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Pharoah Sanders: The Pharoah Sanders Story: In the Beginning 1963-1965

AAJ Italy Staff By

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Insieme ai più anziani Ornette Coleman, Paul Bley, Roswell Rudd e Archie Shepp, Pharoah Sanders resta uno dei grandi testimoni viventi della stagione in cui il jazz si liberò degli ormeggi armonici, ritmici, sintattici e semantici per intraprendere la grande e tuttora non esaurita esperienza del free. Come ricordano le eccellenti note di copertina di questo disco, il sassofonista è l'unico superstite dell'ultima formazione guidata da Coltrane. Il cofanetto di quattro CD, compilato dalla storica etichetta newyorchese ESP Disk, che di quella stagione fu testimone e promotrice con il suo produttore illuminato Brenard Stollman, rappresenta un documento di notevole interesse per tracciare e conoscere il periodo iniziale della vicenda artistica di Sanders, ma non solo.

Vi troviamo infatti riunite preziose registrazioni musicali, ma anche una serie di interviste storiche con i protagonisti di quella stagione: Don Cherry, Paul Bley, Sun Ra, Stollman, lo stesso Pharoah, che descrivono il clima di quel periodo, le vicende quotidiane, le idee, le aspirazioni dei musicisti. Ad esempio, ascoltare Don Cherry che parla di Ornette e della sua influenza artistica è un enorme piacere e una lezione impareggiabile di musicologia: per descrivere l'articolazione melodica, ritmica e architettonica del brano "The Sphinx," Cherry lo pronuncia in una sorta di skat preciso e dinamico, facendo saltare la lingua sul palato e sui denti. Ne pone in rilievo gli echi e i richiami tra una frase e la successiva, la complementarità di queste e la deliziosa risoluzione. Ne descrive il processo di costruzione con il quartetto e come la melodia preceda l'armonia nel lavoro di Ornette, ma poi tutto si fonde in un corpo unico, totale.

Le concezioni di Ornette, che Cherry riporta, a proposito del rapporto tra notazione dei suoni e suoni che devono vivere, a proposito della narrazione di una storia personale, della creazione di nuove forme, di una nuova consapevolezza, rappresentano un trattato di jazz in pillole. Di grande interesse sono anche le parole di Paul Bley in un'intervista con il produttore Michael Anderson, che vogliamo riportare per la chiarezza con cui è descritto lo sforzo di piegare uno strumento come il pianoforte alle nuove tendenze musicali: "Quando terminammo il lavoro a Los Angeles e Ornette venne all'Est con Charlie Haden, Don Cherry e Billy Higgins, il gruppo era senza pianoforte. C'era una presenza minima del piano nel jazz di allora, così i pianisti dovevano creare dal nulla il proprio nuovo ruolo. Ho pensato a lungo a questo nuovo ruolo, a come affrontare la microtonalità con uno strumento che era nato per la concezione della tonalità ben temperata. Cercavamo di costruire una nota in termini di intonazione non specifica, ispirandoci agli strumenti a fiato, cercavamo di affinare l'abilità di prendere una nota vicina alla nota specifica. Altro problema fu quello di costruire brani senza il legame di una successione tradizionale di accordi".

Sono certamente concetti non nuovi, ma ascoltarli da un protagonista resta molto significativo. Come è importante ascoltare le parole di Sanders, che dapprima narrano i tempi del suo arrivo a New York, vissuti nella più assoluta indigenza, a volte ospitato da altri musicisti, tra cui lo stesso Cherry, con il quale il sassofonista fu spronato a riprendere il proprio strumento, praticamente abbandonato.

Dunque i primi documenti discografici sono dedicati alla registrazione fatta con Cherry il 6 gennaio 1963 (o forse era il 1964, come risulta da altre indicazioni discografiche, ma non si è giunti a una certezza). Tra l'altro, due versioni di uno stesso brano, "Cocktail Piece," affrontate in modo piuttosto differente, dove il sax tenore di Sanders si dimostra molto attivo e reattivo alla musica del trombettista. Nell'introduzione alla seconda versione ascoltiamo un Sanders piuttosto vicino all'influenza di Coltrane. Deliziosa, tra le registrazioni, la performance informale di Don Cherry al piano, che scandaglia con esitante rilassatezza alcuni temi di Monk.

Un secondo blocco di registrazioni risale al maggio 1964 e vede in scena il quartetto di Paul Bley. Preziosa presenza comune alle due registrazioni, quella del grande David Izenzon al contrabbasso. Se i brani con Cherry esprimevano fluida interattività, qui siamo di fronte all'astrazione ardita di Bley, che stimola il sassofonista a scandagliare percorsi a contrasto dialettico con gli altri strumenti, con la geometria abrasiva di Paul Motian e le digressioni di Izenzon. Brevi episodi quasi aforistici, in cui giova sottolineare la funzione di Bley, geniale catalizzatore di sperimentazioni.

