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Jeff Ballard: Time's Tales

Angelo Leonardi By

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Jeff Ballard: Time's Tales Accanto all'esperienza con Brad Mehldau e Larry Grenadier e l'altra—meno appariscente e quasi cameristica—del Fly (che lo vede con quest'ultimo e Mark Turner) Jeff Ballard affianca dal 2006 un altro trio, di cui è leader, e che ora debutta su disco con questo variopinto ed estroverso Time's Tales.

"Sono a metà della mia vita—ha detto Jeff—volevo fare qualcosa di significativo. Così ho pensato di realizzare questo progetto con la band che amo. Time's Tales è un racconto della mia vita fino a questo punto."
Gran parte degli studi, delle passioni e delle esperienze percussive svolte da Ballard nella sua vita trovano posto in questo lavoro, integrandosi benissimo con l'arte di Lionel Loueke e Miguel Zenon. In primo luogo—e in forme coinvolgenti—c'è il legame con l'universo percussivo africano e latino. Un legame che inizia dalla passione infantile per la musica di Milton Nascimento, a quella successiva per Elvin Jones e Tony Williams, per continuare con gli studi sui ritmi e la percussioni brasiliane, argentine, mediorientali e quant'altro. Un patrimonio espressivo e di tecniche che Ballard ha poi messo in pratica nelle molte esperienze che ha svolto quando s'è trasferito a New York, dopo i tre anni nell'orchestra di Ray Charles.

Qui attivi in forma smagliante, Loueke e Zenon rappresentano i partner ideali per il batterista avendo svolto un percorso in un certo senso speculare: dall'universo musicale etnico assimilato nell'infanzia sono passati agli studi presso la Berklee e alle esperienze con il jazz contemporaneo svolte con Terence Blanchard, Charlie Haden, Herbie Hancock e molti altri (il chitarrista) e Bobby Hutcherson, Steve Coleman, Fred Hersch eccetera (il sassofonista).

Nel disco abbiamo poi una dimensione più astratta e sofisticata, che ha chiari riferimenti sia con la dimensione jazzistica che con quella classica: ad esempio la libera improvvisazione di "Free 3" (che sfocia in una dimensione ossessiva, ricca di pathos) oppure l'evanescente e sognante versione del tema di Béla Bartok "Dal." Non manca infine il legame con la grande tradizione americana del song, riproposta nella lirica "The Man I Love" (che si snoda in quella dimensione obliqua di cui Lee Konitz è maestro) o con il rock degli anni settanta (nella veemente versione di "Hangin Tree" dei Queen.

Ovviamente nei più estroversi brani d'impronta etnica il lavoro di Ballard raggiunge i vertici dell'esuberanza, della fantasia ritmica e del colore timbrico: esemplari in questo senso sono "Virgin Forest," "El Reparador De Sueños" e "Beat Street."

Per concludere, un disco tanto sofisticato quanto appassionante: tra i migliori dell'anno.


Track Listing: Virgin Forest; Western Wren (A Bird Call); Beat Street; The Man I Love; Free 1; Hangin Tree; Dal (A Rhythm Song); El Reparador de Suenos; Mivakpola; Free 3.

Personnel: Miguel Zenon: sax alto; Lionel Loueke: chitarra; Jeff Ballard: batteria.

Year Released: 2013 | Record Label: Okeh | Style: Modern Jazz


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