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The Jazz Passengers Reunited al Teatro Manzoni, Milano

The Jazz Passengers Reunited al Teatro Manzoni, Milano
Paolo Peviani By

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Aperitivo in Concerto
Teatro Manzoni
Milano
02.03.2014

Aria di festa, al teatro Manzoni di Milano. Sul palco, per il concerto conclusivo della rassegna Aperitivo in concerto, i The Jazz Passengers di Roy Nathanson e Curtis Fowlkes, mitici esponenti di quella New York anni '80 terribilmente cool e cult che si muoveva tra jazz, rock, avant, cinema indipendente. Nomi come John Lurie, i Lounge Lizards, Jim Jarmusch, la Knitting Factory. Percorsi che si intrecciavano, leader di un gruppo che apparivano come side men in un altro, musicisti che firmavano colonne sonore di film in cui recitavano come attori consumati. Per chi amava un certo tipo di cultura, la New York dell'epoca era l'autentico centro del mondo. Il luogo dove tutto accadeva. I Jazz Passengers ne rappresentavano l'anima più ironica e scanzonata, quella musicalmente più aperta alla cantabilità ed alle commistioni pop.

Da allora, è passata molta acqua sotto i ponti. I Lounge Lizards non esistono più, John Lurie si dedica alla pittura, i film di Jarmusch sono talmente rarefatti e visionari da incontrare difficoltà nella distribuzione... Fortunatamente, qualcosa di quegli anni resiste. I Jazz Passengers, sia pure a fasi alterne, tra separazioni e reunion, sono ancora qui a ricordarci quanto può essere interessante, stimolante—e divertente!—giocare con la musica, e le sue contaminazioni.

E così, ecco Nathanson e Fowlkes sul palco del Manzoni, in compagnia di EJ Rodriguez alla batteria, Brad Jones al contrabbasso, Bill Ware al vibrafono, Sam Bardfeld al violino, muoversi tra brani ormai storici e composizioni più recenti, con la consueta ironia e teatralità, peraltro mai a discapito di un impeccabile rigore musicale e di un altrettanto impeccabile vigore esecutivo. Certo fa un po' strano sentire la voce di Nathanson sostituirsi a quella di Mavis Staples, oppure uno svagato e ironicamente geniale Curtis Fowlkes interpretare brani a suo tempo cantati da Debbie Harris (Blondie, vi dice niente questo nome?), Elvis Costello o Jeff Buckley. Si fa di necessità virtù, ovviamente. Ma anche queste "sostituzioni" —per così dire— fanno parte del sottile gioco che i Passengers conducono con gli ascoltatori. E la lieve patina nostalgica che avvolge il concerto non sfocia mai nel rimpianto dei bei tempi andati. The Jazz Passengers sono un formidabile organico assolutamente contemporaneo, caratterizzato da orchestrazioni curatissime e da un suono di rara compattezza.

Chi non ha avuto la fortuna di assistere a questo concerto, si ascolti l'andamento dispari di Seven, la scansione ternaria di Tell Me, il pedale funk di Button Up, il il delizioso soul ai limiti del trash di Reunited. Meravigliosi!

Foto
Roberto Cifarelli.

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