Il secondo disco è tutto dedicato alla prima registrazione da leader di Sanders, pubblicata a suo tempo dalla ESP con il titolo Pharoah Sanders Quintet. Si tratta di due lunghi brani, dove risaltano tra l'altro le naturali inclinazioni di Sanders a giocare tra be-bop e free in modo spontaneo, come narra lui stesso nelle interviste inserite. Evidente, soprattutto in "Bethera," la derivazione da Rollins e dal primo Coltrane, mentre in "Seven by Seven" il sassofonista si addentra nelle sue proverbiali articolazioni feroci, chiamate "strilli di elefante" da Whitney Ballett.

Gli altri due CD presentano l'incontro di Sanders con Sun Ra, quando il sassofonista entrò per breve tempo nell'Arkestra. Sanders ricorda che lavorava come cuoco in un ristorante e che Sun Ra non aveva preso in considerazione le sue prime richieste di entrare nell'Arkestra. Solo più tardi, quando John Gilmore era impegnato in un tour con i Jazz Messengers di Art Blakey, il sassofonista fu ingaggiato nell'Arkestra. I due dischi presentano per la prima volta le registrazioni complete effettuate alla Judson Hall di New York, in occasione dei concerti del 30 e 31 dicembre 1964. In precedenza, estratti di quelle registrazioni erano stati pubblicati dalla ESP nel disco Sun Ra Featuring Pharoah Sanders & Black Harold.

Di notevole interesse anche in questo caso gli inserti parlati di Sun Ra e Pharoah Sanders, che narra tra l'altro del suo rapporto con John Coltrane e della sua influenza, "in termini di energia, di fraseggio, sound, timbro, controllo dello strumento, espressione di sé. Ogni cosa che faceva era sottoposta a grande controllo e convinzione. Poi ho percorso molte altre strade, ma tuttora ci sono tante cose di lui che lavorano dentro di me". Le sue conclusioni: "Suonando questa musica ho imparato tanto, ho cercato di essere me stesso, di essere onesto, umile, di dare e ricevere rispetto".

I primi passi, narrati in tutta la loro varietà e drammaticità, di una voce inconfondibile del jazz contemporaneo, che ancora oggi si esprime con intensa pregnanza.


Track Listing: CD 1: 01. Pharoah Sanders Interview: Coming to New York; 02. Cocktail Piece [First Variation, Take 1]; 03. Cocktail Piece [First Variation, Take 2]; 04. Studio Engineer Announcement ; 05. Cherry's Dilemma; 06. Studio Engineer Announcement; 07. Remembrance [First Variation]; 08. Medley: Light Blue/Coming on the Hudson/Bye-Ya/Ruby My Dear/Embassy Music; 09. Don Cherry Interview: Ornette's Influence, Pt. 1; 10. Don Cherry Interview: Ornette's Influence, Pt. 2; 11. Paul Bley Interview: 1960's Avant Garde; 12. Generous, Pt. 1 [Take][Take 1]; 13. Generous, Pt. 1 [Take][Take 2]; 14. Walking Woman [Take][Take 1]; 15. Walking Woman [Take][Take 2]; 16. Ictus; 17. After Session Conversation. CD 2: 01. Pharoah Sanders Interview: Musicians He Performed With, Pt. 1; 02. Bernard Stollman Interview: Meetin Pharoah Sanders; 03. Seven By Seven ; 04. Bethera; 05. Pharoah Sanders Interview: Musicians He Performed With, Pt. 2. CD 3: 01. Pharoah Sanders Interview: Meeting Sun Ra; 02. Dawn Over Israel; 03. The Shadow World; 04. The Second Stop Is Jupiter; 05. Discipline #9; 06. We Travel the Spaceways. CD 4: 01. Sun Ra Interview: Being Neglected as an Artist; 02. Gods on Safari; 03. The Shadow World; 04. Rocket #9; 05. The Voice of Pan, Pt. 1; 06. Dawn Over Israel; 07. Space Mates; 08. The Voice of Pan, Pt. 2; 09. The Talking Drum; 10. Conversation With Saturn; 11. The Next Stop Mars; 12. The Second Stop Is Jupiter; 13. Pathway to the Outer Known; 14. Sun Ran Interview: Meeting John Coltrane; 15. Pharoah Sanders Interview: John Coltrane; 16. Pharoah Sanders Interview: Playing at Slug's/Max Gordon; 17. Pharoah Sanders Interview: Closing Comments.

Personnel: Pharoah Sanders (sax tenore) con: The Don Cherry Quintet: Don Cherry (cornetta e pianoforte); Joe Scianni (pianoforte); David Izenzon (contrabbasso); J. C. Moses (batteria); The Paul Bley Quartet: Paul Bley (piano); David Izenzon (contrabbasso); Paul Motian (batteria); The Pharoah Sanders Quintet: Stan Foster (tromba); Jane Getz (piano); William Bennett (contrabbasso); Marvin Pattillo (batteria); Sun Ra and his Solar Artkestra: Sun Ra (piano e celeste); Black Harold (flauto e percussioni); Al Evans (tromba); Teddy Nance (trombone); Marshall Allen (sax alto, flauto, percussioni); Pat Patrick (sax baritono); Alan Silva e Ronnie Boykins (contrabbasso); Clifford Jarvis e Jimmhi Johnson (batteria); Art Jenkins-Space (voce).

Title: The Pharoah Sanders Story: In the Beginning 1963-1965 | Year Released: 2012 | Record Label: ESP Disk


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