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Arve Henriksen: Strjon

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Ci sono alcuni punti di riferimento che sembrano imprescindibili per molti musicisti scandinavi: in primis un profondo senso di attaccamento alla natura, a "quella" natura così suggestiva e dilatata, fatta di luce e buio, di spazio e di vento, in grado di dialogare con l'ispirazione e fornire a essa gli spazi per distendersi.

È una considerazione che emerge con una certa chiarezza anche dal nuovo lavoro solista del trombettista norvegese Arve Henriksen - recentemente intervistato da AllAboutJazz Italia [clicca qui per leggere l'intervista] - Strjon, disco che a differenza del precedente Chiaroscuro parte da alcune strutture date [spunti melodici risalenti anche alla giovinezza del musicista] per costruire una ricognizione emotiva, prima ancora che ambientale, della sua città natale, Stryn, il cui nome medievale era appunto Strjon.

Con Henriksen ci sono due collaudati compagni di avventura come il tastierista Ståle Storløkken e il chitarrista Helge Sten, suoi partner anche nei Supersilent, quasi telepatici nel seguire il trombettista dentro sonorità intime e avvolgenti, a volte spettrali, altre rasserenanti, sempre evocative di sensazioni e di luoghi - i titoli delle singole tracce sono piuttosto eloquenti - in cui il silenzio regna e di conseguenza ogni suono che invade il suo reame lo fa con il rispetto che si deve alla corona.

Troviamo così il suono di Henriksen, come al solito elaborato in modo da soffiare come un flauto dell'estremo oriente, quartomondista di ascendenza hasselliana, pronto a mimetizzarsi dentro le tessiture degli altri strumenti, baluginante sui margini di maree lente, appena increspate da un ronzio, raramente da quello che si possa identificare come un ritmo.

Una musica che si muove sul binario dell'intimità, di quella malinconia che è sempre più, nella nostra contemporaneità, una nozione dell'irrilevanza della propria azione [chi si trova di fronte a un paesaggio norvegese se ne accorge con stordente evidenza], di quello che per abitudine e pigrizia si definisce talvolta come un "mistisicmo" di matrice naturalistica e che invece è più da ascriversi a un onesto realismo dei sensi, inquieti e desiderosi di svuotarsi.

Detto questo, non è scontato che infilato il dischetto nel lettore, tutte queste sensazioni si sprigionino istantaneamente: in questo linguaggio sonoro si richiede una certa "attitudine" di ascolto, atteggiamento che si rende necessario sia per arginare un po' di noia che alla lunga affiora, sia per cercare nei dettagli quelle pagliuzze luminose che cadono dalla tromba del leader.

Attrezzarsi.

Track Listing: Evocation; Black Mountain; Ascent; Leaf and Rock; Ancient and Accepted Rite; Twin Lake; Green Water; Alpine Pyramid; Wind and Bow; Strjon; Glacier on Descent; In the Light.

Personnel: Arve Henriksen: trumpet, voice, keyboards, electronics; Ståle Storløkken: keyboards; Helge Sten: guitars, bow.

Title: Strjon | Year Released: 2007 | Record Label: Rune Grammofon

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