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Jacopo Ferrazza: Theater

Daniele Vogrig By

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In perfetto equilibrio fra tradizione e avanguardia, la produzione musicale di Jacopo Ferrazza rappresenta un unicum nell'attuale panorama jazzistico internazionale, all'insegna di un trio il cui raro amalgama costituisce il fertile terreno sul quale, nel giro di pochi anni, è germogliata una scrittura tra le più complesse e ardite attualmente in circolazione.

Rimarcherei a dovere il concetto di "amalgama" in rapporto a questa preziosa realtà, perché all'interno di essa risiede un'amicizia che affonda le proprie origini tra i banchi del Touschek di Grottaferrata e dei seminari di Siena Jazz. Ed è un dettaglio da non trascurare, perché la musica che è al centro di questo discorso trasuda un feeling vivido e maturo, le cui componenti umana e musicale si compenetrano tra loro senza soluzione di continuità.

Pubblicato dalla CAM Jazz, registrato e mixato da Stefano Amerio presso gli Artesuono Recording Studios di Cavalicco, con la produzione artistica di Ermanno Basso e mastering curato da Danilo Rossi, Theater è il secondo album del giovane contrabbassista romano, pubblicato lo scorso aprile a due anni di distanza dall'opera di debutto Rebirth, con la quale è condivisa la medesima line up composta da Valerio Vantaggio alla batteria e da Stefano Carbonelli alla chitarra.

Se Rebirth può considerarsi una rinascita intesa come rinnovamento di idee, in buona parte maturate e raccolte nel corso di una gioventù trascorsa nei quartetti di Fabrizio Bosso e Ada Montellanico, nel caso di questo nuovo lavoro Jacopo sposta l'asta del proprio ingegno molto più in là nel campo della sperimentazione.

Theater è un album pronunciatamente severo, meritevole di più ascolti per essere compreso nella sua interezza. Le otto tracce che lo compongono costituiscono un mosaico lucente, compatto, la cui omogeneità è garantita da un insieme di tessere musicali limate con sagace maestria e coerentemente assemblate tra loro fino a comporre un copione in cui chitarra, batteria e contrabbasso assurgono al ruolo di attori protagonisti. Nonché una fitta serie di corrispondenze tra parti scritte e fughe free, reti armoniche e aperture melodiche, all'interno delle quali la cantabilità emerge come un sospiro nei momenti di più intensa narrazione.

In rapporto a questo lavoro viene spontaneo far riferimento ad alcuni mostri sacri dello strumento. Su tutti Ray Brown, per la sua cura nel sound e la sua passione per l'archetto (la cui lezione sembra ben espressa in un pezzo come ”The Observer”), Charles Mingus per la sua espressività capace di trascendere la maestria fine a se stessa, Charlie Haden nei suoi momenti più intimistici e colloquiali al fianco di Keith Jarrett o Pat Metheny. La loro luce brilla agli angoli di questa scena su cui Jacopo si muove con estrema disinvoltura.

Tuttavia il nostro è un esercizio critico che mai, come in questo caso, può limitarsi al mero e pur necessario ragguaglio di suggestioni che ogni artista reca non sé. Quel che Ferrazza intraprende, o meglio prosegue, con Theater è un percorso non sulle tracce dei grandi del passato (tanto del jazz quanto, azzarderei, del Barocco musicale europeo) ma lungo sentieri non ancora solcati, sui quali lascia orme nuove ma, al contempo, decisamente profonde.

Il pezzo d'apertura che dà il titolo all'album è una vera e propria dichiarazione d'intenti da parte del trio. Non figura una linea tematica evidente, anzi, i pochi sprazzi di cantabilità percepibili assumono quasi le forme di macchie cromatiche schizzate su tela sonora, dove le parti si interscambiano di continuo. Si parla di melodia e cantabilità, misuratamente ripartite nell'economia generale dell'album, ma eclatanti in ”Rhapsody for a Cloud” o nella delicatissima ”Riververse” che richiama alla mente alcune suggestioni tipiche di Rebirth. Così come si è accennato agli influssi baroccheggianti presenti nell'album, in ”A Visionary Spring” ad esempio, dove Bach emerge da ogni piega della partitura di Carbnelli e si staglia sopra un nervoso groove sostenuto lungo quasi tutto il pezzo da Ferrazza e Vantaggio, la cui intesa raggiunge qui livelli di notevole profondità.

”Awakening” è forse il miglior momento di tutto l'album e, a giudizio di chi scrive, un esempio di rara bellezza in termini di scrittura, virtuosismo e affiatamento. Una cavalcata di otto minuti in cui convergono sapori prog, fughe dal free al noise, influssi orientaleggianti e un drumming muscolare condotto da Valerio per buona parte del brano.

Il sipario cala sulla corale ed evocativa ”Sofia”, ma si apre sulla produzione di Jacopo, per un discorso destinato a evolversi ulteriormente. Fra trame sonore costantemente in fieri e parole impresse su canovacci leggibili con gli occhi dell'anima.

Track Listing: Theater; Rhapsody for a Cloud; The Observer; Awakening; Riververse; A Visionary Spring; The Last Sunset; Sofia.

Personnel: Jacopo Ferrazza: bass; Stefano Carbonelli: guitar; Valerio Vantaggio: drums.

Title: Theater | Year Released: 2019 | Record Label: CAM Jazz

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