All About Jazz

Home » Articoli » Live Reviews

Dear All About Jazz Readers,

If you're familiar with All About Jazz, you know that we've dedicated over two decades to supporting jazz as an art form, and more importantly, the creative musicians who make it. Our enduring commitment has made All About Jazz one of the most culturally important websites of its kind in the world reaching hundreds of thousands of readers every month. However, to expand our offerings and develop new means to foster jazz discovery we need your help.

You can become a sustaining member for a modest $20 and in return, we'll immediately hide those pesky Google ads PLUS deliver exclusive content and provide access to future articles for a full year! This combination will not only improve your AAJ experience, it will allow us to continue to rigorously build on the great work we first started in 1995. Read on to view our project ideas...

0

Time in Jazz compie trent'anni

Libero Farnè By

Sign in to view read count
Time in Jazz 2017
Berchidda e altri comuni
8-16.8.2017

Il testo scritto quest'anno da Paolo Fresu sul programma del Festival non voleva essere tanto una presentazione delle scelte artistiche della trentesima edizione di Time in Jazz, quanto piuttosto un riepilogo in tono estremamente poetico degli obiettivi e criteri in cui il Festival ha sempre creduto e di quanto è riuscito a creare e a raggiungere in questi decenni. In nuce tutto era già presente nel manifesto artistico e filosofico stilato nel 1988, a cominciare dal tema dell'incontro interculturale nel nome della musica. La dimensione ambientale della distribuzione dei concerti gratuiti su un vasto territorio è poi diventata caratterizzante, a contatto con luoghi sempre diversi e suggestivi, con la presenza di una natura prevaricante, soprattutto quando tira il vento, ..."quel maestrale che è il vero protagonista e che porta quanto ha raccolto a nord-ovest del mondo, rubando un po' di suono e rendendolo ad altri." Quest'anno per un paio di giorni il maestrale non è mancato, frusciando nei microfoni e sferzando gli spettatori di giorno e gelido di notte.

Sembrerebbe che in un festival che giunge alla trentesima edizione tutto dovrebbe essere rodato, consolidato, fluido. Non è così: ogni edizione è unica, momento di un processo in continua trasformazione, e deve comunque superare problemi di carattere organizzativo, logistico e finanziario. Cosa che a Berchidda hanno affrontato con realismo e inventiva, trovando anche soluzioni brillanti: è il caso per esempio del ritorno, dopo quattro anni di assenza, all'Agnata, la tenuta/residenza di De Andrè, con il concerto a lui dedicato da Gaetano Curreri e Fabrizio Fuschini degli Stadio, affiancati da Paolo Fresu e Raffaele Casarano. Grazie a un'attenta regolamentazione dell'accesso, tutto si è svolto garantendo la massima sicurezza e il minimo disagio per i numerosi spettatori, senza che si verificassero gli incredibili intasamenti di traffico come in passato.

Ovunque e come sempre il fedele pubblico, con un anno di più sulle spalle, ha risposto con entusiasmo, anche agli appuntamenti a pagamento in Piazza del Popolo. Proprio da questi, quasi tutti di notevole livello artistico, iniziamo un resoconto selettivo e inevitabilmente personale secondo il criterio della qualità e della novità delle proposte.

Ottimo jazz americano, che è sempre più raro ascoltare nei festival italiani, è venuto da due formazioni. Il trio di Uri Caine, completato da Mark Helias e Clarence Penn, ha espresso un interplay pulsante e variegato su una frenetica concezione dinamica. Gli interventi pianistici del leader sono risultati di una potenza percussiva e di un'inventiva che da tempo non mi capitava di ascoltare, mentre il contributo dei due partner si è rivelato paritario ed esemplare. Un concerto esaltante, al di sopra di ogni attesa.

Un altro imperdibile, memorabile esempio di musica afroamericana è stato offerto dalla versione attuale dell'Art Ensemble Of Chicago, diretta dal caposaldo Roscoe Mitchell. È stato creato lentamente un flusso collettivo sempre più denso fino a raggiungere una dimensione dionisiaca, grazie all'indispensabile contributo delle singole individualità: le progressioni lancinanti in respirazione circolare di Mitchell, il senso narrativo della tromba di Hugh Ragin, la pulsazione ritmica aperta e continua fornita dal giovane validissimo contrabbassista Junius Paul e da un Famoudou Don Moye ancora motivato e in forma nell'approccio alla batteria. Una breve versione di "Odwalla" ha siglato il concerto.

Tags

comments powered by Disqus

Shop for Music

Start your music shopping from All About Jazz and you'll support us in the process. Learn how.

Upcoming Shows

Date Detail Price
Jul19Fri
Paolo Fresu
Teatro Morlacchi
Perugia, Italy

Related Articles

Live Reviews
The Ben Paterson Trio At The Jazz Corner
By Martin McFie
May 22, 2019
Live Reviews
Charlotte Jazz Festival 2019
By Mark Sullivan
May 16, 2019
Live Reviews
Nubya Garcia at Cathedral Quarter Arts Festival 2019
By Ian Patterson
May 16, 2019
Live Reviews
Electronic Explorations in Afro-Cuban and UK Jazz
By Chris May
May 15, 2019
Live Reviews
Charlotte Jazz Festival 2019
By Perry Tannenbaum
May 13, 2019