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Mike Westbrook Concert Band: The Last Night at the Old Place

Vic Albani By

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Mentre il mondo musicale -così come lo conosciamo -rotola verso un'ignota "new life" e, specialmente il jazz, mostra più di altre tipologie musicali di voler tornare ad essere nobile strumento di difesa culturale in mano (almeno in questo paese e come tanti, tanti anni fa) ad un sempre numericamente minore zoccolo duro e puro fatto di eroici e inarrendevoli aficionados, operazioni come quella nell'oggetto di questa recensione sono cose da mille e una notte. Forse, per ovvia vicinanza, quella della notte del 25 maggio 1968, vale a dire la notte dell'ultimo concerto tenuto in quell'"Old Place" che fu sino all'inverno del 1965 la poco salubre sede del celebre Ronnie Scott's Club a Soho, West End, London city.

Per la creatura di Scott e del suo partner, Peter King, era ovviamente arrivato il momento di un trasloco nel più "civile" sito di Frith Street (ove il club è ancora oggi) e appare altrettanto ovviamente più che ovvio che (nel 1965) una vecchia struttura non venisse immediatamente demolita, ricostruita e venduta al miglior offerente del mondo commerciale più glamour come siamo abituati a vivere oggi.

Per quasi tre anni, dunque, la vecchia sede restò in mano ad un manipolo di musicisti "carbonari" che la trasformarono man mano in una "propria casa," capace di ospitare sera dopo sera, concerti, happenings, prove di gente allora più o meno sconosciuta ma che solo pochi anni dopo divenne la colonna portante del miglior jazz britannico mai esistito.
Nemmeno tre mesi dopo questa storica incisione, Westbrook entrò con la stessa band nelle sterili e perfette sale di incisione della Deram per incidere Release, vale a dire uno dei dischi della musica inglese che cominciò a cambiare per molti versi la faccia del jazz da quelle parti del mondo. L'ultimo concerto all'Old Place del Ronnie Scott , divenne quindi anche inconsapevolmente una sorta di prova generale di quella nuova e importante incisione. Oggi, grazie alla fortuna del ritrovamento dei nastri di questo concerto, ciò che la Cadillac Records riesce miracolosamente a stampare e a donare al mondo è qualcosa di chiaramente ancor più storico e, per certi versi, di maggior valore. Senza l'obbligo morale di essere ovviamente "perfetti" come invece poi i giovani leoni della Young London's Jazz Scene di quegli anni avrebbero dovuto essere in occasione della registrazione di Release di pochi mesi dopo, la registrazione in questione testimonia la classica euforia e il fascino irresistibile di una fine di un'era con la speranza che un'altra si sarebbe aperta di lì a poco.

Poco dunque importa se la registrazione non è ai livelli tecnologici ai quali siamo abituati oggi come poco importa se alcuni attimi solistici presentano imperfezioni, "errori," sbavature o altro del genere. L'atmosfera elettrizzante e straordinaria fu talmente trascinante che tutti, davvero tutti ma con Osborne e Surman che quella sera "videro davvero la Madonna" (tanto per essere più diretti e chiari possibile) talmente strepitosi da rasentare l'eccellenza eterna. Scat effervescenti, esplosivi salti di registro dei fiati come piovesse, calore e comunicazione e quanto di meglio di possa immaginare per un concerto, scandiscono quasi ogni attimo di questi imperdibili 80 minuti di gioia e magnificenza davvero lontana nel tempo, nobilitando ogni personalità artistica in gioco.

Le fondamentali note contenute nel libretto del disco (un digi-pak di sei sezioni davvero ben confezionato con fotografie e memorabilia del tempo) e firmate da Westbrook e dall'onnipresente Richard Williams (vero e proprio "Dio della carta stampata" della storia della musica inglese del secolo scorso) testimoniano l'essenzialità storica di una band che a quel tempo stava conquistando nell'area londinese lo stesso posto sull'altare che nel pop premiava ad esempio gente come i Bluesbreaker di John Mayall con i tanti Clapton & Co. di conserva.

Inutile star qui a spulciare e analizzare i brani. Questa, signori miei, è solo leggenda anche se appare ovvio che la polvere del tempo contribuisca alla sua nascita e alla sua celebrazione. Una produzione semplicemente splendida che è un regalo all'arte musicale e ad un mondo di ascoltatori che, come detto nell'incipit di questo breve articolo, sta sciogliendosi nel ricordo di tempi che non potranno davvero mai più tornare.

Uno strepitoso tributo a gente che ha fatto la storia. Punto.

Track Listing: The Few; Lover Man; For Ever & A Day; We Salute You; The Few; Folk Song; Flying Home; Sugar; Who's Who; Can't Get It Out of My Mind; A Life of Its Own.

Personnel: Mike Westbrook: piano; John Surman: baritone saxophone; Nisad Ahmad Khan: tenor saxophone; Mike Osborne, Bernie Living: alto saxophone; Dave Holdsworth: trumpet, fluegelhorn; Malcolm Griffiths, Paul Rutherford: trombone; Harry Miller: bass; Alan Jackson: drums.

Title: The Last Night at the Old Place | Year Released: 2018 | Record Label: Cadillac Records

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