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Benedikt Jahnel Trio: The Invariant

Niccolò Lucarelli By

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Il jazz di scuola europea si caratterizza per una maggior vicinanza alla musica classica e per certe atmosfere placide e riflessive, dove la melodia sembra attaccarsi alla pelle dell'ascoltatore come vento del deserto, e aprire una finestra sull'indagine della propria interiorità. Non fa eccezione The Invariant, ultima fatica del pianista tedesco Benedikt Jahnel, autore degli otto brani eseguiti in trio con il contrabbassista Antonio Miguel e il batterista Owen Howard; l'apparente scarnità della formazione è invece il punto di partenza per un sound caldo e raffinato, intenso e coinvolgente, grazie soprattutto al pianoforte di Jahnel da cui scaturiscono echi della scuola romantica mitteleuropea, non soltanto a livello musicale ma anche filosofico e letterario: c'è un anelito d'infinito nella tensione dei suoi passaggi pianistici, la medesima tensione dell'Io verso la propria realizzazione attraverso la ragione, così come teorizzò Johann Fichte nella dottrina idealista; i cambi di ritmo e d'intensità delle note sono la metafora di questo continuo cercare la propria libertà come fine ultimo dell'Io; una ricerca esaltante, drammatica, convulsa, a volte dolorosa, ma comunque necessaria.

"Part of the Game" è probabilmente il cuore dell'album, con la sua apertura di contrabbasso e percussioni, che lascia nell'aria un senso d'attesa rotto dal caldo pianoforte arricchito dal contrappunto, a disegnare due melodie che sembrano accennare a due direzioni diverse, a quel dualismo che sempre caratterizza le possibilità di scelta nella vita. Il brano è caratterizzato da atmosfere "nordiche" che ricordano l'aurora boreale, con le note che crescono gradualmente d'intensità come onde di colore elettromagnetiche, che si muovono con dinamismo nelle orecchie dell'ascoltatore. Affascinante anche "Further Consequences," aperta da un lungo solo di pianoforte in tempo moderato dal sapore romantico e dalla calde note semiacute con un dinamico contrappunto. Vivace come l'esistenza, il brano si riveste di atmosfere differenti, paragonabili alle differenti stagioni che la vita ci riserva; l'interplay è strettissimo, un incalzare dinamico che riproduce il turbinio d'idee e pensieri in una mente impegnata nel "mestiere di vivere." Un brano che è occasione di meditazione sulle conseguenze cui fa riferimento il titolo, derivate dalle scelte compiute ogni giorno.

The Invariant è un album di jazz che avrebbe potuto essere un romanzo di Thomas Mann, tale è la capacità di Jahnel e colleghi di tradurre in note musicali quello che è il ritmo dell'esistenza, con i suoi alti e bassi, gli entusiasmi e le incognite.

Lungo tutto il corso dell'album, il pianoforte è l'architrave di un interplay mai sopra le righe, e non sopravanza la base ritmica; il risultato, otto tracce corpose, dall'andamento narrativo che le apparenta ad altrettanti capitoli di un romanzo di Schnitzler o Mann. Brani dove il jazz assume un carattere concettuale, e l'album è corale e non solistico. Un compromesso ottimamente bilanciato fra la severità del pensiero mitteleuropeo e la dolcezza di certo romanticismo che ricorda Schubert. Un jazz non conforme all'originale, da ascoltare guardandosi dentro, nella quiete della propria stanza, staccando la spina al caos quotidiano.

Track Listing: Further Consequences; The Circuit; Mirrors; Mono Lake; Part Of The Game; For The Encore; Interpolation One; En passant.

Personnel: Benedikt Jahnel: piano; Antonio Miguel: bass; Owen Howard: drums.

Title: The Invariant | Year Released: 2017 | Record Label: ECM Records


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