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Alec K. Redfearn and the Eyesores: The Blind Spot

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Il gruppo guidato dal fisarmonicista Alec K. Redfearn conferma la sua vena bizzarra e peculiare con questo secondo album per l’etichetta Cuneiform che risulta essere il sesto lavoro nella ormai decennale storia della band americana. I possibili punti di riferimento sono evidenti ma allo stesso tempo non troppo definiti: si possono certamente trovare elementi di contatto con il minimalismo delicato della 'Penguin Cafe Orchestra' di Simon Jeffes e con certe follie zappiane, senza trascurare qualche ammiccamento alle sperimentazioni di Canterbury e dintorni e più recenti riferimenti a gruppi altrettanto anomali emersi soprattutto negli States e caratterizzati dall'uso di strumenti più usuali nel versante folk e in quello classico che non nei territori del rock e della musica progressiva. Spingendosi invece indietro nel tempo, il riferimento alla 'Third Ear Band' è perfettamente centrato.

Il suono di questo gruppo evoca un mood decisamente antico, caratterizzato da scenari che evocano sulfuree ablazioni medioevali al calar del sole, con l’incanto di manipolazioni elettroniche che sanno essere moderne e antiche allo stesso tempo, per quel loro sapore organico che si inserisce sempre con coerenza e con senso di adesione al clima spesso funereo dell’album. La stagione delle streghe bianche scorre in un universo parallelo che possiamo intravedere fra le assi scricchiolanti del tempo, quasi a portata di mano e di orecchio. I pannelli lignei di Hieronymus Bosch sembrano essere stati forgiati con la stessa materia e in epoca coeva, ma sulle bizzarrie delle pieghe del tempo non possiamo avere certezze.

Il lungo ciclo denominato “I Am the Resurrection and the Light” che comincia con “Blue on White” e termina a fine album con la lunga ripresa dello stesso brano è probabilmente la composizione più tormentata di Redfearn e tocca temi devastanti legati alla droga e alla tristezza esistenziale. Il gruppo lavora con grande coesione attorno al leader, le voci sono spesso corali e rimandano a sapori medio orientali che si legano molto bene con il contesto. Gli strumenti si fondono alla perfezione cercando raramente le scorribande solistiche rituali. Molto meglio tessere la trama di un tessuto carico di scuri colori pastellati, giocati tono su tono e mai fuori registro.

Quello che colpisce particolarmente è la capacità indubbia di fondere e distorcere con sapienza e con passione le mille influenze provenienti da epoche e da terre disparate per ricavare una sorta di colonna sonora di un trip incantato che scorre in salita come un fiume misterioso di Escher. Attenzione alle illusioni ottiche e sonore.

Track Listing

01. The Perforated Veil; 02. Queen Of the Wires; 03. Myra; 04. Blue On White; 05. The Radiator Hymn; 06. The Burning Hand; 07. River of Glass; 08. The Flesh Of the Drum; 09. The Blind Spot; 10. Rising; 11. Blue On White (Reprise)

Personnel

Alec K. Redfearn (voce, fisarmonica, organo, chitarra slide, scacciapensieri, loops); Frank Difficult (loops, diavolerie elettroniche); Orion Rigel Dommisse (voce, organo); Jason McGill (sax alto); Laura Gulley (voce, violino, viola); Matt McLaren (batteria, percussioni, glockenspiel); Ann Schattle (corno in Fa); Erica Schattle (fagotto); Domenick Panzarella (chitarra); Steve Jobs (hurdy-gurdy, gong); Olivia Geiger (violino); Sarah Tolan-Mee(violino); Margie Wienk (basso, voce); Chris Sadlers (basso); Ellen Santaniello (voce)

Album information

Title: The Blind Spot | Year Released: 2007 | Record Label: Cuneiform Records

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