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Muhal Richard Abrams - George Lewis - Roscoe Mitchell: Streaming

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Penso che il modo migliore - o perlomeno quello che al tempo stesso consente di godere della musica con la massima apertura e non cadere in possibili cliché d'ascolto - per accostarsi alla musica del trio formato da Muhal Richard Abrams, George Lewis e Roscoe Mitchell sia quello di metabolizzare in modo molto sincero le diverse sensazioni, i dubbi dell'ascolto, per rinnovare quel patto di fiducia reciproca con la musica improvvisata senza cui la stessa pratica sarebbe forse privata di gran parte del suo senso.

Quando all'interno dell'acclamata Biennale del 2003, Uri Caine riuscì a [ri]unire questi tre giganti della musica improvvisata di Chicago, l'impressione fu quella - forse mai confessata scopertamente - che l'esito dell'incontro, pur notevole, non fosse sostanzialmente diverso da tante altre felici improvvisazioni di artisti sia americani che europei.

Esiste, sarebbe sciocco negarlo, anche all'interno delle più libere esplorazioni sonore, una possibile prevedibilità di sviluppo [o di non sviluppo] della materia musicale, un terreno comune che nel caso della generazione dell'AACM di Abrams e Mitchell - Lewis ne è leggermente posteriore - si è snodato spesso sulla ricerca timbrica.

D'altronde a musicisti che da quarant'anni sono maestri nel fare questo, sarebbe ingiusto chiedere il contrario: ecco dunque che, ritrovatisi in studio nel gennaio del 2005, i tre jazzisti - che in passato hanno condiviso molti progetti creativi - hanno continuato a portare avanti il loro vocabolario instabile e le impervie geometrie.

Cinque lunghe improvvisazioni, una fiducia totale in quello che l'altro può rispondere allo stimolo proposto: ecco che come in un rituale alchemico, la materia, il suono viene trattato dai tre improvvisatori con ogni attenzione, portandolo lentamente a ebollizione, scindendone le molecole, cambiandone le proprietà con gestualità inesorabile.

Se l'iniziale "Scrape" esplora differenti possibilità di interazione, è l'inquietante "Bound" a catturare l'attenzione, grazie all'utilizzo del laptop da parte di Lewis, per un suono ronzante e dettagliato che risulta inequivocabilmente ammaliante. Più "tradizionale" il dialogo tra trombone e pianoforte che apre "Dramaturns", la cui dinamica narrativa viene però screziata ancora una volta dall'elettronica in un avvolgersi livido e angosciato da cui Abrams emerge con accordi reiterati quasi di sapore minimalista.

Non mancano ovviamente, come nella migliore linea di tradizione AACM, piccole percussioni a interpretare quel respiro magico che spesso funge da porta d'accesso alla musica e che invece qui emerge a un certo punto, quasi a farci percepire meglio che le prospettive di questo triangolo sonoro sono - fortunatamente - sorprendenti.

Respira davvero la musica in questa seconda parte del disco: in "Soundhear" diventa materia granulosa e volatile, dentro cui si tuffano richiami di uccelli e suoni alieni, assume connotati fortemente testurali, quasi ambientali, lasciando alla conclusiva "Streaming" il compito di sciogliere le idee nel gioco dei tre strumenti.

Si arriva dunque alla fine del disco, dopo oltre settanta minuti [ma non sarà un delitto, nell'era dell'ascolto frettoloso, anche gustarsi le tracce una per volta] con la sensazione che Muhal Richard Abrams, George Lewis e Roscoe Mitchell siano riusciti ancora una volta a creare un persistente incanto sonoro. Senza tradire la propria storia, ma immettendo grazie a Lewis delle sonorità elettroniche credibili e di stimolante estraneità, i tre musicisti stringono un'alleanza con il suono che ha qualcosa di magico e intimamente irrisolto. Vale la pena.

Track Listing: 01. Scrape - 10:02; 02. Bound - 11:02; 03. Dramaturns - 18:27; 04. Soundhear - 16:36; 05. Streaming - 17:34.

Personnel: Muhal Richard Abrams (pianoforte, campanaccio, flauto di bambù, percussioni); George Lewis (trombone, laptop); Roscoe Mitchell (sax soprano, sax contralto, percussioni).

Title: Streaming | Year Released: 2007 | Record Label: Pi Recordings

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