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Gerald Clayton: Tributary Tales

Niccolò Lucarelli By

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Gerald Clayton: Tributary Tales
"Se devi chiedere cos'è il jazz, non otterrai mai la risposta." Parole di chi la sapeva lunga in materia, ovvero Louis Armstrong. Parole che, pur con la loro aura di paradosso, racchiudono una verità, stante l'affascinante capacità del jazz di inglobare una pluralità d'influenze, stati d'animo, colori, suoni, da renderne difficile un'esatta definizione.

È proprio questa caleidoscopicità l'essenza del nuovo album del pianista -olandese di nascita ma cresciuto a Los Angeles -, Gerald Clayton, che conferma la sua indipendenza creativa. Con Tributary Tales, Clayton espande i confini del jazz fino a spezzarli, e cala le sue note in un flusso di coscienza ed esperienza che abbraccia la sua stessa esistenza, anzi le connessioni fra questa e il mondo che la circonda. Un album autobiografico, sorta di Zibaldone in musica dove il pianista dà sfogo al suo entusiasmo e alla sua riconoscenza per tutto ciò che ha incontrato, ascoltato, assaggiato, annusato, e che lo ha fatto crescere umanamente e artisticamente, a suggerire la valenza della musica (non soltanto jazz), come strumento di conoscenza e dialogo.

Per il nuovo album, Clayton ha scelto collaboratori di primo piano, fra cui Ben Wendel e Logan Richardson al sax, Joe Sanders al basso, e il poeta e cantante Carl Hancock Rux per la linea vocale.

Un suono caldo come un sabbioso tramonto californiano è il fil rouge dell'album, sul quale s'intersecano qua e là le più lunari atmosfere della Costa Orientale, in omaggio al bebop della vecchia scuola, amalgamate a ritmi latineggianti: "Patience Patients" ne è un valido esempio, con il sax alto di Richardson che accompagna i dinamici fraseggi di Clayton intersecandosi sulle vivaci percussioni. "Lovers Reverie" è una solenne elegia ingentilita dalla declamazione di Aja Monet -la cui voce si stende come un tappeto di viole sull'arabesco preraffaellita del sax e del pianoforte -, e di Carl Hancock Rux, che regala la brano una nota virile. Il sole e la luna sembrano affiancarsi in questo brano romantico e suggestivo, cui il sax di Ben Wendel apporta un taglio intellettuale di atmosfera Beat.

Ognuno dei quattordici brani originali, scritti da Clayton per l'album, è il tassello di un grande mosaico che dà voce alla ricca cultura afroamericana, cresciuta proprio sulla contaminazione, musicale e non solo. Suggestiva la scelta dei titoli, molti dei quali legati all'andare oltre, alla ricerca, alla consapevolezza dell'altrove, all'inatteso. Flussi di note, memorie, sensazioni, che s'intersecano l'uno con l'altro a costruire una cattedrale narrativa la cui atmosfera ricorda il miglior Raymond Carver, con il suo pulsare di vita vissuta. E vita vissuta è il jazz di Clayton, fra esperienza personale e influenze familiari (il padre bassista e lo zio sassofonista), strizzando qua e là l'occhio al soul e all'hip hop. Ne scaturisce una trama sonora raffinata, in ritmo moderato, come un viaggiatore intento a osservare attentamente quello che lo circonda, entusiasta di quanto riuscirà a portare a casa.

Il risultato è un album capace di coinvolgere e sorprendere in ogni suo momento, di trasmettere la bellezza di un genere musicale che non conosce confini.

Track Listing

Unforeseen; Patience Patients; Search for; A Light; Reach for; Envisioning; Reflect on; Lovers Reverie; Wakeful; Soul Stomp; Are We; Engage in; Squinted; Dimensions-Interwoven.

Personnel

Gerald Clayton: pianoforte; Logan Richardson: sax (alto); Ben Wendel: sax (tenore, basso); Dayna Stephens: sax (baritono); Joe Sanders: basso; Justin Brown: batteria; Aja Monet: voce; Carl Hancock Rux: voce; Sachal Vasandani: voce; Henry Cole: percussioni; Gabriel Lugo: percussioni/post produzione.

Album information

Title: Tributary Tales | Year Released: 2017 | Record Label: Motéma Music

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