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Gary Peacock: Tangents

Mario Calvitti By

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Nel corso della sua lunghissima carriera, il nome di Gary Peacock è stato molto frequentemente associato ad alcuni grandi pianisti che hanno rivoluzionato la concezione del piano trio, a cominciare dai suoi sodalizi negli anni '60 con Paul Bley e Bill Evans; con quest'ultimo il rapporto è stato di breve durata, ma ha lasciato tracce evidenti nel definire il ruolo che il contrabbasso avrebbe poi mantenuto nelle successive esperienze in trio. Peacock è inoltre una presenza ricorrente nel catalogo ECM fin dai primissimi tempi; le registrazioni di un paio di sessioni col trio di Paul Bley risalenti al '63 e al '68 sono state pubblicate nel 1970 come terzo titolo dell'allora neonata label. Il suo esordio come leader nel 1977 per l'etichetta di Monaco è uno di quelli col botto: Tales of Another segna la prima collaborazione del bassista con Keith Jarrett e Jack DeJohnette, sei anni prima della nascita ufficiale di quello Standards Trio che avrebbe mietuto successi in tutto il mondo nel corso dei suoi trent'anni di attività ponendosi come riferimento assoluto.

C'è però anche un altro pianista con cui Peacock ha mantenuto una associazione duratura e proficua nel tempo, ovvero Marc Copland. A partire dagli anni '80 i due hanno lavorato spesso insieme in duo, trio, quartetto o quintetto, realizzando alcune incisioni a nome del pianista. Con l'ingresso di Copland nel mondo ECM nel 2013 come membro del quartetto del chitarrista John Abercrombie (da cui proviene anche il batterista Joey Baron) era solo questione di tempo prima che si rinnovasse la collaborazione tra i due musicisti. È successo nel 2014, con la nascita del Gary Peacock Trio che ha registrato l'album Now This, pubblicato l'anno successivo appena in tempo per festeggiare l'ottantesimo compleanno del contrabbassista, cui ora segue questo secondo lavoro.

Anche se solo uno dei brani risulta essere completamente improvvisato e attribuito congiuntamente ai tre musicisti, lungo tutto l'album si osserva il desiderio di affrancarsi dalle strutture ritmico-armoniche, suonando in maniera libera ma comunque organizzata. Ciò è soprattutto evidente nei due brani firmati da Baron, forse uno dei pochi batteristi pienamente a suo agio in questo tipo di situazioni grazie a una sensibilità musicale non comune, ma anche in "December Greenwings," una vecchia composizione del bassista, e nei due brani di Peacock posti in apertura e chiusura del disco. Più tradizionale l'approccio nei due titoli associati a Bill Evans, "Blue in Green" e "Spartacus," mentre "Rumblin'" (che evoca lo spirito di Ornette Coleman), "Tempei Tempo" e "Talkin' Blues," unica composizione firmata da Copland, si sviluppano sopra un tempo più regolare.

Con questo suo lavoro Peacock dimostra che non si è ancora stancato di esplorare e sperimentare come faceva agli inizi della sua carriera quando accompagnava Albert Ayler e Don Cherry, e che è anche grazie al suo contributo che il jazz moderno è cresciuto trovando sempre nuove strade e modi di espressione. Certo, quando si viaggia insieme a compagni altrettanto aperti, ricettivi e stimolanti come sono Copland e Baron è più facile realizzare opere ricche come questa, che per essere apprezata pienamente richiede da parte dell'ascoltatore la stessa voglia di scoprire messa in mostra dai musicisti.

CD della settimana.

Track Listing: Contact; December Greenwings; Tempei Tempo; Cauldron; Spartacus; Empty Forest; Blue in Green; Rumblin; Talkin’ Blues; In and Out; Tangents.

Personnel: Gary Peacock: double-bass; Marc Copland: piano; Joey Baron: drums.

Title: Tangents | Year Released: 2017 | Record Label: ECM Records

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