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Giuseppi Logan: The Giuseppi Logan Quartet

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Giuseppi Logan: The Giuseppi Logan Quartet
A quarant’anni dalla scomparsa, i numerosi interrogativi legati alla figura e alla musica di Giuseppi Logan restano sostanzialmente irrisolti.

Le note biografiche sono piuttosto scarne. A un primo ingaggio nella big band di Earl Bostic, seguirono un periodo al New England Conservatory e i galloni di musicista free guadagnati al fianco di Pharoah Sanders, Archie Shepp, Bill Dixon e Byard Lancaster nella New York della October Revolution (curioso l’unico video che ritrae Logan: poco meno di cinque minuti a zonzo per la Grande Mela, anno di grazia 1966, con un cane al guinzaglio e quelli che han tutta l’aria di essere una moglie e un figlio).

Due i dischi licenziati a suo nome, entrambi per la ESP tra il '64 e il '65, ai quali si aggiungono giusto un altro paio di comparsate su lavori firmati dalla cantante Patty Waters, ancora ESP, e da Roswell Rudd, questa volta per la Impulse!. Poi, dalla fine degli anni Sessanta, di Logan si son perse le tracce. L’ipotesi più accreditata fino a ieri era quella di una morte legata all’abuso di stupefacenti, con lo stesso Bernard Stollman, padre-padrone dell’etichetta newyorchese, che raccontava di un soggetto violento e psicotico. E invece, a inizio 2008, ecco la clamorosa riapparizione in una video-intervista (attendibile?) girata da un gruppo di missionari cristiani su una panchina di New York, dove un canuto Giuseppi proclama a gran voce la propria fede nel Signore (spassoso).

Fin qui nulla di strano, se non l’ennesima vicenda dell’ennesimo musicista di culto del free storico.

Resta però da fare i conti con l’arte e l’artista: genio incompreso e al di fuori del tempo, Kaspar Hauser dell’improvvisazione o più semplicemente un’abile truffatore? A un primo ascolto la voce di Logan non può non apparire naif e maleducata, rozza persino nel controllo del timbro, nasale e sgangherata, permeata da una sorta di primitivismo infantile e sgraziato. Da qui le accuse, affrettate, di manifesta incapacità. Accuse che chi scrive ritiene ingenerose, se non altro perchè al fascino della musica non si resiste.

E riascoltare a oltre quarant’anni dalla pubblicazione Quartet, opera prima del nostro ristampata di recente, resta un puro godimento. Sarà pure sgraziata e poco elegante la voce di Logan, ma quanta generosità in quei goffi svolazzi all’oboe pakistano che adornano “Tabla Suite”, per non parlare del motivetto caracollante che introduce “Dance of Satan” (chissà se Charles Gayle stava ascoltando?). Decisamente più corpose, poi, le improvvisazioni al tenore nella sbilenca “Taneous” e nella coltraniana “Bleecker Partita”, dove il buon Giuseppi si dimostra capace di strutturare assoli organici e complessi.

Insomma, licenziare il tutto come opera di uno sprovveduto sarebbe una colpevole miopia. Milford Graves (immenso!), Eddie Gomez e Don Pullen giganteggiano, ma il fascino obliquo e stralunato è il titolare del quartetto a mettercelo.

Concludendo, verrebbe da dire che nelle contraddizioni tumultuose dell’opera dell’enigmatico Logan è racchiuso lo spirito di una stagione irripetibile. E già questo basterebbe per rendere necessario, e consigliatissimo, l’ascolto.

Se non vi basta, accontentatevi di una delle copertine più belle della storia del Jazz.

Track Listing

1. Tabla Suite - 5:48; 2. Dance of Satan - 6:17; 3. Dialogue - 8:23; 4. Taneous - 11:56; 5. Bleecker Partita - 15:34. Tutte le composizioni sono di Giuseppi Logan.

Personnel

Giuseppi Logan (sax alto, tenore, oboe pakistano, clarinetto basso, flauto); Don Pullen (pianoforte); Eddie Gomez (contrabbasso); Milford Graves (batteria, tabla).

Album information

Title: The Giuseppi Logan Quartet | Year Released: 2009 | Record Label: ESP Disk

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