità della ricerca teorica più rigorosa serve a illustrare una precisa visione musicale. I dischi che riescono a coniugare in maniera convincente questi aspetti sono rari, e Trickster è uno di questi.

Il chitarrista Miles Okazaki, membro stabile dei Five Elements di Steve Coleman, ha reclutato per questo progetto il bassista Anthony Tidd e il batterista Sean Rickman, altri due veterani dei gruppi di Coleman. Insieme a loro Craig Taborn, che si conferma uno dei pianisti più sorprendenti del jazz contemporaneo, impeccabile nell'integrare organici consolidati e fondamentale nel fornire spunti preziosi ai progetti di cui fa parte.

Il "trickster" del titolo si riferisce all'archetipo descritto da Lewis Hyde nel saggio "Trickster Makes the World," che ha ispirato Okazaki nella costruzione del disco: «Ogni comunità ha i suoi confini, il suo senso del fuori e del dentro, e il trickster è sempre lì alle porte della città o alle porte della vita, facendo in modo che ci sia continuo scambio. [...] Egli incorpora dunque l'ambiguità e l'ambivalenza, la doppiezza e la duplicità, la contraddizione e il paradosso».

Un'altra ispirazione è stata l'arte giapponese dell'origami, metafora di un lavoro compositivo che impiega regole rigorose e procedimenti intricati per arrivare ad un risultato di apparente semplicità.

Okazaki traduce questi concetti in musica, esplorando il rapporto tra leggibilità melodica e astrazione ritmica, libertà improvvisativa e senso della forma, costruendo un album che ha il raro pregio di essere allo stesso tempo concettualmente complesso e immediatamente coinvolgente.

"Kudzu," il brano che apre il disco, inizia con una breve frase di chitarra da cui si sviluppa il tema, una progressione all'unisono con il pianoforte che, attraverso continue accelerazioni, conduce agli assoli in sequenza di Okazaki e Taborn, sostenuti dal funk ossessivo di basso e batteria. Il successivo "Mischief Maker" è già totalmente diverso: Tidd e Rickman sembrano avanzare su binari paralleli, costruendo un complesso incastro poliritmico che Okazaki arricchisce con un accompagnamento dal sapore brasiliano, mentre Taborn espone un tema essenziale, fatto di singoli accenti che svelano le stratificazioni su cui è costruito il brano.

Il disco procede quindi su continue variazioni alle strutture di base, in cui il confine tra materiale tematico e improvvisazione è sempre labile, ambiguo. Lo stile disinvolto di Okazaki, particolarmente efficace in "Black Bolt" e "The Calendar," è perfettamente bilanciato dal pianismo di Taborn, altrettanto agile ma più misurato, concentrato sulle capacità percussive dello strumento, come nel quasi-reggae "Box in a Box," una continua invenzione melodico-ritmica travolgente. Lungo tutto il disco, Tidd e Rickman forniscono strutture cicliche irregolari che spostano continuamente gli accenti ritmici, mescolando le carte di una costruzione musicale spiazzante, in cui le aspettative vengono puntualmente disattese.

Il risultato è un affascinante gioco di prestigio in cui nulla è come sembra.

Un disco sorprendente, che unisce con naturalezza temi immediati a inusuali sviluppi armonici e ritmici, senza perdere mai di vista il groove.

Track Listing: Kudzu; Mischief Maker; Box in a Box; Eating Earth; Black Bolt; The West; The Calendar; Caduceus; Borderland.

Personnel: Miles Okazaki: chitarra; Craig Taborn: piano; Anthony Tidd: basso elettrico; Sean Rickman: batteria.

Year Released: 2017 | Record Label: Pi Recordings | Style: Modern Jazz


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