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Miles Davis - Sonny Rollins: The Classic Prestige Sessions - 1951-1956

AAJ Italy Staff By

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"Ritratto di artisti da giovani," questo potrebbe essere il sottotitolo di The Classic Prestige Recordings, 1951-1956, doppio CD che raccoglie le registrazioni di Miles Davis e Sonny Rollins per la storica etichetta di Bob Weinstock.

Il trombettista aveva alle sue spalle la collaborazione con Parker, durante la quale aveva mostrato in forma grezza le sue doti principali (il timbro, l'originalità melodica), ma si era attirato critiche per alcune insicurezze tecniche e un limitato approfondimento armonico. La successiva esperienza cool consentì l'esplorazione di soluzioni alternative rispetto al bop, mai dimenticato e poi integrato in una poetica nuova proprio nei primi anni '50.

Nelle registrazioni Prestige si nota l'acquisizione del fraseggio parkeriano, anche su tempi molto veloci, con tutti gli approcci cromatici richiesti dal linguaggio e una prima, parziale scalata al registro acuto. Si avverte anche l'urgenza della pausa, a spezzare il flusso delle crome, per dare peso al timbro che andava sviluppando sempre più pieno e caldo, ma anche per dare respiro a un pensiero che non sarà mai portato a divorare gli accordi. Una lentezza che non deve essere vista come limite, se non in termini di sfida creativa: in modo parallelo quanto alternativo a Monk, Davis eluderà le asprezze tecniche del bebop, guardando al passato quanto al futuro. La sua concezione solistica alterna lo scavo armonico (personalizzato con pattern di approccio alle note caratteristiche dell'accordo che impiegherà anche dopo la svolta elettrica) con una tendenza "orizzontale" tipica dei migliori musicisti blues e di Lester Young. Sopra lo snodarsi degli accordi sviluppava seducenti linee melodiche nelle quali esprimeva uno spessore emotivo unico e in questo senso la successiva fase modale appare logica conseguenza. Il modo di articolare la frase sulla tromba, dettato dall'uso della lingua, guardava alla tradizione Swing più che all'opera di Gillespie, in questo molto più fantasiosa e meno legata allo scorrere della frase per crome. La minor libertà ritmica lo spinse a cercare strutture armoniche nuove, sulle quali galleggiare in modo obliquo e allusivo.

Negli stessi anni Rollins appariva sulla scena con una personalità straripante suono, romanticismo, aggressività, del tutto estranea alla scuola sassofonistica allora dominante. Rollins torna a Coleman Hawkins per riscoprire quelle doti rivoluzionarie che ne fecero uno dei principali anticipatori del jazz moderno. Hawkins e Rollins sono esploratori del sax tenore, delle strutture armoniche e ritmiche, dei viaggiatori avventurosi, spinti da curiosità inesausta e, nel più giovane, ludica.

Il Rollins dei primi anni '50 si impose per la versione robusta, bluesy, già articolata in frasi originali, del linguaggio bebop. L'urgenza espressiva non aveva nulla a che fare con la coolness che il tenore prevedeva in quegli anni. Già si notava l'interesse per intervalli ampi a spezzare l'andamento della frase, un elemento linguistico all'epoca esplorato solo da Monk, e col pianista Rollins avrebbe poi prodotto opere rilevanti. Manca, ma non di molto, quella capacità di elaborazione tematica che è poi divenuta la firma più rilevante del sassofonista a partire da Saxophone Colossus.

Le incisioni che Davis e Rollins realizzarono per Prestige erano dominate da una certa casualità: prodotto di una piccola comunità di jazzisti (gli Sugar Hill Boys), mostravano all'opera personalità forti, destinate a grandi risultati, ma troppo dominate dalla tossicodipendenza. Spesso si notano alti e bassi tecnici, soprattutto in Davis che del gruppo suonava lo strumento più inconstante nella resa. In compenso la frequentazione quotidiana consentiva di mantenere sempre un forte livello di intesa anche quando la pianificazione era scarsa.

Le prime registrazioni, come "Morpheus," mostrano legami col famoso nonetto cool, questo tanto nella sonorità della tromba, quanto nella scelta di arrangiamenti parzialmente contrappuntistici, lontani dai classici unisoni bop. Nel giro di pochi mesi emerge una nuova tendenza, in parte dovuta all'innovazione tecnica del Long Playing: Miles è fra i primi a intendere come il maggior tempo concesso si possa sfruttare per uscire dalle costrizioni dei 78 giri e dare ai solisti un nuovo spazio vitale, un'estensione in termini di chorus che si riflette poi sul feeling di tutto il gruppo. Il respiro più ampio porta a superare la tensione nervosa del primo bebop, troppo lontana dall'ideale estetico di Davis, a favore di un andamento robusto quanto disteso. Così si prelude allo "stretching out" di capolavori come "Walking" e a tutte le successive evoluzioni di Miles.

In questo Rollins fu partner ideale, in fondo Davis ha sempre voluto accanto tenoristi lontani dal suo modo di suonare. Tanto lui preferiva lavorare in orizzontale (anche se qui spesso mostra di sapersi muovere con velocità e chiarezza su accordi complessi), tenersi vicino a una concezione ritmica tradizionale, far cantare le tensioni degli accordi, acuire l'emozione con inflessioni "vocali," quanto i suoi sassofonisti scavavano nelle armonie, uscivano dalla tradizionale articolazione per crome, aggredivano il suono e manipolavano cellule melodiche con ossessione matematica.

Un esempio illuminante della nuova estetica è "Bluing," il cui andamento rilassato, ipnotico si estende per quasi 10 minuti e vede il gruppo così immerso da perdersi alla fine, seguita da un secco rimprovero di Davis ad Art Blakey che aveva dimenticato l'arrangiamento. Poco male, considerato l'apporto magistrale del batterista e ci sarebbe da parlare di come Miles sceglieva le sue sezioni ritmiche, ma questo ci porterebbe molto lontani dagli scopi di una recensione.

Il primo CD riporta le registrazioni del 1951 e molti furono i momenti rilevanti: "I Know," sulle armonie di "Confirmation" nel quale Rollins ottiene il primo spazio solistico tutto suo, accompagnato da Percy Heath, Roy Haynes e Davis al pianoforte al posto di John Lewis; "Down" e "Bluing" dove Miles mostra la profondità del suo blues feeling; "Dig," uno dei suoi primi brani a imporsi come standard. Jackie McLean emerge in più occasioni con la sua personale rielaborazione dello stile parkeriano.

Il meglio arriva però nel 1953, a partire dalla seduta del 30 gennaio, con Charlie Parker in persona (al tenore per motivi contrattuali) e due brani memorabili: le take di "Serpent's Tooth" (tema intricato e accordi derivati da "I Got Rhythm") e una "'Round Midnight" affascinante, preludio della più famosa versione in quintetto.

Il 29 giugno 1954 Rollins e Davis tornano a incidere assieme, il sassofonista si è disintossicato e porta con sé tre brani destinati alla classicità: "Doxy," "Aeregin" e "Oleo," prime e brillanti prove della sua grande vena di compositore. L'ultima session qui riportata chiude la loro collaborazione in modo splendido grazie a "In Your Own Sweet Way" e "Vierd Blues". Ascoltando Davis alle prese con la deliziosa composizione di Dave Brubeck viene da pensare con una certa pena a quanto poi avrebbe scritto del pianista nella sua autobiografia (peraltro spesso insoddisfacente e imprecisa). "Vierd Blues" meritava di restare nel repertorio di Miles, un tema di grande atmosfera (con un passaggio nervoso all'inizio della quarta battuta che mette in difficoltà entrambi i fiati) che si riflette nella tensione emotiva degli assolo, ma è comunque alla base di successive composizioni più famose.

Davis aveva da poco formato il suo primo storico quintetto e stava per passare alla Columbia, ma doveva prima chiudere il contratto Prestige e l'ultima registrazione con Rollins si inserisce fra le due leggendarie maratone che produrrano Workin', Steamin', Cookin' e Relaxin'. Il sassofonista avrebbe presto incrociato la strada di Clifford Brown e Max Roach.

Il lavoro per la Prestige aveva dato forma consapevole e matura alle promesse degli esordi: il bebop con loro (e con Art Blakey e Horace Silver) si trasformava nell'hard bop, forse il genere più longevo nella storia del jazz.

Un percorso che è bello seguire grazie a questo doppio CD, accompagnati dalle note di Ira Gitler che ne fu testimone diretto.

Track Listing: CD 1: 01. Morpheus; 02. Down; 03. Blue Room (Take 1); 04. Blue Room (Take 2); 05. Whispering; 06. I Know; 07. Conception; 08. Out of the Blue; 09. Denial; 10. Bluing; 11. Dig; 12. My Old Flame; 13. It's Only a Paper Moon. CD 2: 01. Compulsion; 02. The Serpent's Tooth (Take 1); 03. The Serpent's Tooth (Take 2); 04. 'Round Midnight; 05. Airegin; 06. Oleo; 07. But not for Me (Take 1); 08. But not for Me (Take 2); 09. Doxy; 10. In Your Own Sweet Way; 11. No Line; 12. Vierd Blues.

Personnel: Miles Davis (tromba, pianoforte); Sonny Rollins (sax tenore); Bennie Green (trombone); Jackie McLean (sax alto); Charlie Parker (sax tenore); John Lewis, Walter Bishop Jr., Horace Silver, Tommy Flanagan (pianoforte); Paul Chambers, Percy Heath, Tommy Potter (contrabbasso); Roy Haynes, Art Blakey, Philly Joe Jones, Kenny Clarke, Arthur Taylor (batteria).

Title: The Classic Prestige Sessions - 1951-1956 | Year Released: 2009 | Record Label: Prestige Records

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